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Un duetto per due maestri

Nella prestigiosa cornice di una rinnovata Sala Grande di Venezia, Bernardo Bertolucci ha consegnato a Marco Bellocchio il Leone d’Oro alla Carriera. Un vivace scambio di convenevoli ha caratterizzato l’incontro tra i due maestri. Come ha sottolineato Bertolucci, i loro percorsi sono stati diversi e paralleli: l’uno amava il free cinema inglese (Bellocchio), l’altro (Bertolucci) la Nouvelle Vague, entrambi erano invaghiti della psicanalisi. Il regista di Ultimo tango a Parigi ha poi raccontato un gustoso aneddoto. In occasione del ritiro di una laurea honoris causa presso l’Accademia di Brera, un signore adorante gli disse: “io adoro i suoi film, tutti, la seguo fin da I pugni in tasca”. Senza eccessi retorici e nell’ilarità generale, scatenata da questo racconto, le sapienti mani di Bertolucci hanno consegnato il prezioso premio in quelle altrettanto erudite di Bellocchio, che ha poi tenuto un breve discorso. Dopo i ringraziamenti di prammatica (Biennale, Muller, Bertolucci), il regista de I pugni in tasca ha fatto omaggio al suo premiatore di un disegno con dei pagliacci, realizzato di suo pugno. Visibilmente emozionato e con voce vibrate, Bellocchio ha offerto ai giornalisti, una volta per tutte, la risposta ad un’annosa domanda “dov’è finita la sua rabbia giovanile?”. Definendosi un “rivoluzionario, ribelle e moderato”, Bellocchio ha rivendicato la libertà a riconoscersi nelle contraddizioni oltre a quella creativa, da sempre professata. “Bisogna essere liberi. Liberi anche di immaginare Aldo Moro che passeggia libero per Roma” come accadeva in Buongiorno notte, film presentato proprio a Venezia e contestato dalla sinistra più che dalla destra. Bertolucci, sottoscrivendo ha aggiunto: “Quella camminata mi ha sollevato da sensi di colpa nei confronti di Aldo Moro”. La cerimonia si è chiusa così come era inziata, con Bertolucci che, riprendendo l’aneddoto prima narrato, ha aggiunto: “Magari l’avessi fatto io I pugni in tasca“. Alla fine della premiazione è stata proiettata una nuova versione del film di Bellocchio Nel nome del padre. La pellicola, del 1972, è stata rimontata per l’occasione dall’autore, che ha tagliato alcune scene.

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