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Io sono l’amore

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Manierismo senza sostanza

io sono l'amore17/03/10 – Gruppo di famiglia in un interno. La famiglia è quella dei Recchi, altolocato clan industriale milanese. Al vertice il patriarca Edoardo Sr. (Gabriele Ferzetti), i cui pensieri di anziano sono esclusivamente rivolti alla sua successione nella gestione degli affari; lo segue, in successione genealogica, il figlio Tancredi (Pippo Delbono), uomo di tempra quanto freddo e totalmente dedito al lavoro, infelicemente sposato con la russa Emma (Tilda Swinton), il cui aspetto algido nasconde un tumulto di passioni sopite destinate a riversarsi sulle classi subalterne. Infine i rampolli: il conservatore e accomodante Gianluca (Mattia Zaccaro); Edoardo Jr. (Flavio Parenti), il delfino, dalle vedute in apparenza più aperte e sufficientemente anticonformista da fidanzarsi con una ragazza povera ma bella, e Elisabetta (Alba Rohrwacher), l’unica femmina, che vive la propria agiatezza con distacco boho-lesbo-chic. Tra loro l’intruso Antonio (Edoardo Gabbriellini), cuoco di belle speranze, amico e aspirante partner in affari di Edoardo. L’interno è la sontuosa magione di famiglia, dove, tra saloni accoglienti, sempre pronti ad ospitare feste impeccabilmente organizzate dalla fedele governante Ida, e cucine attrezzate per offrire piatti da gourmet, si consumano, sopite da un’etichetta che impone sobrietà e aplomb in ogni situazione, le strategie di potere, le scalate sociali e gli immancabili tradimenti di questi gattopardi del ventunesimo secolo.

Presentato e accolto senza troppi entusiasmi alla 66esima Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione Orizzonti, “Io sono l’amore”, terzo lungometraggio di Luca Guadagnino, è un film pretenzioso e snob, tutto teso a un’esibizione virtuosistica che, in assenza di un discorso concreto da portare avanti, diviene manierismo autocompiaciuto e fine a se stesso. Apprezzabile in un primo momento, infatti, l’operazione vintage, al servizio di una regia che richiama la corrente moderna degli anni ’60 e le Nouvelle Vagues, ammiccando in direzione Visconti e Bergman, appare presto per quel che è: un elegante e asettico contenitore vuoto, tenuto insieme da una sceneggiatura fin troppo rarefatta che, nel tentativo di adeguarsi a quella repressione emotiva e passionale che si vuol raccontare, si affida a un estenuante chiacchiericcio e non trova di meglio che impegnare i protagonisti in incessanti passeggiate. Così, se nella prima ora, il plot procede per piccoli passi, relegati in espedienti narrativi il cui solo fine è quello di aggiungere carattere a personaggi talmente antipatici e insulsi che già conoscerne il nome risulta superfluo, nella seconda, il regista di “Melissa P.” tenta invano di aggiungere pepe giocando la carta pruriginosa a lui più congeniale, buttando là generosi congressi carnali, tuttavia talmente patinati e artefatti da non riuscire a destare alcuna pulsione erotica.

Dispiace vedervi coinvolta un’attrice raffinata e intensa come Tilda Swinton che, impegnandosi perfino a parlare in italiano, riesce a dare a Emma quell’umanità e spessore del tutto assenti nelle figurine bidimensionali che la circondano.
Questo è Io sono l’amore: l’ennesima, supponente prova di come una confezione “internazionale” e una cura estrema nella messinscena non siano sufficienti a dissimulare il provincialismo di fondo di un cinema, quello italiano “d’autore”, che gira e rigira non ha altro da raccontare se non le solite corna altoborghesi.

(CATERINA GANGEMI)



Titolo originale: Io sono l’amore
Produzione: Italia 2009
Regia: Luca Guadagnino
Cast: Tilda Swinton, Flavio Parenti, Edoardo Gabbriellini, Alba Rohrwacher, Pippo Delbono, Maria Paiato, Diane Fleri, Waris Ahluwalia, Gabriele Ferzetti, Marisa Berenson
Durata: 120′
Genere: sentimentale, drammatico
Distribuzione: Mikado
Data di uscita: 19 marzo 2010

Io sono l’amore trailer:

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