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James Gandolfini: Tony Soprano per sempre

Scompare a Roma, a soli 51 anni, il protagonista de I Soprano in tv. Straordinario attore, faccia indimenticabile, non del tutto valorizzato dal cinema.

Per continuare a tenere avvinta una vastissima platea, la fiction televisiva americana deve per forza andare incontro a periodiche riforme interne, variazioni, perturbanti iniezioni di nuovo e diverso. Forti di un modello produttivo, commerciale e fruitivo inattaccabile, i creativi della tv a stelle e strisce sono riusciti a rinnovarsi e riconquistare sempre il proprio pubblico mondiale. Sempre sul filo gattopardesco del “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. In mezzo a queste nuove istanze, appare come primo prodotto di nuova ideazione I Soprano nel 1999, destinato a un successo enorme di pubblico e di critica, considerato da alcuni osservatori addirittura il prodotto più importante della storia della serialità americana. Nel ruolo del protagonista venne chiamato un non conosciutissimo attore, James Gandolfini, che aveva alle spalle una già cospicua filmografia ma sempre in ruoli di secondo piano, tanto che riscorrendo oggi, nella triste e scioccante occasione della sua scomparsa a soli 51 anni, la lista dei titoli a cui ha preso parte, si fa davvero fatica a ricostruire i suoi esordi prima dello strepitoso successo televisivo. I nomi degli autori con cui ha collaborato sono tanti e di spessore: Sidney Lumet, Anthony Minghella, Barry Sonnenfeld, addirittura anche Alain Corneau e Alex de la Iglèsia, per il quale partecipò al cult Perdita Durango. Poi arrivò la grande occasione, la chiamata per uno dei ruoli più controversi e prismatici della storia televisiva americana: quel Tony Soprano boss mafioso colto da attacchi di panico che va dalla psicanalista, sempre sul filo tra ironia, adesione emotiva ed efferata violenza.

Fu proprio questo sulle prime a turbare molto la critica e il pubblico che accolsero I Soprano, ovvero la sagace disinvoltura con cui si portava in tv una famiglia mafiosa, trattata con toni narrativi svarianti e mutevoli. Il modello dichiarato dell’ideatore David Chase era infatti l’universo espressivo di Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese, che aveva dato vita a un inarrestabile flusso audiovisivo in cui comico, drammatico, violento e “folklore antropologico” convivevano senza troppe scosse. La prova di Gandolfini fu straordinaria, capace di reggere senza eccessivo disagio ben sei stagioni seriali. Curiosamente, il successo riscosso negli Stati Uniti non si ripeté facilmente nel resto del mondo, e nemmeno in Italia (la serie finì programmata in seconda serata su Canale 5), tanto che da noi con ogni probabilità il pubblico popolare ricorderà più facilmente Gandolfini per le prove cinematografiche a cui il clamore di I Soprano lo condusse successivamente. E ricorderà la sua faccia, difficilmente il suo nome. Fatta eccezione per lo splendido L’uomo che non c’era dei fratelli Coen e il recente Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow (e, nell’ambito del bizzarro simpatico, Romance & Cigarettes di John Turturro, di cui Gandolfini fu protagonista), è difficile trovare infatti un’opera davvero memorabile nelle sue partecipazioni per il cinema. Tuttavia, Tony Soprano basta e avanza, diremmo, dal momento che quel personaggio ha proiettato Gandolfini nell’immanenza della storia della televisione.

MASSIMILIANO SCHIAVONI

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