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Una sedia per ricordare Carlo Mazzacurati

Mastandrea, Ragonese e Battiston hanno presentato alla stampa La sedia della felicità, ultima commedia avventurosa di Mazzacurati. Li abbiamo intervistati

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Sarà ricordato nel modo peggiore La sedia della felicità, come l’ultimo film di Carlo Mazzacurati, regista padovano morto a gennaio all’età di 57 anni. Ma gli interpreti Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese e Giuseppe Battiston hanno cercato di illuminare la presentazione alla stampa non come una veglia funebre, ma un ricordo giocoso, festoso, coerentemente con il film che racconta di Bruna e Dino, due lavoratori precari che potrebbero cambiare le proprie vite se solo mettessero le mani su una sedia preziosa, che nasconde un tesoro: ma non sono gli unici a cercarla.
Una commedia avventurosa, che sembra una versione leggera della Lingua del santo, in cui la caccia al tesoro si sposa con una lieve riflessione sui nostri tempi, in cui l’onesto lavoro pare impossibile. Un film testamento si potrebbe dire, e sembra vero a pensare che Mazzacurati ha voluto con sé in vari cameo, gli attori che lo hanno circondato per una vita: Battiston, certo, ma anche Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando, per un girotondo e un saluto. Ma La sedia della felicità è la testimonianza del cinema del regista, che ha consapevolmente scelto di congedarsi dal suo pubblico con un film senza malinconie, leggero, comico e allo stesso tempo non banale. Il miglior modo per dire addio a Mazzacurati e sentirne già la mancanza.

EMANUELE RAUCO

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Recensionescritta da Emanuele Rauco
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Interviste i protagonisti raccontano

Intervista a Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese e Giuseppe Battison a cura di Emanuele Rauco

Sarà ricordato nel modo peggiore La sedia della felicità, come l’ultimo film di Carlo Mazzacurati, regista padovano morto a gennaio all’età di 57 anni. Ma gli interpreti Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese e Giuseppe Battiston hanno cercato di illuminare la presentazione alla stampa non come una veglia funebre, ma un ricordo giocoso, festoso, coerentemente con il film che racconta di Bruna e Dino, due lavoratori precari che potrebbero cambiare le proprie vite se solo mettessero le mani su una sedia preziosa, che nasconde un tesoro: ma non sono gli unici a cercarla.
Una commedia avventurosa, che sembra una versione leggera della Lingua del santo, in cui la caccia al tesoro si sposa con una lieve riflessione sui nostri tempi, in cui l’onesto lavoro pare impossibile. Un film testamento si potrebbe dire, e sembra vero a pensare che Mazzacurati ha voluto con sé in vari cameo, gli attori che lo hanno circondato per una vita: Battiston, certo, ma anche Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando, per un girotondo e un saluto. Ma La sedia della felicità è la testimonianza del cinema del regista, che ha consapevolmente scelto di congedarsi dal suo pubblico con un film senza malinconie, leggero, comico e allo stesso tempo non banale. Il miglior modo per dire addio a Mazzacurati e sentirne già la mancanza.

EMANUELE RAUCO

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