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Sicily Jass tra Salaparuta e New Orleans

Intervistiamo Michele Cinque, regista di Sicily Jass, film in concorso al Seeyousound International Music Film Festival. Un film sul leader della Original Dixieland Jazz Band - i “Beatles degli anni ’10”-, un film sulle migrazioni, sulla musica jazz e su due mondi che, al ritmo di una tromba, si uniscono.

Intervista a Michele Cinque a cura di Giovanan Barreca

Rocca01“Il film è il viaggio nell’anima di un uomo che ha tentato, sbagliando quasi tutto, di riservarsi un posto tra le stelle della musica” afferma Michele Cinque, regista di Sicily Jass, film in concorso al Seeyousound International Music Film festival, in programma a Torino dal 25 al 28 febbraio 2016. Una definizione che in maniera chiara aiuta gli spettatori ad entrare nella storia, a scoprire passo passo le vicende del protagonista Nick la Rocca, attraverso una costruzione filmica avvincente e ricchissima di elementi visivi e sonori. Figlio di migranti siciliani che nel 1876 lasciarono Salaparuta in Sicilia – “col sogno dell’America dove crescevano i dollari”, recita il narratore Mimmo Cuticchio, immerso in una stanza abitata dai pupi siciliani – non ascoltò il padre che lo voleva medico, ma seguì la tradizione di famiglia e si mise a suonare. Con la sua band, l’Original Dixieland Jazz Band incise un disco che riuscì a vendere oltre un milione di copie già ad inizio secolo e fu protagonista di un tour in Inghilterra che riscosse un enorme successo. E perchè di questo leader e della sua band, i “Beatles deglia anni ’10” non si conosce la storia? Perchè il nome di Nick La Rocca non è nei libri che raccontano la nascita del jazz quando ancora si scriveva con le due esse e non con le due zeta? Lo scoprirete attraverso il racconto diretto da Michele Cinque che intreccia immagini di repertorio dei migranti a New Orleans, dove c’erano tante piantagioni di cotone ma anche agrumeti che vedevano impiegati molti degli oltre trentamila italiani presenti in città (su una popolazione di duecento mila persone), immagini di repertorio delle diverse esibizioni della band (compreso il corteo per la festa dell’Armistizio alla fine della Prima Guerra Mondiale), ad ascolto dei brani originali dell’epoca, ad interviste al figlio di Nick La Rocca e a diversi esperti musicali, alle scene di messa in scena girate a Salaparuta con Roy Paci che, nella città disabitata dopo il terremoto degli anni ’60, lascia risuonare la musica tra i ruderi delle case da dove, poeticamente, è partito il seme del jazz (in una sequenza molto simbolica una banda composta da diversi elementi si smembra per dare origine ad un quintetto jazz). C’è una sorta di ritorno per onorare un vecchio figlio di quella terra che per troppo desiderio di riscatto, perse tutto. Inoltre il regista, con perizia, non dimentica di raccontare la città di New Orleans oggi, ricca di volti che sono cambiati come la musica per quelle strade, rimaste però uno straordinario melting pop di volti, culture e suoni diversi.

Il film, dopo la proiezione nella sezione Panorama al Festival dei Popoli, arriva in concorso al Seeyousound International Music Film Festival –seconda edizione – presso il cinema Massimo, grazie alla patnership tra festival (inventato dall’ associazione Choobamba) e Museo Nazionale del cinema di Torino. Una kermesse unica in Italia perché totalmente a tematica musicale. Diverse le sezioni in concorso e gli appuntamenti speciali. Nel concorso internazionale lungometraggi, insieme a Sicily Jass, anche For this is my body di Paule Muret , Miss Sharon Jones! di Barbara Kopple, Blood, Sweat and Tears di Diederick Koopal, Low di Renaud Cojo, Quilapayún, beyond the song di Jorge Leiva, Monsterimies di Antti Haase, 2045 Carnival folklore di Naoki Kato. Tutti film legati, come affermano gli organizzatori, dal fil rouge “della sopravvivenza e della conseguente determinazione del proprio destino attraverso la musica”. Tra le anteprime più attese La canzone della vita – Danny Collins di Dan Fogelman con Al Pacino che interpreta un anziano rocker che legge, con quarant’anni di ritardo, una lettera di John Lennon e Mama Africa di Mika Kaurismaki sulla vita di Miriam Makeba, nota cantante jazz che partecipò attivamente alla lotta contro l’apartheid e per i diritti civili in Sudafrica.

giovanna barreca

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Favicon scritto da Giovanna Barreca il 26.02.2016 alle 19:38