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Titanic 3D

Se Walter Benjamin fosse vissuto in questo secolo, probabilmente invece di scrivere il saggio del 1936, L’opera d’arte nell’era della sua riproducibilità tecnica, in cui affermava che le arti riproducibili invalidano il loro concetto di sacralità e autenticità, probabilmente si sarebbe soffermato a chiosare anche l’opera d’arte nell’era della sua riproduzione digital/stereoscopica. Lo avrebbe sicuramente mosso, tra gli altri, la visione del Titanic 3D di James Cameron, rivisitazione di uno dei più grandi successi bidimensionali, che nel 1997 superò tutti i record al box office con circa 2 miliardi di dollari (mantenuti finché Avatar dello stesso regista non li ha superati nel 2009). Una moda che sembra aver coinvolto anche George Lucas che senza troppi annunci eclatanti ha rimodellato il suo Guerre Stellari (Episodio I: La minaccia fantasma) in una versione 3D. Ma il 3D non è oro che sempre luccica, come abbiamo potuto osservare nel caso di Hugo Cabret di Martin Scorsese, costato più di quanto abbia reso, e lo stesso Coppola non è stato troppo fortunato con Twixt, visto in Italia da pochi eletti al Festival di Torino. E nonostante tutto anche Spielberg è stato ammaliato dalla tecnologica novità e così per dare una scossa al botteghino, il produttore di Men in Black III ha deciso che anche questo film sarà in 3D (dopo aver già riscosso qualche delusione con Le avventure di Tintin).

La rivisitazione della famosa pellicola che narra l’affondamento del Titanic nell’aprile del 1912, è stata solo leggermente ritoccata, come un chirurgo plastico attento a non alterare la fisionomia della sua opera. Gli interventi sono quasi impercettibili, l’unico veramente efficace è quello legato all’inabissamento, gli altri restano sullo sfondo, primi piani e campi lunghi che ogni tanto acquisiscono una diversa profondità. Ma rivedere questo film, che sarà nelle sale dal 6 aprile a cento anni dal naufragio di quella nave che ai tempi era soprannominata l’inaffondabile, non fa rivivere le emozioni provate nel 1997, dove la storia d’amore di Jack (Leonardo Di Caprio) e Rose (Kate Winslet) commosse una intera generazione, che glissò generosamente su alcune parti di dubbio gusto: come Rose che fa da polena mentre Jack la sostiene o lo scontro-incontro dal sapore vagamente marxista-rivoluzionario che lega in maniera spesso patetica e sentimentaloide la storia d’amore delle due famose star hollywoodiane, qui ancora agli albori.

Per James Cameron si ha la sensazione che si tratti di una mera speculazione, anche se lui sostiene che portare il successo cinematografico di Titanic nel mondo del 3D non è stato solo un esperimento tecnico-commerciale. Al contrario, il cineasta degli abissi è sempre stato un appassionato della tecnologia stereoscopica ed è considerato uno dei maggiori esponenti della narrazione multi-dimensionale.Il regista canadese ha iniziato lo studio dell’uso creativo del 3D nel 2001, con il primo di una serie di acclamati documentari in questo formato, Ghosts of the Abyss. In seguito, si è audacemente calato nell’universo di Avatar, un film che per molti aspetti ha rivoluzionato l’esperienza cinematografica. Ma è comunque diverso per il Titanic 3D: un processo lungo un anno, durante il quale circa trecento esperti hanno impiegato più di 750.000 ore in informazioni digitali tridimensionali cercando di ottenere profondità e respiro. Sono passati 100 anni dal famoso naufragio, e forse nel commemorarlo ci rendiamo conto che il secolo passato è stato interamente aggrappato alla sciagura del Titanic, e in qualche misura anche il nostro nuovo millennio non puo prescindere da quell’evento, sopratutto quando scopriamo che la tecnologia non trionfa quasi mai sovrana.

LIA COLUCCI

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