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Venezia 71, tre e mezzo i film italiani in concorso e molto cinema nostrano

Martone, Costanzo e Munzi più Ferrara con il film su Pasolini in concorso in una Mostra di Venezia che cerca sorprese e pluralità di linguaggi. Intervista al direttore artistico Alberto Barbera

Intervista ad Alberto Barbera a cura di Emanuele Rauco

Come anticipato ieri, saranno tre (e mezzo) i film italiani in concorso alla 71^ Mostra del Cinema di Venezia (27 agosto-6 settembre), il cui programma è stato svelato oggi a Roma dal presidente della Biennale Paolo Baratta e dal direttore della Mostra Alberto Barbera: Il giovane favoloso di Mario Martone (con Elio Germano nel ruolo di Leopardi), Anime nere di Francesco Munzi (cruda storia criminale dei giorni nostri) e Hungry Hearts di Saverio Costanzo (drammatica storia di maternità girata a New York). E poi c’è Pasolini, l’atteso film di Abel Ferrara con Willem Defoe, italiano solo in piccola parte produttiva, ma nostrano nello spirito del personaggio e dei suoi autori. 20 i film in concorso, tra cui l’apertura Birdman di Inarritu, che puntano a sorprendere con nomi imprevisti e capaci di sorprendere, come il kolossal epico The Cut di Fatih Akin, il ritorno di Al Pacino (anche fuori concorso con The Humbling) protagonista di Manglehorn di David Gordon Green, Good Kill di Andrew Niccol sull’uso dei droni, il documentario The Look of Silence di Joshua Oppenheimer, prosecuzione della riflessione sul genocidio indonesiano fatta con lo splendido The Act of Killing e l’esordio in concorso di Tsukamoto Shinya con Fires on the Plain.
Ma anche nelle altre sezioni non mancano i nomi importanti, tra cui molti italiani: fuori concorso verranno presentati Perez di Edoardo De Angelis, La zuppa del demonio, documentario di Davide Ferrario, La trattativa di Sabina Guzzanti, Italy in a Day di Gabriele Salvatores, oltre a molti grandi autori internazionali come Bogdanovich (che ritorna alla regia dopo anni con una commedia nel suo stile “lubitschiano”), Joe Dante, James Franco, Ann Hui (autrice del film di chiusura The Golden Era), Manoel De Oliveira, Ulrich Seidl e Lars Von Trier, che presenterà il director’s cut di Nymphomaniac vol. II.

E anche Orizzonti, dedicata al cinema di ricerca o comunque meno inquadrabile, ha la sua buona dose di italiani, dall’esordio di Michele Alhaique (Senza nessuna pietà) a Renato De Maria (La vita oscena) fino a Franco Maresco (Belluscone, una storia siciliana) e fuori competizione Io sto con la sposa, documentario italo-palestinese finanziato con il crowdfunding, oltre al nuovo corto animato di Simone Massi, autore della locandina di Venezia 71 e della sigla. All’interno della sezione si trovano anche  le nuove opere di Benoit Delépine e Gustave Kervern, Quentin Dupieux, Hong Sangsoo, Mohsen Makhmalbaf (che aprirà la sezione), Ami Canaan Mann.
Quella del 2014 si annuncia un’edizione che ha capitalizzato le transizioni passate per puntare su rinnovamento: dei luoghi, innanzitutto, con una sala Darsena più grande e collegata direttamente alla sala grande, in modo da presagire un futuro nuovo palazzo del cinema, le altre sale restaurato o ampliate, e i collegamenti sviluppati, ma soprattutto nella linea editoriale: trovandosi in un momento in cui le produzioni importanti mettono da parte i festival per i film più blasonati, preferendo altri tipi di marketing oppure per giocare in casa, come con New York e Toronto, Barbera e compagni di selezione hanno ampliato spettri di ricerca, uscendo da qualche schema facile o consolidato per rischiare con cinematografie poco note (40 i paesi rappresentati) e nomi che puntano alla sorpresa. D’altronde è quello che una Mostra di cinema dovrebbe fare sempre.

EMANUELE RAUCO

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