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Gianni Amelio presenta il suo viaggio nell’omosessualità

Dopo Berlino, Amelio presenta a Roma Felice chi è diverso, il documentario che racconta il modo in cui la cultura dominante ha visto il mondo gay

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Dopo la presentazione al Festival di Berlino, Gianni Amelio ha presentato a Roma Felice chi è diverso, documentario tra interviste e filmati di repertorio che  il regista calabrese ha realizzato a partire dai filmati dell’Istituto Luce e della RAI per riflettere sull’omosessualità e i media dal fascismo agli anni ’80: per dare ancora più corpo, Amelio ha intervistato 20 persone che hanno raccontato la propria esperienza con l’omosessualità, quando ancora essere gay era non solo un peccato, ma una malattia sociale e mentale impronunciabile. Quanto è cambiato e quanto è rimasto uguale dalla negazione di Mussolini alla derisione fino alla presunta libertà odierna?
E’ l’interrogativo più o meno retorico su cui Amelio si è basato nell’assemblare il materiale per questo film che più che l’atto d’accusa verso la mentalità che i media riflettono e diffondono è un’analisi di certi meccanismi del pensiero, per riflettere soprattutto sull’oggi: “Vorrei che questo – dice Amelio – fosse l’ultimo documentario sull’argomento. Ma non credo sarà così”. Oltre a illustrare la percezione della comunità verso il mondo gay e l’essere omosessuale, Felice chi è diverso segue le vicende dei personaggi per raccontare anche come la cultura gay è cambiata al suo interno, come si è evoluta e come la paura ha spesso impedito il miglioramento delle condizioni culturali e sociali. Senza sensazionalismi, ma con la speranza rivolta ai giovani e, come ha dichiarato Amelio in conferenza stampa, anche a un Papa che ha ammesso di non essere nessuno per giudicare un omosessuale.

EMANUELE RAUCO

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Recensionescritta da Emanuele Rauco
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Intervista a Gianni Amelio a cura di Emanuele Rauco

Dopo la presentazione al Festival di Berlino, Gianni Amelio ha presentato a Roma Felice chi è diverso, documentario tra interviste e filmati di repertorio che  il regista calabrese ha realizzato a partire dai filmati dell’Istituto Luce e della RAI per riflettere sull’omosessualità e i media dal fascismo agli anni ’80: per dare ancora più corpo, Amelio ha intervistato 20 persone che hanno raccontato la propria esperienza con l’omosessualità, quando ancora essere gay era non solo un peccato, ma una malattia sociale e mentale impronunciabile. Quanto è cambiato e quanto è rimasto uguale dalla negazione di Mussolini alla derisione fino alla presunta libertà odierna?
E’ l’interrogativo più o meno retorico su cui Amelio si è basato nell’assemblare il materiale per questo film che più che l’atto d’accusa verso la mentalità che i media riflettono e diffondono è un’analisi di certi meccanismi del pensiero, per riflettere soprattutto sull’oggi: “Vorrei che questo – dice Amelio – fosse l’ultimo documentario sull’argomento. Ma non credo sarà così”. Oltre a illustrare la percezione della comunità verso il mondo gay e l’essere omosessuale, Felice chi è diverso segue le vicende dei personaggi per raccontare anche come la cultura gay è cambiata al suo interno, come si è evoluta e come la paura ha spesso impedito il miglioramento delle condizioni culturali e sociali. Senza sensazionalismi, ma con la speranza rivolta ai giovani e, come ha dichiarato Amelio in conferenza stampa, anche a un Papa che ha ammesso di non essere nessuno per giudicare un omosessuale.

EMANUELE RAUCO

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