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Violeta Parra Went to Heaven

Dopo un acclamato passaggio al Sundance esce miracolosamente anche in Italia il biopic del cileno di Andrés Wood.

Scheda film informazioni

Giugno è ormai alle spalle, una delle più deludenti stagioni cinematografiche si sta per chiudere. Eppure, per fortuna, possiamo ancora scrivere di film che sarebbe bene andare a vedere, uscendo di casa, pagando un biglietto, sedendosi in una sala cinematografica. Violeta Parra Went to Heaven è la biografia intensa e anticonformista che il cileno Andrés Wood dedica a una delle figure più significative della storia recente del Cile, ispirandosi al libro dallo stesso titolo scritto da uno dei figli della donna.

Senza preoccuparsi della ricostruzione pedissequa della linea degli eventi, senza curarsi troppo del rispetto per l’aderenza ai fatti realmente accaduti, Wood scompagina la pila di materiali che costituiscono la vita breve e prolifica della cantante, musicista, etnomusicologa e pittrice Violeta Parra e li rimonta in un musical che non è un musical, un biopic che non segue i dettami del genere biografico, in un racconto intenso ed ellittico che procede per intrecci temporali, deviazioni, anticipazioni, ripetizioni, ricordi e visioni. Le canzoni, i dipinti, la musica, la danza, le parole pronunciate in pubblico e le passioni consumate in privato si allungano luna sull’altra, sovrapponendosi, confrontandosi le une con gli altri, commentandosi, illustrandosi, illuminandosi e rilanciandosi a vicenda, tessendo una trama che è racconto senza esser narrazione, che è ritratto senza esser ricostruzione, che mette in scena la storia di una donna vissuta realmente senza nessun accento didattico, senza correre mai il rischio di essere encomiastici o apologetici, senza la paura vigliacca di riscrivere con il discorso di un film la vita di una persona. Succede così che si arriva ai titoli di coda senza aver chiaro il filo cronachistico del chi ha fatto cosa quando dove e perché, ma – anche grazie a Francisca Gavilán, un’interprete protagonista davvero impressionante –  con un’immagine chiara e un’emozione forte sulla figura piccola ma intensissima di questa donna libera e vera, con un’idea precisa del suo istinto musicale, del suo modo di pensare e di cantare, della sua passione per la politica e per la vita.

 

SILVIO GRASSELLI

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Recensionescritta da Silvio Grasselli

Giugno è ormai alle spalle, una delle più deludenti stagioni cinematografiche si sta per chiudere. Eppure, per fortuna, possiamo ancora scrivere di film che sarebbe bene andare a vedere, uscendo di casa, pagando un biglietto, sedendosi in una sala cinematografica. Violeta Parra Went to Heaven è la biografia intensa e anticonformista che il cileno Andrés Wood dedica a una delle figure più significative della storia recente del Cile, ispirandosi al libro dallo stesso titolo scritto da uno dei figli della donna.

Senza preoccuparsi della ricostruzione pedissequa della linea degli eventi, senza curarsi troppo del rispetto per l’aderenza ai fatti realmente accaduti, Wood scompagina la pila di materiali che costituiscono la vita breve e prolifica della cantante, musicista, etnomusicologa e pittrice Violeta Parra e li rimonta in un musical che non è un musical, un biopic che non segue i dettami del genere biografico, in un racconto intenso ed ellittico che procede per intrecci temporali, deviazioni, anticipazioni, ripetizioni, ricordi e visioni. Le canzoni, i dipinti, la musica, la danza, le parole pronunciate in pubblico e le passioni consumate in privato si allungano luna sull’altra, sovrapponendosi, confrontandosi le une con gli altri, commentandosi, illustrandosi, illuminandosi e rilanciandosi a vicenda, tessendo una trama che è racconto senza esser narrazione, che è ritratto senza esser ricostruzione, che mette in scena la storia di una donna vissuta realmente senza nessun accento didattico, senza correre mai il rischio di essere encomiastici o apologetici, senza la paura vigliacca di riscrivere con il discorso di un film la vita di una persona. Succede così che si arriva ai titoli di coda senza aver chiaro il filo cronachistico del chi ha fatto cosa quando dove e perché, ma – anche grazie a Francisca Gavilán, un’interprete protagonista davvero impressionante –  con un’immagine chiara e un’emozione forte sulla figura piccola ma intensissima di questa donna libera e vera, con un’idea precisa del suo istinto musicale, del suo modo di pensare e di cantare, della sua passione per la politica e per la vita.

 

SILVIO GRASSELLI

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