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Cannes, giornata Fortunata: le interviste

Da ieri in sala, oggi in Un Certain Regard, il nuovo film di Sergio Castellitto con Jasmine Trinca protagonista: "L'intelligenza dell'emozione te la insegna solo l'universo femminile", dice il regista che abbiamo intervistato assieme ai suoi attori

Intervista a Sergio Castellitto, a cura di Emanuele Rauco
Intervista a Jasmine Trinca, a cura di Emanuele Rauco
Intervista a Stefano Accorsi, a cura di Emanuele Rauco
Intervista ad Alessandro Borghi ed Edoardo Pesce, a cura di Emanuele Rauco

“Il primo scopo del cinema deve essere quello di comunicare qualcosa. Quando hai da parte del pubblico una risposta, allora sei convinto di aver fatto qualcosa che arriva a destinazione”.

 

Sergio Castellitto arriva a Cannes con Fortunata – da ieri nelle sale distribuito da Universal, primo al box office con 213 mila euro – e questa sera in Un Certain Regard al 70° Festival di Cannes.

Prodotto da Indigo, il film nasce da un soggetto della scrittrice Margaret Mazzantini, anche autrice della sceneggiatura, moglie del regista e, da sempre, firma dei film diretti dal marito dai tempi di Libero Burro (1999): “Margaret è a tutti gli effetti l’autrice di questo film, più di me. La prima scrittura subisce poi interventi successivi, che terminano con il montaggio. A fine riprese ero esausto, ed è stata lei a montare il film, a rimontarlo”, racconta ancora Castellitto, sulla Croisette con la Mazzantini e con il cast del film, composto da Jasmine Trinca, Stefano Accorsi, Alessandro Borghi, Edoardo Pesce e Hanna Schygulla.

Jasmine Trinca interpreta Fortunata, donna che conduce un’esistenza affannata nella periferia romana di Torpignattara. Una bambina di otto anni e un matrimonio fallito alle spalle, Fortunata fa la parrucchiera a domicilio e combatte ogni giorno per coltivare il proprio sogno, quello di aprire un salone da parrucchiera tutto suo, finalmente emancipandosi per conquistarsi il diritto alla felicità. Sarà lo psicologo della ASL Patrizio (Stefano Accorsi), incaricato di valutare le condizioni della bambina per l’affidamento dopo il divorzio, a farla illudere della possibilità di una vita migliore.

“E’ un progetto che ha vent’anni, questo di Fortunata. E il personaggio, se vogliamo, è un po’ la figlia di Italia, la Penelope Cruz di Non ti muovere. Attrice a cui a suo tempo volevamo affidare il ruolo, poi arrivò Venuto al mondo e non se ne fece più niente. Ma durante la lavorazione di Nessuno si salva da solo, con Jasmine Trinca, ci siamo accorti che la donna forte di cui avevamo bisogno era proprio lei”, racconta Margaret Mazzantini, che del personaggio spiega: “La sua bellezza è nell’essere così gladiatoria, così autentica seppur non perfetta. Siamo diventati un po’ tutti disumani, plastificati, e questa donna invece mantiene una sua unicità, seppur ammaccata, ma sempre figlia di una schiettezza ormai rara”.

Schiettezza e autenticità che hanno il volto, le movenze e la voce di Jasmine Trinca, per la prima volta forse chiamata ad un ruolo così marcato, forte: “Quello di Fortunata è un personaggio con cui ho dei punti di contatto ma anche enormi distanze. So bene qual è la difficoltà di quel quotidiano, ho avuto esempi molto forti in tal senso. Ma la vera sfida, per me, è stata quella di dare vita ad una donna sfrontata, a differenza di quanto lo posso essere io. Anche se la sua è una sfrontatezza priva di arroganza, senza filtri. E questa, ad esempio, è una caratteristica che sento di avere anche io”.

E’ una donna, Fortunata, “attratta da un sogno, dai soldi, che va avanti inseguendo quest’immagine, sognando di poter salvare tutto. Ma pur non riuscendoci compie un percorso, una rinascita”, dice ancora Margaret Mazzantini.

Percorso che Sergio Castellitto racchiude, in maniera circolare, ripensando all’inizio e alla fine del film: “La prima cosa che le vediamo fare è camminare, marciare. Ed è l’ultima cosa che le vediamo fare. Forse però adesso non inciampa più. E sono segni evidenti, come lo sono quelli delle favole”, spiega il regista, che sulla lavorazione del film aggiunge: “Se il film ha una vita è perché abbiamo camminato, insistito su qualcosa giorno dopo giorno, partendo da una gabbia – la sceneggiatura – che però abbiamo lasciato libera di respirare”.

Sceneggiatura, ancora una volta per quello che riguarda la cinematografia del regista romano, incentrata su un personaggio femminile: “E’ un universo che ho sempre esplorato nei miei film. Credo dipenda dal fatto che ho imparato tutto dall’universo femminile, avendo vissuto con mia madre, le mie sorelle, e poi con Margaret. Il mondo femminile mi ha reso uomo, anche se noi uomini abbiamo un approccio più rumoroso con l’esistenza. L’intelligenza dell’emozione, quasi sempre, te la insegna solo l’universo femminile”.

Ma non è solo la storia del personaggio principale, Fortunata, è anche lo spaccato di un contesto sociale ben marcato: “Ci hanno detto che non esistono più le classi sociali, la destra e la sinistra, ma non è vero assolutamente, perché altrimenti non esisterebbero più questi tremendi conflitti – dice ancora Castellitto – . Lì dove abbiamo girato c’è la più grande comunità cinese di Roma, la più grande comunità cingalese. Non esiste più Accattone, forse, ma abbiamo cercato di fare nostro l’insegnamento di Pasolini, maestro nel dare la stessa dignità agli ultimi. E il film è ovviamente recitato in romanesco, che in questo caso non è dialetto, ma lingua, non esercizio idiomatico per far ridere”.

 

Ed è anche nel linguaggio, non solo nella differenza di classe sociale, la diversità tra Fortunata e il personaggio di Patrizio, interpretato da Stefano Accorsi: “A un certo punto della storia irrompe questo uomo borghese che ha un modo suo di vedere le cose e che viene messo in crisi dal rapporto con Fortunata. E questa attrazione verso il diverso da sé è molto vera, perché spesso ci si innamora delle persone più lontane da noi, in fondo sono quelle che ti mettono più a contatto con le tue fragilità. Ma non credo il film voglia essere un trattato su questo, sull’amore tra una donna proletaria e un uomo borghese: il loro rapporto serve a far venire a galla il loro vissuto. Anche qui, però, di solito il rischio è quello di raccontare una storia dalla finestra, senza entrare nella porta principale, che è quella della narrazione. Perché la concretezza della vita è sempre più forte dell’astrazione psicanalitica”, dice l’attore.

Quello che conta più di ogni cosa, alla fine, è che “poi ti resti dentro qualcosa, dopo aver visto un film o letto un libro: in un mondo misogino come quello di oggi credo sia bello poter vedere una donna protagonista in questa sorta di western, in questa giungla, dove è chiamata a combattere ogni giorno contro tutto e tutti. Pur rimanendo molto umana, piena di difetti, con Jasmine che è riuscita ad incarnare quello che in letteratura puoi solo immaginare. E anche per questo alla fine abbiamo tolto tante parole, perché in fondo il cinema è fatto di immagini”, spiega Margaret Mazzantini.

Che sul passaggio alla regia non ha dubbi: “Assolutamente no, ci pensa Sergio. Io sto sempre lì, certo, la combo è questa, ma fare la regista no, non ci penso affatto”.

Valerio Sammarco

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