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Il combattente Rubini in un film di confini

Le nostre interviste, in esclusiva, al regista Pippo Mezzapesa e agli attori Sergio Rubini e Sonya Mellah, protagonisti de Il bene mio, in Giornate degli autori e in sala dal 4 ottobre.

Intervista a Sergio Rubini a cura di Giovanna Barreca
Intervista a Pippo Mezzapesa a cura di Giovanna Barreca
Intervista a Sonya Melian a cura di Giovanna Barreca

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“Mescolare i toni è essenziale. Elia è drammatico, vitalistico, ironio e il chiaro/scuro – che volevo restituire dal punto di vista del tono – ha trovato in Sergio Rubini l’interprete perfetto. Sergio è capace di scavare nelle corde più intense e malinconiche ma anche di restituire leggerezza” afferma il regista Pippo Mezzapesa che ha presentato Il bene mio in anteprima mondiale alle Giornate degli autori alla 75esima Mostra del cinema di Venezia.
Nelle parole dell’autore è racchiusa tuttta l’opera che ha come protagonista Elia (Sergio Rubini), un uomo che non vuole lasciare il paese di Provvidenza, distrutto dal terremoto e ormai disabitato. Scampato alla tragedia perchè in viaggio di lavoro, Elia vive nel ricordo della moglie, maestra elementare morta con i suoi studenti. Nella scuola dove l’uomo non riesce ad entrare, il luogo della speranza e dell’idea di futuro, Elia però troverà, durante la narrazione, una nuova ragione per guardare al domani.
Dopo il passaggio veneziano il film arriverà nelle sale dal 4 ottobre con Altre storie distribuzione e, visto il successo di pubblico festivaliero, non sarà difficile immaginare che il passaparola aumenterà il numero di sale della sua prima settimana di programmazione. Buona regia con, a dominare, l’interpretazione di Sergio Rubini, tra le più intense della sua lunga carriera. L’attore ha usato in maniera perfetta il suo corpo esile ma allo stesso tempo energico. Il suo Elia è un broviglio di ossa sempre in movimento e nelle sue azioni c’è il suo pensiero. Nelle ossa, nelle vene che, nonostante tutto resistono e trovano nel lavoro duro e quotidiano di ricerca di pezzi di memoria la forza per affrontare il quotidiano e per ipotizzare un futuro. In quel corpo, nel suo viso e nel tono delle sue battute spesso cariche di ironia sta la forza del personaggio e il suo non essere un vinto ma un vero combattente.

Grazie alla sua lotta quotidiana, anche tutti coloro che hanno abbandonato il paese – rifugiandosi e quasi provando a cancellare il dolore della perdita di affetti – riusciranno a rielaborare il lutto, ritrovare l’identità perduta. “Elia rappresenta tutto quello dal quale loro sono scappati” precisa il regista.
Sul concetto di memoria necessaria per costruire il domani parla a lungo, nella nostra intervista, l’attrice Sonya Mellah (parigina con genitori di origine algerina)che, con generosità, ci ha raccontato come ha attinto dalla sua esperienza familiare l’energia giusta per interpretare Noor, giovane migrante che a Provvidenza cerca un rifugio.
Sergio Rubini ci parla del lavoro sul personaggio e fa un’analisi lucida sui “venditori di fumo” che non conoscono il valore della memoria e mettono in serio pericolo l’Italia.
Pippo Mezzapesa approfondisce il rapporto del personaggio con lo spazio del paese di Provvidenza. Nell’intervista emerge il lavoro sui rumori: le case abbandonate, le strade deserte, il vento che fischia tra una costruzione diroccata e l’altra, lasciano spazio alla musica over solo a fine film. “L’unica musica è quella della canzone di Matteo Salvatore che da il titolo al film; nella sua malinconia e nel suo essere antica mi parlava della memoria perduta” conclude l’autore pugliese che è anche sceneggiatore insieme a Antonella Gaeta e Massimo De Angelis.

giovanna barreca

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