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Flussi seriali

Flussi seriali – Percorsi e influenze odierne e vintage delle serie americane

Emmy: tante conferme nella sezione drama

(Rubrica a cura di Erminio Fischetti)

flussi-seriali15/07/10 – Emmy, Emmy, Emmy tanti Emmy, pioggia di nomination sulle teste piuttosto roventi dell’estate 2010. Sono numeri astronomici quelli di quest’anno, che nella sezione drama vanno a riempire le casse di risonanza per omaggiare il lavoro di una proficua annata televisiva. Grandi novità, ma soprattutto grandi conferme e riciclaggi perché se c’è una cosa da dire è che proprio nessuno si è inventato nulla, se non gustosi e raffinati esercizi di stile, compatti e ben scritti. E poi a differenza dei Golden Globe gli Emmy, avendo anche più categorie, preferiscono seguire maggiormente, a torto o a ragione, quello che è già un successo e non le novità o in alcuni casi cercamo di fare ammenda per i torti elargiti. Ma, ahinoi, dobbiamo proprio dire che nella sezione delle serie tv drammatiche se non fosse stato per le riconferme nulla ci sarebbe di così allettante. L’unica novità ad imporsi con nove candidature è la serie legale The Good Wife che vede il ritorno in grande stile sul piccolo schermo di una plastificata Julianna Margulies che – a quasi dieci anni dal suo abbandono di ER e dopo l’infelice parentesi di Canterbury’s Law – veste i panni di Alicia Florrick, la moglie di un procuratore coinvolto in uno scandalo sessuale e per questo costretta a lasciare la sua ricca e lussuosa casa per ricominciare a lavorare come avvocato. Prodotto corretto, a tratti noioso e già visto, decisamente sopravvalutato. L’ambientazione legale? Simile a Damages (che si conferma con cinque candidature di ordine recitativo), ma meno avvincente nella struttura narrativa.

emmyawardMa, fra tutti i candidati, in testa in questa sezione troviamo il nostro preferito, quello che omaggiamo ogni settimana attraverso il logo di questa rubrica: Mad Men, con ben diciassette nomination (tra cui notiamo finalmente quella per la meravigliosa e bellissima January Jones), ha sdoganato definitivamente una serialità vintage che ricerca la scrittura, il gusto e l’eleganza analizzando il boom economico dell’America di inizio anni Sessanta, che ha causato il fardello dell’odierna società riproponendo lo stesso discorso meta-cinematografico fatto da Todd Haynes (che sta lavorando in questi mesi alla miniserie della HBO Mildred Pierce, remake dell’omonimo film con Joan Crawford) con Lontano dal Paradiso, ovvero di riprodurre gli stessi stilemi di linguaggio di quel periodo, ma con maggiore consapevolezza. Poi si dice addio a Lost con dodici menzioni, concentrate soprattutto sul cast (persino l’insopportabile Matthew Fox, che ha eternamente l’espressione di uno che sta pubblicizzando un dopobarba) e l’episodio conclusivo intitolato appunto The End. Si riconferma poi il popolarissimo Dexter, il cui finale di stagione rimette tutto in gioco shakespearianamente, con un Michael C. Hall decisamente proiettato verso il podio del miglior attore in una serie drammatica e il redivivo e simpaticone John Lithgow come guest star nel poco rassicurante ruolo del serial killer Arthur Mitchell. Si apprezza lo straordinario Breaking Bad. Si chiede scusa a Friday Night Lights con quattro, sempre insufficienti, candidature, che lascia increduli i due protagonisti Kyle Chandler (nomination discutibile) e Connie Britton, dopo essere stato messo da parte per anni e aver ricevuto solo apprezzamenti dalla critica, ad un passo dalla cancellazione per colpa della NBC dopo la seconda stagione, recuperato da un piccolo canale via cavo chiamato DirecTV che ha continuato a produrlo, resta uno degli show meglio scritti degli ultimi anni e senza alcun dubbio il miglior teen-drama sportivo di sempre. Si fa ammenda abbastanza rapidamente, visto che è HBO ed è stata la serie più vista di un canale via cavo, per la vampiresca True Blood e già ci sono polemiche per aver snobbato Treme, sulla New Orleans post-uragano Katrina che ha ricevuto solo tre riconoscimenti. E poi d’altro canto c’è ancora l’onnipresente Mariska Hargitay – menzionata per il suo ruolo della detective Olivia Benson in Law & Order:svu, su per il settimo anno consecutivo – Kyra Sedgwick – per The Closer alla quinta – e idem per Hugh Laurie per House. Li amiamo, ma a volte si deve dire: “basta!”

Come al solito si riciclano vecchie glorie fra le guest star o raffinati interpreti di talento, ma poco popolari che ritornano dalla notte buia di lontani decenni: Lily Tomlin, classe 1939 per Damages, Sissy Spacek, 1949, e Mary Kay Place, 1947, per Big Love, Shirley Jones (ha vinto un Oscar ben 50 anni fa), 1934, per il cancellato e orrendo The Cleaner, Ann-Margret (era un sex symbol negli anni Sessanta, ma poco è avanzato sotto l’armatura), 1941, per Law & Order:svu, Beau Bridges (il brutto e più vecchio fratello di Jeff), 1941, per The Closer, John Lithgow, 1945, Robert Morse, 1931, per Mad Men ecc. Un bene o un male? Bah! Vista la totale mancanza di nuove leve, forse è meglio giocare a canasta negli ospizi di Hollywood che fare i talent scout!

…to be continued

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