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I confini dentro e fuori la Siria nel film di Alessio Cremonini

Border di Cremonini racconta il viaggio di due sorelle per fuggire dal regime siriano. Presentato fuori concorso al Festival di Roma.

Intervista ad Alessio Cremonini a cura di Emanuele Rauco

Raccontare il dramma della guerra civile siriana tra documentario e narrazione: è l’obiettivo di Border, film di Alessio Cremonini presentato fuori concorso al Festival del Film di Roma. Border racconta la storia di due sorelle durante i primi tumulti contro il regime in Siria la cui vita cambia quando incontrano un ribelle. La scelta tra indifferenza e consapevolezza passa per un viaggio che le dovrebbe condurre in Turchia, oltre confine. Un viaggio pericolosissimo.
Scritto da Cremonini con Susan Dabbous, rapita dai miliziani durante la preparazione del film, Border è un dramma che racconta i confini della Siria, quelli politici e fisici (la parte clou è ambientata in un bosco sulla costiera), ma anche quelli tra Bene e Male, tra integralismo islamico e libertà, tra aderire al potere e ribellarsi. Girato da attori e maestranze prevalentemente siriane, il film mette in scena una storia vera che attraverso la cura delle ambientazioni e attori non professionisti, tra cui spiccano le sorelle interpretate da Dana Keilani e Sara El Debuch, sembra una fetta di realtà di una paese in cui ogni giorno muoiono quasi 100 persone per cause direttamente o indirettamente legate alla guerra civile. Una situazione agghiacciante, in cui il potere diventa schiacciante e che il cinema non può correggere, ma su cui ha il dovere di fare luce.

EMANUELE RAUCO

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