La vendetta di un uomo tranquillo

La capacità del cinema spagnolo di dialogare con i generi è sotto gli occhi di tutti. Commedia, dramma, horror, thriller, non c’è filone lasciato insondato sebbene a dare i migliori risultati siano spesso le incursioni nei territori più cupi. Quelli grazie ai quali la Spagna approda frequentemente nei festival internazionali. Non rappresenta dunque un’eccezione La vendetta di un uomo tranquillo, opera d’esordio dell’attore Raùl Arévalo, revenge movie con  pochi personaggi sufficienti però a dar vita a una ronde diabolica. Ognuno di loro a suo modo ha peccato a cominciare dal detenuto appena uscito di prigione, che ha pagato per tutti, per finire con la sua compagna e gli ex complici. E non ce n’è uno che non sia pronto a tradire ancora pur di aver salva la pelle. Quando finalmente il gioco si scopre, pure allora niente è come sembra.

Raùl Arévalo costruisce con cattiveria e precisione un thriller dal ritmo serrato e dai toni violenti, dove ogni tassello trova la giusta collocazione e non lascia punti di domanda. La vendetta di un uomo tranquillo rivela il suo già solido mestiere nella direzione degli attori e nella scelta di tempi e inquadrature, e poco importano i debiti evidenti con il cinema di Peckinpah per quanto filtrati attraverso una sensibilità cinematografica tutta spagnola.  Non a caso gli eccessi di brutalità e le situazioni di tensione sono spesso venati da un forte senso del grottesco, come dimostra la bella sequenza all’interno della palestra di pugilato. Neppure  manca il lato mélo, frutto palese dell’amore del regista per Almodovar e Saura, incarnato dalla figura di Ana. Un carattere sfaccettato e intenso, che a Venezia ha regalato ad Alicia Rubio il premio come miglior attrice della Sezione Orizzonti, il cui spessore risiede nell’essere costruito sul capovolgimento dei canoni classici della femme fatale. Dopotutto il ribaltamento è una delle chiavi dell’intera narrazione: laddove si pensa di trovare odio si scopre umana comprensione e dove brilla la pietas  arriva un rancore implacabile a oscurare la luce.

Angela Prudenzi per cinematografo.it