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Il mundial dimenticato

Un racconto surreale e divertente tra sport, letteratura e cinema quello dei documentaristi Garzella e Macelloni, capace di esprimere una concezione diversa e "pura" del calcio.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM

Trama: Le fantomatiche vicende dei Mondiali di Calcio di Patagonia 1942 – organizzati dallo stravagante conte di origini balcaniche Vladimir Otz, mai riconosciuti dagli organi ufficiali dello sport e rimasti per decenni avvolti nella leggenda senza che se ne conoscesse il vincitore. Il giornalista argentino Sergio Levinsky – il più esperto ricercatore sul tema – fa da guida in un’inchiesta che attraversa l’America Latina e l’Europa unendo immagini d’archivio a interviste che coinvolgono sia i pochi appassionati testimoni diretti, sia personalità della cultura e del calcio (Gary Lineker, Roberto Baggio, João Havelange, Darwin Pastorin, Pierre Lanfranchi, Osvaldo Bayer, Victor Hugo Morales).

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: Mundial olvidado
Regia: Lorenzo Garzella, Filippo Macelloni
Sceneggiatura: Lorenzo Garzella, Filippo Macelloni
Fotografia: Alberto Iannuzzi
Montaggio Pietro Lassandro
Anno: 2011
Durata: 95′
Origine: Italia, Argentina
Genere: mockumentary
Produzione: Verdeoro, Docksur Producciones, in collaborazione con Rai Cinema, Rai Trade, NANOF, Cinecittà Luce
Distribuzione: JB Entertainment
Data di uscita: 01 giugno 2012.

Immagini galleria fotografica
Video trailer e filmati

Recensionescritta da Giovanna Barreca

 

Ci sono ben 4 elementi portanti ne Il mundial dimenticato – La vera incredibile storia dei Mondiali di Patagonia 1942 di Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni già presentato nella sezione Spazio aperto delle Giornate degli autori alla Mostra del Cinema di Venezia 2011. Il primo è l’aspetto della leggenda: il campionato del mondo disputato nel 1942 da 12 squadre in Patagonia per volere del conte Otz ma mai riconosciuto dagli organi internazionali perché la FIFA, a causa della guerra, aveva sospeso ogni attività. Viene poi l’elemento della memoria: un periodo storico come quello degli anni della Seconda Guerra Mondiale che è tra i più studiati del XX secolo, pur restando ancora così oscuro viste le degenerazioni alle quali l’essere umano riuscì ad arrivare. Al terzo posto vi è la realtà della bellezza del paesaggio: la Patagonia dagli immensi e affascinanti spazi documentata nella sua crudele bellezza. Infine, la fantasia: il giornalista Sergio Levinsky e la sua inchiesta – partita dal ritrovamento dello ‘scheletro con la macchina da presa’ in mezzo ai dinosauri fossili di Guillermo Sandrini, cineoperatore argentino di origini italiane – alla ricerca delle sequenze inedite del campionato perché “c’è qualcosa di vero nella fantasia”. La fantasia all’interno della quale si perdono le tracce della realtà.

Grazie a un lavoro di montaggio accurato dal ritmo energico e a una costruzione filmica altrettanto precisa, si alternano sullo schermo immagini di repertorio vere (splendide quelle dell’Istituto Luce) e ricostruite. Grandi personalità del calcio e della cultura (Victor Hugo Morales, Roberto Baggio, Mimi Klein, solo per citarne alcuni) che a loro volta si soffermano sulla leggenda e si offrono generosamente alla macchina da presa in un viaggio ironico, surreale, divertente dove lo spettatore potrà entrare solo se si lascerà trasportare dall’aspetto ludico della vicenda, solo se crederà per l’appunto che ci sia sempre “qualcosa di vero nella fantasia” come dichiara un ‘testimone’ all’inizio del documentario. Altissima è anche la tecnica di ripresa delle sequenze calcistiche ricostruite, anche perché Lorenzo Garzella già con La mia squadra – Marcello Lippi racconta il Mondiali 2006 e Germania 2006, aveva avuto modo di confrontarsi con il mondo del calcio. E al di là della sfida calcistica, del gioco, della storia, emerge una concezione diversa e ancora pura dello sport e l’immagine di un popolo Mapuche temerario e orgoglioso, padrone dei territori impervi della Patagonia, pronto a battersi con la forte Germania e, chissà, magari riuscire anche a vincere.

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    Interviste i protagonisti raccontano

    Intervista a Lorenzo Garzella
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