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Un 2012 contraddittorio per il cinema italiano

Aumento del numero di produzioni, da una parte, e calo del consumo del cinema in sala dall’altra. Sono i trend principali che hanno interessato il settore della settima arte secondo l’ultimo Rapporto della Fondazione Ente dello Spettacolo sul Mercato e l’Industria del Cinema in Italia.

Intervista a Dario Viganò, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo. A cura di Laura Croce.
Intervista a Lionello Cerri, presidente ANEC. A cura di Laura Croce.

“È un periodo di crisi che non perseguita solo l’Italia ma anche l’Europa – ha ricordato Viganò - mentre a livello mondiale sono scomparse alcune grandi  compagnie quali Kodak, Technicolor, Blockbuster, che hanno fatto la storia del cinema”. Nonostante questo quadro, su cui incombe anche “lo spettro di nuovi tagli” al sostegno pubblico, la crescita nel numero di film dimostra “il consolidamento delle strutture produttive”, sempre più in grado non solo di accedere agli incentivi di natura fiscale, ma anche di attrarre capitali privati in risposta alla contrazione delle risorse pubbliche. Altro fenomeno rilevante evidenziato da Viganò, una riduzione del consumo di cinema in sala indicata dalla contrazione del 7,95% negli incassi complessivi del 2012, cui però non è corrisposta una riduzione del cinema in generale. Il numero dei passaggi televisivi dei prodotti cinematografici è salito ad esempio dai 40 mila del 2007 a quasi 69 mila, senza contare tutte le altre possibilità di fruizione offerte dalle nuove piattaforme online dedicate al video on demand.

Tra le sfide ancora in cima all’agenda del mercato, compare poi lo switch off verso il digitale, per cui il presidente degli esercenti Anec, Lionello Cerri, ha auspicato una proroga oltre il termine ultimo, attualmente fissato a inizio 2014. “Il digitale vuol dire multiprogrammazione”, ha detto Cerri, e perciò nuove opportunità di sfruttamento e valorizzazione della sala, anche come luogo per l’organizzazione di eventi di un certa portata. A circa sei mesi dalla scadenza per la conversione definitiva alla nuova tecnologia, tuttavia, rimane scoperto ancora il 40% delle sale, per lo più monoschermi di prossimità. Quelli, cioè, che maggiormente fungono da presidio della socialità e della formazione a un certo tipo di prodotto meno commerciale.

Paolo Del Brocco, Ad di Rai Cinema, da parte sua ha sottolineato la crescente importanza del video on demand per cominciare a recuperare parte dei mancati introiti causati dalla contrazione dell’home video. Ma a preoccupare Del Brocco è soprattutto la mancanza di una progettualità per la cultura come quella che caratterizza invece il modello francese, inclusa la certezza delle forme di finanziamento e sostegno pubblico, la lotta alla pirateria, il cinema nelle scuole e la rieducazione dei gusti del pubblico anche tramite la programmazione televisiva.

Paolo Protti ha poi illustrato alcuni dei risultati del programma a sostegno dell’esercizio Schermi di Qualità, di cui è presidente del Comitato di Gestione, che nell’ultima edizione ha riguardato più di 500 sale trasversali a tutte le tipologie di cinema e diffuse su tutto il territorio nazionale. Nicola Borrelli, DG Cinema del Mibac ha pure sottolineato nuovamente l’importanza di un intervento pubblico nel settore, partendo dalla questione dell’eccezione culturale. Tema ultimamente molto discusso a causa dei negoziati USA-Europa sul libero scambio, e che proprio la settimana scorsa ha visto la vittoria della posizione sostenuta da paesi come la Francia, schierati contro l’inclusione dell’audiovisivo tra i settori oggetto delle trattative con il partner commerciale d’Oltreoceano.

LAURA CROCE

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Favicon scritto da Laura Croce il 19.06.2013 alle 13:17