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Baciami ancora

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Scene madri e viscere di fuori

29/01/10 – Dopo due film di successo, ma anche un pilota e un film tv fallimentari, che nessuno vi farà mai vedere in Italia, torna il baluardo del cinema medio italiano, Gabriele Muccino torna in patria per riportare alla luce il film che, dieci anni fa, lo lanciò al pubblico italiano e non solo, raccontando cosa succede ai personaggi una decade dopo. Ma i limiti del suo cinema, nonostante la parentesi oltreoceano, si sono gonfiati e con lui le necessità di un film del genere.

baciami ancoraAdriano torna dalla Colombia dopo aver passato due anni in carcere; i suoi amici lo aspettano e con loro i problemi che si sono portati dietro: Carlo colleziona donne, ma ama ancora Giulia che però si è rifidanzata, Marco ha paura che Veronica lo tradisca, finchè lei non lo fa, Livia vorrebbe ricominciare la sua vita col depresso Paolo, ma il ritorno di Adriano sconvolge tutto. Storielline di corna, ritorni e dolci attese che la sceneggiatura del regista allunga per due ore e venti, girando intorno ai soliti temi, senza nemmeno più lo sguardo sulla realtà. Aperto e chiuso dalla solita voce off di Carlo, il film sembra abbandonare sia le velleità sociologiche del film (dei film) precedente, sia le ambizioni di racconto sentimentale sullo sfondo del declino di una generazione (e sì che la tagline recita “la storia di tutte le storie d’amore”) per decantare una serie di scene madre in cui, con vena da rivista teatrale, si mettono in gioco e in luce esclusivamente i corpi e le voci dei loro attori, più che dei loro personaggi; ovviamente tutti guidati dall’enfasi mal riposta che pare l’unica chiave stilistica possibile per il regista, non solo nelle urla continue che reggono la messinscena, ma soprattutto per l’immaginario patinato che regge le scene più evocative (campi di grano in controluce, per dirne una, o corse sotto la pioggia).

Senza soffermarsi troppo sulle soluzioni semplici e conformiste adottate, Muccino riesce a sprecare la scelta interessante di spostare l’interesse dagli uomini mai cresciuti alle scelte difficili che devono affrontare le donne a ogni età e il senso di morte inscritto nel racconto con l’uso di facili simbolismi e di un product placement ridicolmente sfacciato (specie perché piazzato in una scena chiave della vicenda), riducendo la propria idea di cinema al riciclo di elementi del film originario, come il montaggio iniziale o l’autocitazione di Paolo Buonvino in colonna sonora. Come detto precedentemente, l’unica ragione filmica d’esistenza è il corpus degli attoriali che offre prove esagitate, ma convincenti e che ha nelle retrovie coperte da Pierfrancesco Favino e Valeria Bruni Tedeschi le sue armi migliori.

Concedeteci una nota umoristica per chiudere: Domenico Procacci ha annunciato che questo sarà il primo film italiano distribuito al cinema con sottotitoli per non udenti. Ma vi garantiamo che non ce ne sarebbe bisogno, visti i decibel raggiunti in ogni scena.

EMANUELE RAUCO



Produzione: Italia 2010
Regia: Gabriele Muccino
Cast: Stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, Marco Cocci, Sabrina Impacciatore, Daniela Piazza, Primo Reggiani, Francesca Valtorta, Adriano Giannini, Valeria Bruni Tedeschi
Durata: 130′
Genere: drammatico
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: 29 gennaio 2010

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Favicon scritto da Redazione il 29.01.2010 alle 09:32