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100 metri dal paradiso

Il secondo film di Raffele Verzillo cerca i toni di moderna fiaba fuori dal tempo, ma finisce per cadere in uno sciatto pastrocchio, nonostante la presenza di Giorgio Colangeli.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM

Ex centometrista vincitore di numerose medaglie, Mario Guarrazzi vive nella frustrazione di non esser mai riuscito ad arrivare in finale alle Olimpiadi. Un sogno infranto dal quale cerca riscatto attraverso suo figlio Tommaso, anche lui ottimo velocista. Ma il ragazzo ha obiettivi diversi rispetto a quelli del padre, al quale rivela di non poter andare ai giochi perché vuol farsi frate. A sanare le discordie provvederà Angelo Paolini, vecchio amico di Mario e vescovo illuminato, facendosi promotore di un’iniziativa decisamente originale: metter su una squadra di atleti del Vaticano da far concorrere alle Olimpiadi di Londra 2012.

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale 100 metri dal paradiso
Regia: Raffaele Verzillo
Sceneggiatura: Pier Francesco Corona, Salvatore De Mola, Raffaele Verzillo
Fotografia: Blasco Giurato
Montaggio: Valentina Mariani
Musica: Stefano Mainetti
Cast: Jordi Mollà (Mario Guarrazzi), Lorenzo Richelmy (Tommaso), Domenico Fortunato (mons.Angelo Paolini), Giulia Bevilacqua (Marcella)
Anno: 2012
Durata: 100′
Origine: Italia
Genere: commedia
Produzione: Scripta, in collaborazione con Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 11 maggio 2012

Immagini galleria fotografica
Video trailer e filmati

Recensionescritta da Emanuele Rauco

Non è più la chiesa di una volta, qualcuno direbbe, ma alla fine è sempre la stessa chiesa. E’ questo il tema attorno a cui ruota 100 metri dal paradiso, opera seconda di Raffaele Verzillo che dopo i cupissimi toni di Animanera si dedica a una commedia fiabesca, dichiaratamente ispirata al cinema rosa degli anni ’50, cercando di porre l’attenzione su un discorso che sembrerebbe interessante.
Protagonisti sono monsignor Paolini, responsabile della comunicazione del Vaticano che ha idee spesso bislacche, e Mario, un ex velocista che attraverso il figlio cerca di realizzare il sogno olimpico. Ma quando il ragazzo dice al padre di volersi far frate rinunciando alle Olimpiadi, il prete ha un’idea: creare la squadra olimpica di Città del Vaticano. Scritta dal regista con Pier Francesco Corona e Salvatore De Mola, una commedia che potrebbe (vorrebbe?) essere la risposta italiana a Quattro sotto zero, il film americano del ’93 in cui si raccontava l’avventura olimpica della squadra di bob giamaicana; qui però invece di concentrarsi sulla sfida sportiva si sembra preferire quella religiosa.

Perché almeno nelle intenzioni, il cuore della pellicola sta nella confronto tra un modo statico e antico di comunicare la religione cattolica ed evangelizzare il mondo (centrale il ruolo del prete di Enzo Garinei, evangelizzatore e memoria storica del Vaticano, ma anche rovinato dall’età) e invece le nuove forme mediatiche di preghiera e immagine: scena chiave quella in cui Paolini paragona lo stile della Coca Cola, sempre uguale nei contenuti ma sempre diversa nella forma, e quello della chiesa, dalle immutabili apparenze. Un tema dal grande potenziale, senza dubbio. Ma Verzillo non sa che farsene, purtroppo, e realizza un film che pare davvero fuori dal mondo, in cui le chiese in giro per il mondo paiono luoghi arcadici di colori e felicità, che cerca la risata con un’umorismo parrocchiale (appunto) da brutta situation comedy, o peggio da B-Movie di 40 anni fa che ora va di moda rivalutare.
Si fatica a circoscrivere le responsabilità, tante e pesanti: perché la sceneggiatura caratterizza i personaggi in modo fasullo, col prete conservatore che dice “Che diavoleria” e dialoghi impossibili (tra le perle: “Il papa sulla montagna bianca con le racchette è un gran fico” oppure “Gli oratori li abbiamo inventati noi, mica i comunisti”); perché la regia non ha senso dell’umorismo e si fa trascinare nella sciatteria dalla produzione, fallendo costantemente ogni climax, soprattutto quelli conclusivi – la finale dei 100 metri e l’ingresso nello stadio olimpico di Londra – che non si vedono per mancanza di fondi; e un cast costretto ad affrontare momenti imbarazzanti, con Giorgio Colangeli che riesce a salvarsi mentre Jordi Mollà soccombe, come dimostra la gag del finto telefonista. Una prova che pare un residuo del famigerato articolo 28 che garantiva film a chiunque avesse un appoggio ministeriale. Qui l’appoggio pare arrivare da un po’ più “in alto”.

EMANUELE RAUCO

    Colonna Sonora info e playlist
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    Interviste i protagonisti raccontano

    Intervista al regista Raffaele Verzillo
    Intervista all'attore Giorgio Colangeli
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