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7 giorni all’Avana

Sguardo trasversale su Cuba da parte di sette registi, di nazionalità e stili differenti. Bell'esperimento seppur necessariamente discontinuo, selezionato a Cannes in Un certain regard e in uscita l'8 giugno.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM

Trama: Ambientato nell’arco di una settimana nella capitale cubana, il film si compone di sette episodi – uno per ciascun giorno – nei quali altrettanti registi di diverse nazionalità racchiudono le loro personali visioni della città.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: 7 días en La Habana
Regia: Laurent Cantet, Benicio Del Toro, Julio Medem, Gaspar Noé, Elia Suleiman, Juan Carlos Tabío, Pablo Trapero
Sceneggiatura: Leonardo Padura
Fotografia: Daniel Aranyó
Montaggio: Thomas Fernandez, Rich Fox, Véronique Lange, Alex Rodríguez, Zack Stoff
Musica: Xavi Turull, in collaborazione con Descemer Bueno e Kelvis Ochoa
Cast: Josh Hutcherson, Vladimir Cruz, Emir Kusturica, Alexander Abreu, Daniel Brühl, Melvis Estévez, Elia Suleiman, Cristela De La Caridad Herrera, Mirta Ibarra, Jorge Perugorría, Nathalia Amore
Anno: 2012
Durata: 129′
Origine: Francia, Spagna
Genere: drammatico
Produzione: Full House, Morena Films
Distribuzione: Bim Distribuzione
Data di uscita: 08 giugno 2012

Immagini galleria fotografica
Video trailer e filmati

Trailer italiano
Trailer originale
Clip “El Yuma” (Benicio Del Toro - El Yuma)
Clip “La tentazione di Cecilia” (Julio Medem - La tentaciòn de Cecilia)
Clip “Il rituale” (Gaspar Noé - Ritual)
Recensionescritta da Alessandro Aniballi

I film a episodi firmati da diversi registi riservano – per loro stessa natura – sempre qualche brutta sorpresa, o quantomeno una narrazione discontinua in base alla qualità e alla vena di ogni singolo autore che viene chiamato a partecipare. Accade per certi versi anche a 7 giorni all’Avana, presentato nella sezione Un certain regard a Cannes 65 e in uscita nelle sale italiane a partire dall’8 giugno. Affidato a sette diversi registi, ciascuno impegnato su un diverso giorno della settimana, il film eccelle nell’episodio del giovedì, diretto da Elia Suleiman e intitolato Diary of a Beginner e delude invece nei segmenti del sabato e della domenica, rispettivamente affidati a Juan Carlos Tabío e a Laurent Cantet.

L’impostazione stessa di 7 giorni all’Avana poteva però in questo caso offrire il destro a una debolezza ancora maggiore, quella della possibile mancanza di sincerità di un’operazione siffatta dedicata a Cuba, paese sotto embargo da decenni, baluardo residuo di quel che un tempo fu l’idea di comunismo e oggetto ancora adesso di fronti contrapposti sulla necessità o meno di fare sopravvivere l’eredità della Revolutión. Il pericolo era di guardare con occhi stranieri e dunque distanti da quella realtà (nessuno dei registi è di nazionalità cubana, tranne Juan Carlos Tabío), mischiando sguardo compassionevole e populista. Invece, tranne forse proprio – neanche troppo paradossalmente – nell’episodio diretto da Juan Carlos Tabío (in cui si racconta con toni melodrammatici la fuga clandestina di una ragazza dall’isola), ciò non accade, tutt’altro.
E in tal senso sono preferibili quegli episodi che – mantenendo separati i punti di vista – immettono un personaggio occidentale all’interno del racconto, filtrando dunque lo sguardo: l’episodio di Suleiman per l’appunto (che mette in scena se stesso con la solita consueta lucidità e ironia e con tocchi di genialità assoluta), quello che vede protagonista Kusturica – anche lui nella parte di se stesso – che deve ritirare un premio all’Avana e si ubriaca in modo osceno (la regia è di Pablo Trapero) e il frammento diretto da Benicio Del Toro con protagonista un giovane e ingenuo americano. Fa eccezione come impostazione visiva e concettuale Ritual di Gaspar Noé (il venerdì) che approccia Cuba con uno studio di corpi danzanti e poi penitenti, con grande sensualità e senza alcun psicologismo e/o caratterizzazione di personaggi.

Resta allora complessivamente con 7 giorni all’Avana uno sguardo vitale su Cuba e senz’altro importante, un approccio critico e appassionato alla questione, in cui tra l’altro rivive per un momento (e si spera che accada ancora) lo splendido internazionalismo che animava il mondo dei cineasti negli anni Sessanta e Settanta, quelle operazioni cinematografiche non meramente mercantili ma anche morali e impegnate che – sempre – aprivano la mente. I registi impegnati in questa occasione sono, oltre al serbo Kusturica impegnato come attore: il portoricano Benicio Del Toro, l’argentino Pablo Trapero, lo spagnolo Julio Medem, il cubano Juan Carlos Tabío, l’argentino ma trapiantato in Francia Gaspar Noé, il francese Laurent Cantet e il palestinese apolide Elia Suleiman.

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