SCHEDA FILM
Trama: Da tanti anni, il ricco stato nordafricano di Wadiya è governato dal Generale Aladeen, un despota viscido dalle posizioni anti-occidentali e anti-semite, che ama circondarsi di avvenenti guardie del corpo donne e mira allo sviluppo di nuove armi nucleari. Ma quando le Nazioni Unite decidono di intervenire contro il suo regime dittatoriale, Aladeen arriverà a mettere a repentaglio la propria vita, pur di impedire alla democrazia di raggiungere il Paese ha così amorevolmente oppresso.
Titolo originale The Dictator
Regia: Larry Charles
Sceneggiatura: Sacha Baron Cohen, Alec Berg, David Mandel, Jeff Schaffer
Fotografia: Lawrence Sher
Montaggio Erran Baron Cohen
Musica: Greg Hayden, Eric Kissack
Cast: Sacha Baron Cohen (Aladeen/Efawadh), Ben Kingsley (Tamir), Jason Mantzoukas (Nadal), Megan Fox, Anna Faris (Zoey), Kevin Corrigan (Slade), Fred Melamed (capo scienziato nucleare), Sayed Badreya (Omar)
Anno: 2012
Durata: 83′
Origine: Stati Uniti
Genere: commedia
Produzione: Four by Two Films, KanZaman Services, Kanzaman
Distribuzione: Universal Pictures
Data di uscita: 15 giugno 2012
Parafrasando una celebre frase di Bertold Brecht si potrebbe dire oggi: “Beata quella democrazia che non ha bisogno di dittatori”, ovvero di un nemico lontano da sconfiggere e omologare, per rinfocolare i propri ideali e magari mantenere sul fronte interno uno status quo tutt’altro che buono e giusto. Più o meno da questo spunto, oltre che da un’attualità che ha visto cadere, negli ultimi anni, numerosi e inafferrabili tiranni (da Saddam a Bin Laden, fino a Gheddafi, la cui fine è sopravvenuta in corso di riprese) trae ispirazione Il dittatore, nuova satira pungente e caustica di usi, costumi e derive imperialiste statunitensi diretta da Larry Charles e scritta e interpretata da Sacha Baron Cohen.
Non occorre stavolta innestare, come avveniva in Borat e in Bruno, realtà e finzione, la storia da raccontare è, pur nelle sue suggestioni fiabesche, quantomai verosimile. In seguito al provvidenziale assassinio di un suo sosia, Aladeen (Sacha Baron Cohen), sanguinario dittatore dell’immaginario stato nordafricano di Wadiya, luogo ricco di risorse minerarie, è posto di fronte ad un bivio: cedere alla democrazia o affrontare l’invasione delle truppe Onu? Balzato in groppa a un cammello bardato per l’occasione, con al seguito uno stuolo di fanciulle body-guard e una corte di inservienti, Aladeen fa rotta verso New York per reclamare i suoi diritti di fronte alla prepotente assemblea delle Nazioni Unite. Ma il subdolo zio Tamir (Ben Kingsley), prono ai dettami del capitalismo e avido delle ricchezze che esso promette, lo fa rapire e sbarbare, sostituendolo con un sosia sempliciotto, pronto a firmare una costituzione e favorire così la rapida spartizione del gas e del petrolio di Wadiya tra le maggiori potenze mondiali.
La diabolica coppia Larry Charles/ Sacha Baron Cohen abbandona dunque stavolta lo stilema, forse oramai usurato, del mockumentary, che costituiva la ragion essere dei lavori precedenti, l’irriverente Borat e il non meno perturbante Bruno, per approdare con Il dittatore a una struttura narrativa decisamente più classica e meno esplicitamente disturbante. Non più spiazzato dai continui salti tra realtà e finzione, scaturiti dall’inserimento di un personaggio di fantasia in una realtà talvolta anche molto cruda (si pensi ai convertitori di omosessuali o ai bifolchi xenofobi incontrati da Bruno) il pubblico stavolta può concedersi qualche risata liberatoria in più e abbandonarsi a un flusso narrativo ben più oliato. Regista e interprete (nonché sceneggiatore) risalgono qui dritti alle radici della farsa più antica, scegliendo di utilizzare un topos di natura quasi ancestrale come quello del sosia, ruolo latore di equivoci e divertimento sin dai tempi della commedia plautina. Non mancano in Il dittatore, le battute politicamente scorrette, vero e proprio cavallo di battaglia di Baron Cohen, che colpiscono con ampie randellate il sistema politico occidentale, i pregiudizi anti-islamici, le egomanie dittatoriali, il post femminismo-bio, aborto, omofobia, xenofobia e quant’altro. Sembra a tratti di assistere a un intreccio tra Il grande dittatore di Chaplin e Il principe cerca moglie di Landis, innestato con l’irriverenza anarchica dei fratelli Marx, la comicità spiazzante di Peter Sellers e con elementi della commedia romantica americana, naturalmente rivisitata con l’opportuno humour mordace. Si veda ad esempio la sequenza che segna il nascere dell’amore tra il tiranno sbarbato e la sciatta militante del biologico incarnata da Anna Faris, nel corso di un parto quantomeno travagliato.
I giochi di parole e la verve slapstick di Baron Cohen non presentano cedimenti, nonostante qualche verbosità di troppo, specie in alcuni dialoghi tra Aladeen e il suo fido fisico nucleare Nadal (Jason Mantzoukas), ma dato l’alto tenore inventivo che caratterizza la pellicola, qualche rallentamento era inevitabile. Quella di Charles/Baron Cohen è infatti una comicità trasversale, che salta continuamente dal triviale al raffinato e vuole suscitare ora la risata più crassa (scambi di persona, fraintendimenti, insospettabili funzionalità di deiezioni corporee), ora quella, magari a denti stretti, di un pubblico colto, capace di cogliere gli ammiccamenti più sofisticati. Il dittatore conferma dunque il talento trasformista di Baron Cohen, capace di fornire il suo personaggio oltre che di un variegato ed esilarante bagaglio di efferatezze, anche di un pizzico di comicità lunare e un’inusuale tenerezza che non risiede solo nel suo più volte recriminato bisogno di “coccole”, ma anche in quella vulnerabilità che proviene dalla sua sostanziale estraneità al mondo che attraversa. L’incontro tra culture è senz’altro uno dei centri nevralgici del film (come lo era anche in Borat e in maniera differente in Bruno) ma vi si aggiunge, stavolta, una sostanziale naturalismo, un’umanità che ai personaggi precedenti della galleria dell’attore ancora mancava.
Scritto il 30.05.2012