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Il sarcasmo dirompente di Gradma in Alice

Paul Weitz ai nostri microfoni per parlarci del film scritto pensando all'amica Lily Tomlin e al suo coraggioso percorso. Nella finzione filmica l'attrice è una settantenne che si scontra con una nipote che la costringe a ripensare a tutta la sua vita. Breve resoconto della Masterclass.

Intervista a Paul Weitz a cura di Giovanna Barreca

gradma01Paul Weitz è protagonista della Masterclass di venerdì 23 ottobre a Casa Alice alla Festa del cinema di Roma dove ha portato il suo Grandma, storia di un viaggio intrapreso da una nonna (ex figlia dei fiori), settantenne e dalla nipote per trovare il denaro necessario per far abortire la ragazza. Poche ore le separano dall’appuntamento fissato per l’intervento ma è necessario trovare 600 dollari e per farlo Elle busserà alle porte di diverse persone del suo passato con le quali ha conti in sospeso, prima tra tutti la figlia (madre della nipote) che è l’emblema della donna in carriera dell’era Reagan. Un film con tre generazioni messe a confronto e diviso in capitoli decisi non in fase di scrittura ma di montaggio perchè Weitz capì che era necessario dare un po’ di respiro all’opera segnata da battute serrate e soprattutto dal sarcasmo dirompente di Elle.
Anche durante l’incontro con i ragazzi di Alice nella città, Paul Weitz spiega quanto il suo sia un film e in generale un cinema fatto con attori e per gli attori. Grandma è nato pensando a Lily Tomlin, attrice di cinema e di teatro molto amata ma spesso poco utilizzata da Hollywood (ricevette una nomination per Nashville di Robert Altman). Weitz era certo che Lily sarebbe stata capace di essere Elle, di “perdersi all’interno del suo personaggio”. Racconta quando in un piccolo cameo di un suo film precedente le aveva chiesto di cambiare la catena di una bicicletta e aveva visto l’attrice imparare a fare quel piccolo lavoro e aveva capito che, nonostante l’età, sia una donna piena di forza, di curiosità e di vita.
Sollecitato dai ragazzi racconta qualche aneddoto di opere girare precedentemente come American pie e About a boy spiegando come anche in queste opere, pur avendo scritto sceneggiature molto dettagliate, sul set si sia sempre confrontato con gli attori:”Devo leggere prima tutto con loro più e più volte, devo e voglio ascoltarli per capire se trovano finto ciò che gli chiedo di dire e di fare”.
Scomponendo una scena sottolinea come ami l’uso di suoni e soprattutto di musiche ma come temi quello che definisce il “potere di manipolazione della musica sullo spettatore”. Per evitare tale potere spesso decide di utilizzare le stesse canzoni ascoltate in fase di preparazione del film.

giovanna barreca

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Favicon scritto da Giovanna Barreca il 24.10.2015 alle 20:02