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Italy: Love It Or Leave It

In concorso a Bellaria nella sezione Italia Doc, convince ed emoziona il film di Luca Ragazzi e Gustav Hofer. Un documentario oltre i confini espressivi del genere.

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Recensionescritta da Massimiliano Schiavoni

L’Italia, le sue contraddizioni, il desiderio di fuga. E la generazione dei trenta-quarantenni attuali, forse una delle generazioni più sfortunate della nostra storia repubblicana, costretta a un tale restringimento degli orizzonti, a un tale abbassamento di ambizioni e aspettative da indurre a sognare altre mete e altri paesi. Che sia l’inizio di una nuova, inauspicabile ondata migratoria italiana nel mondo, come accadde cent’anni fa? Gustav Hofer e Luca Ragazzi, coppia affiatata di filmmaker che già si fecero notare nel 2008 con Improvvisamente l’inverno scorso, provano a raccontarci tutto questo, tramite un viaggio “on the road” nel nostro paese a bordo di una 500, simbolo supremo del nostro benessere piccolo-borghese anni ’50 e ’60. Un benessere che oggi sembra lontano e fatalmente perduto.

Coppia anche nella vita, i due partono da un quesito posto a se stessi, ma diffuso tra molti loro coetanei: restare in Italia o andarsene altrove? L’uno convinto a cambiare paese, l’altro recalcitrante, i due s’incontrano e si scontrano con contraddizioni e speranze, arretratezze e bellezze, passando per dialoghi e testimonianze di Andrea Camilleri, Nichi Vendola, Lorella Zanardo (autrice del bel documentario Il corpo delle donne, 2009), e di gente comune, coraggiosi eroi del quotidiano. Dalla Calabria della faticosa lotta alla ‘ndrangheta alla Bialetti che delocalizza, dalla Sicilia degli abusi edilizi alla Fiat sempre più autoritaria, Hofer e Ragazzi ricorrono a strumenti cinematografici dei più vari, espandendo il linguaggio del cinema documentario a fatto estetico poliedrico e aperto. A brani d’animazione si alternano infatti interviste e materiali di prima mano, mentre la macrostruttura si affida a un omaggio alla migliore e più popolare narrazione-fiction nazionale: la commedia all’italiana, riproposta nell’ “on the road” a coppia eterogenea de Il sorpasso, e in una serie di dialoghi prodigiosi tra gli stessi Hofer e Ragazzi, che si apprezzano una volta di più quando si scopre che sono totalmente improvvisati.

Sì, perché i due hanno anche veri tempi comici, perfettamente complementari tra le risposte brevi e glaciali di Hofer e il “lascia vivere” di Ragazzi. Tempi comici che scaturiscono, per l’appunto, da scambi di battute libere e non programmate. Un prodigio, dunque. Da Il sorpasso, il gioco delle citazioni si dirama, a celebrare una delle stagioni più belle del nostro cinema: una visita suoi luoghi dell’Armata Brancaleone (citata anche nella 500 che cambia colore, come cambiava colore il cavallo di Vittorio Gassman) e soprattutto un coraggiosissimo remake della sequenza più emozionante di Una giornata particolare. Dove sulla terrazza che fu di Sophia Loren e Marcello Mastroianni con l’opprimente voce radiofonica in sottofondo di Mussolini, stavolta sono Hofer e Ragazzi a ripiegare le lenzuola mentre in sonoro ripassano le prese di posizione più biecamente omofobiche di Silvio Berlusconi. Il linguaggio documentario dev’essere anche questo. Il coraggio di osare, camminando sui crinali dei generi, e scavalcandoli sequenza dopo sequenza. Perché sia il linguaggio a veicolare significati, e non (soltanto) le parole.

MASSIMILIANO SCHIAVONI


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Intervista a Gustav Hofer, co-regista del film
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