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Astro Boy

Dal manga di Tezuka Osamu, arriva l’ennesimo film di animazione penalizzato dal doppiaggio italiano

17/12/09 – “Astro Boy” racconta la storia di un piccolo robot con poteri speciali e in Giappone è un manga molto popolare, inventato da Tezuka Osamu nel 1951; ha ottenuto un notevole successo sia come fumetto che come serie televisiva animata, a cui sono seguite diverse altre edizioni sia nel Paese di origine sia negli Stati Uniti. Nel 2004, il robot è stato insignito della Hall of Fame dei Robot (al fianco del mitico C-3PO di “Guerre stellari”). Ora diventa un film di produzione americana, scritto (con Timothy Harris) e diretto da David Bowers (autore del simpatico “Giù per il tubo), ma doppiato in italiano da Silvio Muccino, Carolina Crescentini e il Trio Medusa. Ahi noi!

Nella fantomatica e fantascientifica Metro City, il dottor Tenmo decide di creare un robot, che in seguito si farà chiamare Astro, identico al geniale e amato figlioletto ucciso. La macchina, oltre ai ricordi del defunto bambino, viene dotata di straordinari superpoteri, che gli consentiranno di sopravvivere a qualsiasi incidente e tragedia. Purtroppo la presenza di Astro invece di diminuire il dolore dello scienziato, lo moltiplica. Il piccolo è così costretto ad andare via, ad accettare la realtà di non essere umano e a combattere contro il malvagio presidente della città, Stone, che si vuole impossessare della sua energia.

astro boyPer certi versi, la storia ricorda quella di Pinocchio, che deve affrontare mille peripezie prima di potersi ricongiungere all’amato padre che lo ha creato, per altri aderisce perfettamente allo stile dei manga giapponesi, mentre alcune scene, quelle con i bambini della Terra, riportano alla mente i meccanismi narrativi di “August Rush” (con cui trova una strana coincidenza nel protagonista, quel Freddie Highmore che in questo caso è la voce inglese del piccolo Astro). In realtà, il suo sviluppo principale cavalca l’onda di una fantascienza tradizionale attraverso la quale si narra di due mondi differenti, di solidarietà, affetti, amicizie, valori famigliari e politica. Di conseguenza, tutta l’estetica dei film di genere anni Settanta qui si ripresenta trasudando azione sin dai titoli di testa e da una colonna sonora smisuratamente frastornante, non priva di una certa dose di pacchianeria, eppure affascinate. “Astro Boy”, rivelandosi un film d’animazione classico, si presenta come una mescolanza della tecnica del disegno giapponese con gli elementi della cultura occidentale (anche Dickens è stato tirato giù dallo scaffale), a cui Tezuka Osamu stesso rivelò di essersi ispirato. Il film è piacevole e divertente, ma in alcuni momenti cede il passo ad una retorica stantia e a toni didascalici. Colpa anche del pessimo doppiaggio italiano diviso fra le spiccate e involontarie sfumature di accenti romani, dall’EUR ai Parioli, qualche spezzone di puro stile radiofonico, e lagnose ripetizioni (quel “bapà!” ripetuto per mezzo film probabilmente non lo si dimenticherà mai!), che irritano e affossano un film d’animazione di media qualità e che certo non brilla nei sempre più alti livelli di estetica e scrittura filmica di questo genere cinematografico, dove la parola sceneggiatura dovrebbe indicare ben altre cose.

(ERMINIO FISCHETTI)

Titolo originale: Astro Boy
Produzione: USA, 2009
Regia: David Bowers
Cast (voci italiane): Silvio Muccino, Carolina Crescentini, Trio Medusa;
Durata: 94’
Genere: animazione
Distribuzione: Eagle Pictures
Data di uscita: 18 dicembre 2009

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