SCHEDA FILM: I tre marmittoni
Trama: Dopo aver saputo che l’orfanotrofio nel quale sono cresciuti è prossimo alla chiusura, Larry, Moe e Curly, cercano di mettere insieme ad ogni costo il denaro necessario per salvare la struttura. L’impresa si rivelerà più difficile del previsto per i tre imbranati, che si ritroveranno coinvolti in un reality show e perfino in un omicidio.
Titolo originale: The Three Stooges
Regia: Bobby Farrelly, Peter Farrelly
Sceneggiatura: Mike Cerrone, Bobby Farrelly, Peter Farrelly
Fotografia: Matthew F. Leonetti
Montaggio: Sam Seig
Musica: John Debney
Cast: Sean Hayes (Larry), Will Sasso (Curly), Chris Diamantopoulos (Moe), Jane Lynch (madre superiora), Sofía Vergara (Lydia), Jennifer Hudson (sorella Rosemary), Craig Bierko (Mac), Larry David (sorella Mary-Mengele)
Anno: 2012
Durata: 92′
Origine: Stati Uniti
Genere: commedia
Produzione:
Distribuzione: 20th Century Fox
Data di uscita: 27 giugno 2012
Qualcuno ricorda “I tre marmittoni”, protagonisti di cortometraggi slapstick nell’America dagli anni ’30 in poi? Probabilmente nessuno. Ed è un peccato, perché il trio Moe, Larry e Curly si colloca tra i migliori prodotti nel loro genere, una comicità in buona parte fondata sull’interazione fra i tre attori, a base di schiaffoni, capitomboli, pugni in testa, voci grottesche e fisiognomica ben marcata (il caschetto a Pappagone di Moe, i ciuffi spelacchiati di Larry e il ciccione Curly), e sul loro conflitto con gli ambienti rigidi che li circondano. Una comicità immediata e destabilizzante, radicata nel rovesciamento illogico e nel trionfo della stupidità sulle afose regole sociali, che indiavola le comiche americane dagli anni ’10 di Mack Sennett in poi. Adesso, con I tre marmittoni, i fratelli Farrelly, in netto declino da diversi anni, provano a riportare in vita quei prototipi, riaggiornandoli vagamente al loro spirito cattivo anni 2000 e affidandosi a un trio d’attori poco noti: Chris Diamantopoulos, Sean Hayes e Will Sasso. Ma i Farrelly non sono i Coen, né Tim Burton, e l’operazione vintage non riesce.
L’impresa, a dire il vero, è condotta anche con un certo impegno e serietà. Il gioco di squadra fra i tre neo-Stooges si tiene su ritmi alti, il film non ha un attimo di tregua, e i Farrelly sembrano anche rispettare le coordinate espressive di massima del modello, componendo il loro film di tre episodi concatenati ma ben distinti, in linea con l’orizzonte della breve comica, stringata ed efficace, evocata dal prototipo. In tal senso, è apprezzabile anche la povertà dell’intreccio (il salvataggio di un orfanotrofio, che ricorda impunemente The Blues Brothers), ridotto a puro canovaccio per le gesta fisicamente iperboliche dei protagonisti. Ma, poiché in tal senso il progetto sembra nascere su intenzioni anche filologiche, la ricontestualizzazione ai giorni nostri stride fortemente, sebbene alla resa dei conti venga evocata una dimensione di tempo-non tempo, sospesa e indefinita. La comicità elementare degli Stooges, messa a contatto con facili satire dei reality show alla “Jersey Shore”, risulta depotenziata e sostanzialmente inerte, così come la ripetizione dilatata a lungometraggio di baruffe, vezzi mimici e finte botte finisce per essere uggiosa ed estenuante. E soprattutto sfugge il pubblico di riferimento a cui i Farrelly pensano di mirare come target. Le avvertenze finali sulla finta violenza mostrata nel film farebbero pensare a un pubblico infantile, ma, sia pure ormai annacquata dalla sfiatata ispirazione degli ultimi anni, quella dei Farrelly resta una comicità aggressiva e in parte autoreferenziale, poco digeribile da una platea di giovanissimi. Così come suona un po’ ipocrita mettere in guardia i bambini dal giocare coi martelli, e poi mostrare una simil-sparatoria in cui vari neonati son usati come armi da fuoco, lanciati in aria e calciati per la stanza. Un pubblico non c’è, si ride pochissimo, e ciò sarebbe un male minore se l’operazione dei Farrelly fosse di alta riesumazione autoriale. Ne deriva invece solo un infelice ibrido, in cui è da rilevare almeno un inconsueto e divertente cameo di Larry David nelle vesti di una suora dispotica.
Scritto il 27.06.2012