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Il segno di Amelio a Torino

Ascolta le interviste di RADIOCINEMA a:

  • Gianni Amelio
  • Emanuela Martini
  • Piero Fassino, sindaco di Torino
  • Il Torino Film Festival sembra ormai aver raggiunto una sua dimensione propria, tale da renderlo ormai orgogliosamente diverso dal più recente – ma più potente – Festival Internazionale del Film di Roma, cui fino a poco tempo fa si guardava con timore. E di questo va dato atto a Gianni Amelio, giunto al terzo anno di direzione (il suo mandato è di quattro anni), che pian piano – con fare sornione – ha trainato la manifestazione piemontese verso una dimensione a suo modo unica, capace di unire i gusti del pubblico con quelli della cinefilia e della ricerca. Lo dimostra il ricchissimo e variegato programma della 29/a edizione del festival, presentato oggi alla stampa, tra l’anteprima Moneyball – L’arte di vincere di Benett Miller con Brad Pitt e quella di Albert Nobbs di Rodrigo Garcia con Glenn Close travestita da maggiordomo, l’atteso lavoro di Martin Scorsese su George Harrison (George Harrison: Living in the Material World) e il nuovo film di Werner Herzog (Into the Abyss) e le due retrospettive – una dedicata a Robert Altman e una a Sion Sono – che uniscono per l’appunto eccentricità e un più ampio apprezzamento popolare. Festival del cinema giovane, così nacque 29 anni fa l’idea della rassegna, un’idea che resta ancor oggi immutata, nonostante i vari cambiamenti di direzione. Giovane sia per il caratteristico concorso internazionale che vede la presenza come al solito di registi all’esordio o al secondo e terzo film (16 film tra cui due italiani, I più grandi di tutti di Carlo Virzì e Ulidi piccola mia di Mateo Zoni), sia per la ricerca di linguaggi innovativi per un cinema che deve sempre più confrontarsi con altri media.

    “A noi non serve il tappeto rosso, perché il nostro pubblico è diverso”, così ha esordito Amelio con orgoglio, rivendicando una differenza sostanziale rispetto a Roma e Venezia, quella per cui il pubblico torinese vuole i film e non l’aspetto glamour, per una concretezza tutta sabauda. E a sostenere la manifestazione, che si terrà dal 25 novembre al 3 dicembre, con una madrina d’eccezione quale Laura Morante, era presente anche il sindaco Piero Fassino, un segno decisamente importante, a dimostrazione della centralità che ormai il festival ha assunto per il capoluogo piemontese. Fassino ha sottolineato il ruolo cruciale che sta avendo la cultura in ogni suo aspetto per la città di Torino, che da metropoli operaia si sta trasformando – per una serie di ragioni e di proposte – in centro culturale del nostro paese. Si è parlato anche di aspetti economici nel momento in cui Amelio ha detto che la kermesse si è potuta fare con 2 milioni di euro, 300mila in meno rispetto alla scorsa edizione, dovuti a una erosione dei fondi da parte di diversi finanziatori. Un festival dunque che si regge su una cifra nettamente inferiore rispetto a quella di Roma e Venezia, senza tra l’altro sbandierarlo (Amelio ha parlato di finanziamenti su precisa e giustamente insistita richiesta di un collega giornalista). E tra curiose personali, come quella dedicata all’attrice Dorian Gray (nome d’arte di Maria Luisa Mangini la Malafemmina di Totò), riconoscimenti come il Gran Premio Torino, quest’anno assegnato ad Aki Kaurismaki, e il “Davide Bassan Arte&Mestiere” per la miglior scenografia, e omaggi (“Nino Rota, il mago doppio”, a cent’anni dalla nascita), la ricchezza complessiva dell’offerta sembra indiscutibile.

    Pur avendo contrassegnato il festival con la sua personalità, comunque Amelio si conferma tutt’altro che accentratore e lo dimostra l’ampio spazio che viene dato nella scelta dei titoli sia al vice-direttore Emanuela Martini, cui si devono non solo le retrospettive dedicate ad Altman e Sion Sono ma anche un’ampia selezione di film americani, sia a Massimo Causo che cura la sezione Onde – la più eccentrica del festival – sia a Davide Oberto, curatore della selezione dei documentari internazionali (in cui rientrano per l’appunto anche Martin Scorsese e Werner Herzog), della scelta dei documentari italiani, di Italiana.corti e di Spazio Torino. La selezione della 29/a edizione del Torino Film Festival perciò vive diverse anime, ma tutte combinate in perfetta armonia.

    ALESSANDRO ANIBALLI

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