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Il Mio Angolo di Paradiso

Da la regista di The Woodsman – Il Segreto un tragicommedia poco riuscita che vorrebbe suscitare sia il riso che il pianto e che non riesce a sfruttare l'ottimo cast.

Non ci siamo ancora ripresi da L’amore che resta, che almeno è stato diretto da quel maestro della macchina da presa che è Gus Van Sant, che un’altra fanciulla con il cancro terminale riappare sugli schermi, ma questa volta la regista Nicole Kassel (The Woodsman – Il Segreto) ne Il mio Angolo di Paradiso non ha certo i numeri del cineasta di Elephant e Last Days. Se già era sotto tono la vicenda narrata da Van Sant, che esulava dai temi abituali del regista di Louisville, il film della Kassel, nonostante il cast, riesce solo a fallire miseramente gli obiettivi che si era prefissi ossia il riso e il pianto. Nel raccontare le vicende della pubblicitaria Marley (Kate Hudson) che si avvia a morire con qualche remora sugli uomini e molto rancore per i genitori Kathy Bates e Treat Williams, la sceneggiatura non decolla e ci consegna dei personaggi piuttosto piatti che non riescono a sfoggiare l’ironia che vorrebbero. A questo si aggiunge Whoopi Goldberg, ridicola vestita come Atena che sorprendentemente riempie la protagonista di consigli da nonnetta mentre ancora più sorprendentemente fa la parte di Dio: donna, nera e banale. Ma una tragicommedia americana non si può dire tale se non si inserisce anche una love story, in questo caso anch’essa piuttosto piatta, tra la bella malata e il suo dottore :Gael Garcia Bernal che avevamo già avuto modo di ammirare in Amores Perros di Alejandro Amenabar e soprattutto ne La Mala Education di Pedro Almodovar.

Insomma abbandonato ogni indugio Marley si lancia in questo romanzetto rosa, neanche troppo convincente, e sente di aver perso ogni timore per la figura maschile. Si vede che bisogna essere quasi sul letto di morte per smettere di temere gli uomini. Il finale è tutto consegnato alle mielose riconciliazioni, la figlia si chiarisce con il padre, la madre avrà la sua cornice dove entrambe sorridono rasserenate ed anche le amiche avranno la loro buona dose di morale affettuosa e scialbi discorsetti. Dulcis in fundo la protagonista organizzerà una grande festa, con tanto di palloncini, stelle filanti e danze scatenate e mentre tutti bevono e ballano, in una visione surreale assolutamente scadente assistiamo a Dio (sempre in chiave ellenica) e alla protagonista che da una nuvola guardano la Terra e sorridono soddisfatte. Miglior interprete del film è sicuramente il cane di Marley: dimesso, accomodante insomma mai di troppo. Cosa che non si può dire per gli altri.

LIA COLUCCI

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