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Un roseo 2011, ma un fosco 2012

Presentato oggi a Roma Rapporto – Il Mercato e l’Industria del Cinema in Italia 2011, edito dalla Fondazione Ente dello Spettacolo. Preoccupazione per i dati negativi dei primi due trimestri del 2012.

Intervista a Giampaolo Letta Presidente Medusa
Intervista a Lionello Cerri Presidente Anec
Intervista a Riccardo Tozzi Presidente Anica
Intervista a Dario E. Viganò Presidente Feds
Intervista a Nicola Borrelli Direttore Cinema MiBAC

Un’annata abbastanza soddisfacente per il nostro cinema, ma prospettive piuttosto fosche all’orizzonte. Questo a grandi linee è quanto emerso oggi dalla conferenza di presentazione del Rapporto – Il Mercato e l’Industria del Cinema in Italia 2011, volume edito dalla Fondazione Ente dello Spettacolo che fotografa l’andamento del settore cinematografico italiano. Come dichiarato dal presidente della Fondazione, Dario Edoardo Viganò, il 2011 è stata una buona annata, ma i primi sei mesi del 2012 sono tutt’altra storia. Ed è per questo che, al di là dei dati positivi riscontrabili nell’utilissimo volume, i rappresentanti delle istituzioni presenti all’incontro si sono concentrati soprattutto su ciò che al momento li preoccupa di più, ovvero i dati negativi del settore registrati nei primi due trimestri del 2012, necessariamente al di fuori del “Rapporto 2011”, ma al centro del dibattito economico culturale del momento.
Nel complesso si deve registrare un calo d’interesse dal parte del pubblico nei confronti della commedia, genere che ha fatto invece salire vertiginosamente il termometro del box office a partire dal 2010. Prosegue inoltre la crisi del cinema Usa, mentre i finanziamenti statali assumono sempre più forma “indiretta” e la digitalizzazione delle sale, pur procedendo, arranca.
Ma se l’intervento statale tramite il Fus è vistosamente diminuito, crescono invece le opere prime e seconde prodotte, con risultati qualitativamente – e non solo – encomiabili, come ha dichiarato l’ex Amministratore Delegato di Cinecittà Luce Luciano Sovena, sottolineando i successi, anche in termini di vendite estere, di pellicole come Corpo Celeste di Alice Rohrwacher e Le quattro volte di Michelangelo Frammartino.
Riccardo Tozzi, presidente dell’ANICA ha sottolineato poi ulteriormente come la crescita segnalata dal “rapporto 2011” “ce la siamo probabilmente già lasciata alle spalle”. Sebbene dunque nel 2011 si sia registrato un incremento della quota di mercato per il cinema italiano che ha raggiunto il 37% contro il 46% del cinema Usa e ben 18 film nostrani abbiano superato il milione di incassi, da dicembre in poi il calo è stato implacabile e inarrestabile. Probabilmente siamo, ha dichiarato Tozzi: “Alla fine di un ciclo per l’intera filiera dell’audiovisivo e bisogna ripensarne uno completamente nuovo” ovvero un nuovo marketing, un nuovo sistema produttivo, distributivo e un nuova tipologia di esercizio. Interessante poi l’annotazione di stampo “contenutistico” fatta dal presidente ANICA, che ha sottolineato come la crisi della commedia nostrana indichi che bisogna tornare a quel “cinema dell’umano”, storicamente appannaggio della nostra produzione, ma che ora sembra un’esclusiva del cinema d’oltralpe, grazie al successo di Quasi amici.
Preoccupa anche il calo degli introiti pubblicitari televisivi e dell’intero comparto, che si ripercuote sul cinema in maniera ancor più evidente nel caso di Medusa Film, società controllata dal gruppo Mediaset. Il presidente della società Giampaolo  Letta ha annunciato che la crisi sarà affrontata diminuendo senz’altro le produzioni, ma concentrandosi su prodotti di qualità, oltre che dal dichiarato appeal commerciale.

Comune è stata poi la preoccupazione per la chiusura estiva delle sale cinematografiche, dovuta soprattutto a carenza di prodotto valido. Prosegue dunque la polemica esplosa al Festival di Cannes in seguito alla decisione da parte di Medusa e 01 di distribuire due pellicole molto attese come Io e Te di Bernardo Bertolucci e Reality di Matteo Garrone in autunno anziché a ridosso del successo (e dei premi, nel caso del film di Garrone) riscosso alla Croisette. Ma non si tratta di proteste peregrine, gli esercenti, senza prodotti di richiamo da mostrare sui loro schermi rischiano di chiudere, se non definitivamente, di certo per l’intera stagione estiva. E un vero “grido di dolore” lo ha levato a tal riguardo Lionello Cerri, presidente dell’ANEC, che ha annunciato la chiusura definitiva quest’anno di ben 70 schermi, oltre a confermare il calo dei presenze nei cinema del -15% da gennaio e addirittura del -50% nel solo mese di giugno.

Importante per favorire gli esercenti è poi la distribuzione dei grandi blockbuster in contemporanea con il resto del mondo o perlomeno d’Europa, cosa che non accadrà adesso per titoli molto attesi come Il cavaliere oscuro – Il ritorno e Prometeus, che in Europa si vedranno in estate, mentre in Italia rispettivamente soltanto dal 29 agosto e dal 19 ottobre. Quanto allo swich off digitale, che manderà in pensione definitivamente la pellicola, al momento i costi continuano a ricadere sui sempre più vessati esercenti. Ma si attende proprio in questi giorni l’approvazione di un decreto legge che consentirà la cedibilità del credito d’imposta anche al piccolo e medio esercizio.

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