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È stato il figlio

Buonissima accoglienza per il primo film italiano in concorso a Venezia 69. Le nostre interviste al regista Daniele Ciprì e a Toni Servillo e Giselda Volodi.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: E’ stato il figlio

Trama: La famiglia Ciraulo è composta da sei persone: Nicola e sua moglie, i figli Tancredi e Serenella, nonno Fonzio e nonna Rosa, i genitori di Nicola, che abitano insieme a loro. Vivono in condizioni umili nella periferia di Palermo, e affrontano la dura realtà in relativa serenità. Fino a quando, al ritorno da una gita al mare insieme ai loro vicini di casa, un proiettile vagante – destinato ad un regolamento di conti fra bande rivali – colpisce a morte la piccola Serenella. La disperazione è incommensurabile, ma si aprirà uno spiraglio di speranza per un cambiamento economico…

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale E’ stato il figlio
Regia: Daniele Ciprì
Sceneggiatura: Daniele Ciprì, Massimo Gaudioso
Fotografia: Daniele Ciprì
Montaggio Francesca Calvelli
Musica: Carlo Crivelli
Cast: Toni Servillo (Nicola Ciraulo), Giselda Volodi (Loredana Ciraulo), Giuseppe Vitale (amico di Nicola), Alfredo Castro (Busu), Aurora Quattrocchi (nonna Rosa), Alessia Zammitti (Serenella Ciraulo), Fabrizio Falco (Tancredi Ciraulo), Benedetto Raneli (nonno Fonzio), Pier Giorgio Bellocchio (sordomuto)
Anno: 2011
Durata: 90′
Origine: Italia, Francia
Genere: thriller
Produzione: Passione, Babe Films, in collaborazione con Palomar, Rai Cinema, Faro Film, Aleteia Communication
Distribuzione: Fandango
Data di uscita: 14 settembre 2012

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Recensionescritta da Massimiliano Schiavoni

Ciprì ci sa fare. Giunto alla prima opera senza Maresco e prontamente invitato in concorso a Venezia 69, con E’ stato il figlio l’autore palermitano tiene alta una volta tanto la bandiera italiana nella sezione competitiva del festival, spesso a rischio di ululati in sala negli ultimi anni. Tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Alajmo, interpretato da un bel cast, con al centro Toni Servillo ma anche ben valorizzato nella coralità d’impianto (Giselda Volodi, Aurora Quattrocchi, Fabrizio Falco e il cileno Alfredo Castro giunto direttamente dai film di Pablo Larraìn), Ciprì si riaffida al suo spiccato gusto per il grottesco per un racconto divertente e crudele, autoironico ma anche capace di farsi prendere sul serio, specie nel suo progressivo, tragico crescendo. Una vicenda esemplare e classica, quasi un apologo intorno al mito arcaico del denaro, fonte di una possibile redenzione ma piovuto in mano a un capofamiglia troppo stupido. E, si scoprirà in seguito, ben affiancato anche da altri meno sospettabili componenti del nucleo.

Ciprì compie scelte non scontate, a partire dalla sua consueta contaminazione estetica: pagine di musical, spunti da melodramma operistico non solo nell’utilizzo della musica, ma anche nella composizione di vere coreografie registiche, come nella bella sequenza delle comari che si chiamano e si affacciano tra le finestre e le spiraliche scale del condominio. Colpisce soprattutto la sua capacità, rara nella produzione italiana attuale di maggiore richiamo, di “vedere” in termini di cinema. Ciprì vede e mostra agli spettatori, compiendo precise scelte estetiche, sapientemente consapevoli della combinazione tra immagine e suono. Il gusto per l’inquadratura espressiva, sopra ogni cosa. Basti pensare, nella sequenza in spiaggia, al sagace taglio di un quadro: sulla sinistra, gigantesco e fuori fuoco, il tavolo con le padelle del cibo consumato. Al centro, la mamma consiglia di non fare il bagno a sua figlia. Chi fa ridere utilizzando gli strumenti minimi e più essenziali del cinema, dispone di vero talento narrativo per immagini.

Certo, il sopra-le-righe è costante, ma è scelto quasi come “categoria morale” a prescindere, come terreno di ricerca espressiva. E che sfocia, oltretutto, in un finale emotivamente ambiguo. Di nuovo assistiamo alla dilatazione in mostruoso di un'(in)sospettabile nonna, ma a fianco del grottesco urlante scorre parallela una vena puramente tragica, nel pianto silenzioso di Giselda Volodi, così come nella terribile colluttazione tra Servillo e il figlio. In tutto questo, forse è proprio Toni Servillo a steccare qua e là: si apprezza molto il tentativo di affidargli un ruolo inedito, lontano dalle freddezze psicotiche dei personaggi che l’hanno reso molto apprezzato al cinema. Tuttavia, qui ogni tanto resta un po’ vittima del sopra-le-righe, come costretto in vesti a lui poco familiari. A tratti fin troppo aderente al personaggio, altrove “esterno” al suo Nicola Ciraulo, come se lo osservasse da fuori, ridendone (un po’ troppo) insieme a noi. In ogni caso, ben vengano E’ stato il figlio e Daniele Ciprì, che ha il coraggio di osare e di sfidare la propria creatività. Merce rara in casa nostra.

MASSIMILIANO SCHIAVONI


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Interviste i protagonisti raccontano

Intervista a Daniele Ciprì, regista di È stato il figlio
Intervista a Toni Servillo, protagonista di È stato il figlio
Intervista a Giselda Volodi, interprete di È stato il figlio
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Intervista a Daniele Ciprì, regista di È stato il figlio
Intervista a Toni Servillo, protagonista di È stato il figlio
Intervista a Giselda Volodi, interprete di È stato il figlio