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Festival dei Popoli

Avrà un ospite d’onore davvero eccezione la 52/a edizione del Festival dei Popoli, kermesse internazionale del film documentario, in programma a Firenze dal 12 al 19 novembre. Si tratta di Edgar Morin il filosofo e sociologo francese che nel 1959 fu il primo giurato della manifestazione. Per l’occasione, il 12 novembre, Morin presenterà all’Istituto Francese del materiale inedito proveniente dal documentario Chronique d’un été film di Ayreen Anastas, François Bucher e Rene Gabri , e il giorno dopo alle 11 incontrerà il pubblico al caffè letterario Le Murate insieme all’antropologo Tullio Seppilli. La presenza di Morin è solo uno degli eventi speciali del Festival che vede in cartellone tre titoli che rendono omaggio a grandi maestri del cinema: Werner Herzog con Cave of Forgotten Dreams, Fred Wiseman con Crazy Horse (film di chiusura del festival) sull’omonimo locale parigino, e Raoul Ruiz con Brise Glace, uno dei capolavori dell’archivio della manifestazione. Arricchisce ulteriorimente questa sezione l’anteprima di It might get loud di Davis Guggenheim (premio Oscar per Una scomoda verità) con protagonisti Jimmy Page dei Led Zeppelin, The Edge degli U2, e Jack White dei White Stripes che s’incontrano per raccontare storie di musica e ribellione, intrecciando filosofie musicali differenti a tre stagioni del rock. It might get loud, inoltre è stato scelto come titolo che inaugurerà la kermesse il 12 novembre sera. Melodie rock anche nella sezione Fuori concorso che fa riflettere su dissidenza, ribellione e pacifismo in democrazia e sotto i regimi attraverso quattro film che trasudano musica, Lsd e nascita di movimenti che hanno fatto la storia come Le Pantere nere. Si tratta di Wild Thing di Jérôme De Missolz, indagine nei meandri della musica rock tra Iggy Pop, Pete Doherty, Chuck Berry, Rolling Stones, Clash, Velvet Underground e Joy Division; Bombay Beach di Alma Har’el, ambientato nella contea più povera della California, con la colonna sonora di Bob Dylan e Beirut; The substance – Albert Hofmann’s LSD di Martin Witz sulla storia della droga sintetica, e The Black Power Mixtape 1967-1975 di Göran Olsson sulle Pantere nere con la colonna sonora di gruppi dei maggiori esponenti della black music: da Harry Belafonte a Talib Kweli, fino a Erykah Badu.

Molto ricco anche il programma delle sezioni competitive con 12 cortometraggi e 14 lungometraggi tutti internazionali. In particolare nella selezione dei film va citato L’estate di Giacomo di Alessandro Comodin, che insieme a Lasciando la baia del re di Claudia Cipriani, rappresenta l’Italia nella sezione competitiva dei film. Unico italiano vincitore all’ultimo Festival di Locarno nella sezione Cineasti del Presente, Comodin racconta con la macchina da presa Giacomo, diciottenne non udente, e Stefania, sua amica d’infanzia, in una spensierata giornata d’estate e nell’imminente passaggio verso la vita adulta. Tutt’altra tematica per la pellicola della Cipriani, che un quartiere popolare alla periferia di Milano, si focalizza su una scuola particolare dove i destini di una ragazzina e di un’insegnante s’incrociano. Solo Italia invece nella sezione Panorama, vero e proprio focus sulla migliore produzione nazionale dell’ultimo anno con otto titoli in concorso: Hit the road, nonna di Duccio Chiarini; Cadenza d’inganno di Leonardo Costanzo; Mother India di Raffaele Brunetti, In nessuna lingua del mondo di Paola Piacenza; Dopotutto, non solo un bel paesaggio di Emiliano Monaco; Milano 55,1. Cronaca di una settimana di passioni, film collettivo coordinato da Bruno Oliviero e Luca Mosso che vede coinvolti oltre 50 filmmaker per sette giorni di riprese; White Men di Alessandro Baltera e Matteo Tortone, e il work in progress Yanqui di Giovanni Buccomino. Altro Focus da citare è quello realizzato in collaborazione tra il Festival dei Popoli e CCC Strozzina – Centro di Cultura Contemporanea a Palazzo Strozzi, sul tema della mostra in corso al museo Declining Democracy – Ripensare la democrazia tra utopia e partecipazione. Tre i titoli selezionati: How to Start a Revolution di Ruaridh Arrow, sulle rivoluzioni non violente ispirate al pensiero di Gene Sharp che hanno coinvolto Ucraina, Iran, Egitto e Indonesia; Fragments d’une Révolution, un’opera collettiva che parte dai cittadini di Teheran per raggiungere quelli di tutto il mondo, tramite una esule iraniana che raccoglie frammenti di immagini delle proteste nel suo Paese da una postazione informatica di Parigi. Chiude la sezione Le Khmer rouge et le non violent di Bernard Mangiante sulle pagine più buie della storia del Novecento: quella scritta dai Khmer Rossi in Cambogia. Dedicata, infine, a Isaki Lacuesta, giovane ma già affermato regista catalano, la retrospettiva 2011. Si tratta della prima retrospettiva italiana su questo autore, che ha al suo attivo 24 opere tra lungometraggi e corti, che spaziano tra fiction e documentario. Da segnalare fra tutti La noche que no acaba, un omaggio alla star hollywoodiana Ava Gardner e al suo amore per la Spagna.

VALENTINA NERI

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Favicon scritto da Redazione il 10.11.2011 alle 16:24