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Quella casa nel bosco

Dagli autori di Buffy, l'ammazzavampiri e Cloverfield una divertente e geniale rilettura dei codici dell'horror, capace di mettere lo spettatore faccia a faccia con i suoi desideri più malsani e inconfessabili.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM

In vacanza nei boschi per il weekend, cinque studenti del college decidono di passare la notte in un cottage abbandonato. Ma la casa nasconde inquietanti segreti e il gruppetto si troverà ad affrontare misteriose e spaventose presenze.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale The Cabin in the Woods
Regia: Drew Goddard
Sceneggiatura: Joss Whedon, Drew Goddard
Fotografia: Peter Deming
Montaggio Lisa Lassek
Musica: David Julyan
Cast: Richard Jenkins (Richard Sitterson), Bradley Whitford (Steve Hadley), Chris Hemsworth (Curt Vaughan), Jesse Williams (Holden McCrea), Fran Kranz (Marty Mikalski), Kristen Connolly (Dana Polk), Anna Hutchison (Jules Louden), Brian White (Alex Truman), Amy Acker (Wendy Lin)
Anno: 2011
Durata: 105′
Origine: Usa
Genere: horror
Produzione: AFX Studios, Metro-Goldwyn-Mayer (MGM), Mutant Enemy, United Artists
Distribuzione: M2 Pictures
Data di uscita: 18 maggio 2012

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Video trailer e filmati

Trailer Ufficiale
Recensionescritta da Daria Pomponio

Quando un genere ha oramai consolidato i suoi canoni, scardinarli non è facile, si può tentare l’ardita strada dell’innovazione, rischiando di deludere gli aficionados, o sparigliare le carte contando sull’erudizione pregressa dello spettatore. Quella Casa nel bosco di Drew Goddard punta tutto su questa seconda opzione e porta avanti con gusto e maestria un colto meta-horror adolescenziale, che libera finalmente il genere dalle derive da torture movie che l’hanno afflitto, con alterni risultati, negli ultimi anni. Esauriti infatti i franchise con protagonisti sanguinari enigmisti e tetri ostelli della gioventù e nonostante una saga come quella di Scream abbia cominciato a mostrare qualche debolezza (l’ultimo capitolo, Scream 4 non è tra i più riusciti) il film di Goddard ci dimostra che ironizzare sui cliché è una scelta foriera ancora di numerose e sorprendenti combinazioni.
Dunque abbiamo a disposizione una bionda oca e discinta, un atleta, un intellettuale, un buffone e una (più o meno) vergine; le pedine perfette per un gioco al massacro inscenato per il nostro ludibrio e per quello di oscuri maieuti in giacca e cravatta che da un’algida control room, rimescolano i ruoli e i colpi di scena, senza dimenticare di lasciare il giusto spazio al libero arbitrio dei protagonisti. L’occasione è da manuale: l’usuale gita goliardica in una località sperduta, in questo caso le “casa nel bosco” del titolo, dove naturalmente si scatenerà l’inferno. Incarnazione in parte del pubblico, in parte di regista e sceneggiatore (quel Josh Whedon che è anche regista di The Avengers) o forse anche dei cinici producers, i burattinai della control room (incarnati con impeccabile aplomb da Richard Jenkins e Bradley Whitford) costituiscono la vera, geniale novità del film, amplificandone la struttura a scatole cinesi e sottolineando l’imprevedibilità dello svolgimento del plot.
Memori della straordinaria abilità del cinema classico hollywoodiano, perfetto meccanismo di reiterazioni e variazioni a partire da plot all’apparenza usurati, Whedon e Goddard compiono una ricerca quasi etnologica sulla liturgia di un rituale che è cinematografico (quello dei generi), ma al tempo stesso sociale. Se infatti il cinema è un microcosmo che rispecchia nei suoi topoi l’intera società, ecco che qui il meccanismo viene portato alla luce e il discorso metacinematografico approda alla riflessione sociologica. Numerosi sono infatti i riferimenti diegetici alle teorie sul mondo contemporaneo, dalla globalizzazione alla società del controllo, ed è fondamentale poi il tema del sacrificio della gioventù, che al cinema come anche – tristemente – nella realtà odierna funge da agnello immolato sull’altare non del progresso, ma della conservazione dello status quo. E poi, non è proprio la morte violenta di un gruppo di adolescenti il desiderio inconfessato dello spettatore di un horror?

Oltre a disquisire di cinema e realtà contemporanea Goddard e Whedon si confrontano poi anche con la Storia, in particolare quella americana, come ben ci annuncia anche il titolo del film con quel velato riferimento a Thoreau e alla sua capanna nel bosco (la Cabin in the Woods del titolo originale ), luogo che per il filosofo trascendentalista costituiva il rifugio ultimo in cui mondarsi dalla colpa del genocidio dei nativi e ricominciare, attraverso l’eremitismo, dalla sana utopia dei primi pionieri. Guerra civile, padri pellegrini e individualismo made in Usa non mancano certo all’appello nel film, ma sono affiancati da zombie pionieri, pterodattili, citazioni dai classici dell’horror come Hellraiser, La casa e Drag me to Hell di Raimi e quant’altro lo spettatore riesca a riconoscere. Vecchi e nuovi rituali si confrontano dunque in un apologo nichilista, divertente e divertito che dimostra come il cinema post-post-moderno sia ancora in grado di riattivare le sinapsi e sovreccitare lo sguardo. Per una volta poi, il desiderio di un sequel potrebbe venire più allo spettatore che ai cinici produttori. Perché forse, entrambi, vogliono da sempre la stessa cosa.

DARIA POMPONIO


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