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StreetDance 2

Il nuovo musical hip hop in 3D, diretto da Max & Dania spreca l'occasione di inventare, soprattutto sul lato stereoscopico, ma non delude il suo pubblico.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM

Dopo essere stato sconfitto e umiliato dal fortissimo gruppo americano degli Invincible, lo street dancer Ash medita di prendersi la rivincita. Si mette quindi alla ricerca dei migliori ballerini per organizzare un numero unico nel suo genere. Durante i suoi viaggi incontra e si innamora di Eva, una ballerina di salsa che gli farà scoprire la magia di un mondo differente, ricco di incanto e passione.

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale StreetDance 2
Regia: Max Giwa, Dania Pasquini
Sceneggiatura: Jane English
Fotografia: Sam McCurdy
Montaggio Tim Murrell
Musica:
Cast: Falk Hentschel (Ash), Sofia Boutella (Eva), George Sampson (Eddie), Akai Osei-Mansfield (Junior), Tom Conti (Manu)
Anno: 2012
Durata: 85′
Formato: 3D
Origine: Gran Bretagna
Genere: musical, sentimentale
Produzione: Vertigo Films, BBC Films, British Film Institute (BFI), Square One Entertainment
Distribuzione: Eagle Pictures
Data di uscita: 18 aprile 2012

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Recensionescritta da Emanuele Rauco

L’onestà intellettuale non è tutto, a volte non è neppure molto, ma è di sicuro qualcosa da non sottovalutare. Per questo, tutto sommato, è difficile non difendere – in qualche modo ed entro certi limiti – un film come Streetdance 2 e gli altri epigoni del filone. Perché al netto dei difetti, e si vedrà che nel film diretto da Max & Dania ce n’è più di uno, hanno la capacità di non deludere il proprio pubblico di riferimento. Il film è, come il primo Street Dance, la risposta europea (prodotta da BBC) al filone americano dei film sull’hip-hop di strada: in questo caso, per sfidare una crew invincibile, Ash fa il giro d’Europa per ingaggiare i più bravi street dancer del continente, tra cui Eva, una ballerina di danze latino-americane con cui sperimenterà una fusione di stili. Scritto da Jane English, il film ovviamente dimentica la trama per concentrarsi nella variazione sul tema della fusione e dell’innovazione stilistica per snocciolare canzoni e numeri coreografici.

Anzi, i numeri – intesi come pezzi in cui s’interrompe il racconto e lo si trasfigura in musica o danza – non ci sono, perché il film è quasi un numero continuo, con l’azione e i dialoghi ridotti (grazie al cielo) all’osso, un movimento perpetuo tra schegge, montaggio e balletti completi che prova a costruire una specie di metafora dell’Europa Unita, se non proprio degli Stati uniti d’Europa (col simpaticissimo Tom Conti a fare da collante generazionale), per affrontare lo strapotere e l’arroganza americani. I difetti però abbondano più che altrove: le coreografie non sono memorabili, la passione detta a parole non emerge dal film e la sceneggiatura è realmente sotto la soglia di presentabilità per dialoghi, scelte narrative, personaggi.
Anche se a conti fatti, il vero limite del film sta nella regia dei due registi di videoclip, che proprio al formato breve sono rimasti: le cose mai viste, le rivoluzioni stilistiche alla base del film, Max & Dania non sanno crearle, rimanendo al modello dell’iper-montaggio alla Mtv e sprecando le potenzialità della stereoscopia che un film come Step Up 3 (apice del filone) aveva rivelato. Difetti che però al pubblico del film interesseranno meno della musica ad alto volume, dei bravissimi ballerini, dei salti, dei voli, dei corpi snodabili, come in un passaggio dal cinema al dancefloor. Ed è per questo che un film come Streetdance 2 non può deludere chi sceglie di vederlo.

EMANUELE RAUCO


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