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Io e te

A quasi 10 anni da The Dreamers, Bertolucci torna al lungometraggio con un nuovo film sulla crescita adolescenziale e sulla libertà degli spazi chiusi. Dopo Cannes, in sala dal 25. La nostra intervista al regista.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Io e Te

Trama: Lorenzo è un quattordicenne timido e introverso che si rinchiude nella cantina di casa per una settimana, pur di non rivelare a sua madre che non ha intenzione di andare in gita con i suoi compagni di scuola. Qui – incidentalmente – farà irruzione la sorellastra Olivia, in cerca di suoi oggetti abbandonati da anni. Tra i due, dall’iniziale odio e antipatia, nascerà un profondo rapporto affettivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale Io e te
Regia: Bernardo Bertolucci
Sceneggiatura: Bernardo Bertolucci, Niccolò Ammaniti, Umberto Contarello, Francesca Marciano
Fotografia: Fabio Cianchetti
Montaggio Jacopo Quadri
Musica: Franco Piersanti
Cast: Jacopo Olmo Antinori (Lorenzo), Tea Falco (Olivia), Sonia Bergamasco (madre di Lorenzo), Veronica Lazar (nonna di Lorenzo), Tommaso Ragno (Ferdinando), Pippo Delbono (psicologo)
Anno: 2012
Durata: 103′
Origine: Italia
Genere: drammatico
Produzione: Fiction Cinematografica S.p.a., Wildside Media
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: 25 ottobre 2012

Presentato Fuori Concorso al Festival di Cannes 2012.

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Recensionescritta da Alessandro Aniballi

Mancava al nostro cinema la firma di un regista come Bernardo Bertolucci, capace di raccontare la maturità (e l’immaturità) esistenziale come pochi altri e capace di costruire una storia sulle spalle di pochi, pochissimi personaggi. Come in tempi più recenti ne L’assedio e in The Dreamers (mentre, volendo si potrebbe risalire ancora più indietro a Ultimo tango a Parigi), il cineasta parmense ambienta la vicenda del suo nuovo film, Io e te, quasi interamente in un interno, la cantina di un condominio, che è insieme prigione auto-imposta e percorso liberatorio.
Adattamento del romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti, che ha collaborato con il regista in sede di sceneggiatura (insieme a Umberto Contarello e Francesca Marciano), il film ha per protagonista il timido Lorenzo che si rinchiude nella cantina di casa per una settimana, pur di non rivelare a sua madre che non ha intenzione di andare in gita con i suoi compagni di scuola. Qui – incidentalmente – farà irruzione la sorellastra Olivia, in cerca di suoi oggetti abbandonati da anni. Tra i due, dall’iniziale odio e antipatia, nascerà un profondo rapporto affettivo.
Storia semplice e immediata, priva sia di certi intellettualismi tipici dell’autore che di quella enfasi visiva che lo hanno reso celebre in passato, Io e te si concentra sui due personaggi e ne libera ogni sfumatura, facendoli incontrare sul terreno delle reciproche debolezze: la timidezza ossessiva per lui, la droga per lei.
Probabilmente manca in Io e te l’ambizione di voler sovrascrivere, di sovra-interpretare che in altri tempi era tipica dell’autore e che dunque appesantiva certi suoi racconti. Stavolta vi si legge invece l’immediata volontà di raccontare una storia, che si fa anche voglia di vivere e di continuare a fare cinema. Il gesto vitale di Bertolucci – l’essere riuscito a fare un film dopo la malattia che lo ha costretto sulla sedia a rotelle – è un momento importante e positivo per il nostro cinema, che ritrova uno dei suoi autori più apprezzati a livello internazionale. E in tal senso, come motivazione a riprendere in mano la macchina da presa, ha contato non poco la Palma d’oro alla carriera tributatagli nel 2011 dal Festival di Cannes, che per questa sua 65esima edizione lo riaccoglie presentando Io e te Fuori concorso.
Non nuovo all’autobiografismo, Bertolucci si mette giustamente in scena anche stavolta, ma senza per l’appunto sovra-interpretazioni forzate, quanto piuttosto per necessità vitale e vitalistica (per dimostrarci di esserci ancora). Lo psicologo all’inizio del film, interpretato da Pippo Delbono, che appare in sedia a rotelle a parla al ragazzo protagonista, è infatti, ovviamente, il regista stesso. Del resto questo primo dialogo, scritto in maniera eccellente (che stranamente, però, è l’unica sequenza del film diretta male), altri non è che una forma di casting per Jacopo Olmo Antinori al primo ruolo da protagonista (un volto straordinariamente simile a quello di Malcom McDowell da giovane). E se si considera che Delbono riappare all’interno del film in una sequenza-sogno nelle vesti del padre, ecco che questa figura riassume in sé diverse funzioni: analista, genitore e insieme regista. Nel personaggio, Bertolucci mette dunque in scena sé stesso, anche con l’intenzione di abbracciare e proteggere i suoi giovani attori protagonisti: il già citato Jacopo Olmi Antinori (bravo, ma ancora acerbo) e l’eccezionale Tea Falco, fisicità strabordante di catanese, volgare e insieme poetica.


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