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Decostruzione affettiva in concorso al Ca’ Foscari

Tra i 30 cortometraggi in concorso internazionale Mio fratello di Simone Bozzelli, realizzato alla Nuova Accademia di Belle arti di Milano. Un lavoro che indaga nel profondo il rapporto tra due fratelli all'interno di uno spazio claustrofobico. La nostra intervista al regista.

Intervista a Simone Bozzelli a cura di Giovanna Barreca

miofratello01Contrasti cromatici, un blu nel quale anche lo spettatore è chiamato ad immergersi, all’interno di una stanza dove due fratelli si ritrovano a convivere un po’ forzatamente. I due protagonisti di Mio fratello, primo dei due cortometraggi italiani in concorso al Ca’ Foscari Short Film Fest 6, sono Umberto e Stefano. Hanno bisogni diversi ed entrambi si sentono imprigionati perchè il maggiore è costretto a badare al minore, giovane adolescente che vorrebbe trovarsi vicino un amico, un confidente e non un muro che sente come invalicabile. Senza la madre il maggiore è costretto a fare un po’ da genitore e così, come sottolinea il regista Simone Bozzelli: “I loro ruoli si confondono e il disagio che vivono porta ad una decostruzione affettiva”. Situazione che viene vissuta con dolore da chi, come mostrato in una scene onirica profondamente intensa, soffoca dentro di sé un profondo urlo d’amore. Simone Bozzelli studia all’Accademia di Belle arti di Milano e nei suoi occhi e nel modo appassionato che ha di parlare di cinema è evidente che l’esperienza cinematografica sarà parte integrante della sua vita e in Mio fratello dimostra non solo di padroneggiare bene il mezzo filmico ma soprattutto di avere la giusta sensibilità per provare a scavare negli animi del personaggi per raccontarne il dentro e il fuori con empatia. Ascoltando la nostra intervista scoprirete anche la sua fonte di ispirazione più forte e come ha lavorato in collaborazione con i colleghi di corso all’Accademia di Belle arti di Milano.

giovanna barreca

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