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Gebo e l’ombra

A 104 anni un nuovo miracolo da De Oliveira: un racconto malinconico e intimista che mette a confronto gioventù e vecchiaia. Fuori concorso a Venezia.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM Gebo e l’ombra

Trama: Alla fine del diciannovesimo secolo, un rispettabile ma povero patriarca è costretto a sacrificarsi per proteggere il figlio fuggiasco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale O Gebo e a Sombra
Regia: Manoel de Oliveira
Sceneggiatura: Manoel de Oliveira
Fotografia: Renato Berta
Montaggio Valérie Loiseleux
Cast: Michael Lonsdale (Gebo), Claudia Cardinale (Doroteia), Jeanne Moreau (Candidinha), Ricardo Trêpa (João), Leonor Silveira (Sofia), Luís Miguel Cintra (Chamiço)
Anno: 2012
Durata: 95′
Origine: Portogallo, Francia
Genere: drammatico
Produzione: MACT Productions, O Som e a Fúria
Distribuzione:
Data di uscita:

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Video trailer e filmati

Trailer originale
Recensionescritta da Alessandro Aniballi

Ormai è inutile continuare a sorprendersi di fronte a ogni nuovo “ultimo” film di Manoel De Oliveira, che a dicembre compirà 104 anni. Un caso unico di longevità non solo al cinema, quanto probabilmente in ogni attività umana. Stavolta De Oliveira porta a Venezia fuori concorso O Gebo e a sombra, tratto dal testo teatrale di Raul Brandão, incentrato sulla figura di un figliol prodigo prima fuggito di casa per dedicarsi al furto e poi improvvisamente di ritorno. Con pochi personaggi e un cast eccellente (Gebo interpretato da Michael Lonsdale; la moglie da Claudia Cardinale; il figlio da Ricardo Trêpa; la nuora da Leonor Silveira e i due vicini da Jeanne Moreau e Luís Miguel Cintra), De Oliveira mette in scena un dramma da camera su rimpianti e solitudini, vecchiaia e follia giovanile, lasciando la macchina da presa per quasi l’intero film all’interno di un unico spazio, l’ingresso-soggiorno dell’abitazione di Gebo.

Ennesima sfida e prova estrema di regia, De Oliveira dunque porta avanti anche in O Gebo e a sombra il suo discorso sulla rarefazione narrativa e visiva, dove – come sempre – ha un ruolo fondamentale l’apporto alla fotografia di Renato Berta, capace di donare colori caldi e insieme spenti all’interno di casa di Gebo, così come sprazzi improvvisi di post-espressionismo e/o di quadro d’epoca per i pochi e incisivi esterni.
Il maestro portoghese ha dichiarato di aver avuto il desiderio di raccontare, pur adattando un testo dei primi del Novecento, la neo-povertà in cui sta ripiombando l’Europa in questi anni, come del resto aveva già fatto parzialmente ne Lo strano caso di Angelica; eppure questo discorso rimane sullo sfondo. Al centro di O Gebo e a sombra vi è il confronto tra la rassegnazione cui si è arreso chi ha accettato la propria vita infelice (Gebo, la moglie, la nuora e tutti gli altri) e l’incapacità al contrario di vivere la vita così come ha voluto il destino (il figlio). E’ in questo gioco che si muovono le pagine più belle del film, dall’affettuosa riunione tra vicini spesa a parlare amabilmente del più e del meno all’evocazione delle insoddisfazioni recondite del figlio, fino alla sua apparizione e allo scontro con i parenti.

Ciò che convince in realtà meno in Gebo e a sombre è una scrittura che a tratti appare stancamente ripetitiva, vagamente chiusa in se stessa, forse troppo sfilacciata, per un film che probabilmente doveva durare meno dei suoi 95 minuti, come del resto accade negli ultimi film del regista portoghese che tra Belle toujours, Cristovao Colombo e Angelica, ha oscillato tra i 70 e gli 80 minuti di durata, un’essenzialità del tocco sostanzialmente perfetta e che ribalta le lunghe durate di diversi suoi capolavori del passato. Vi si è ragionato poco probabilmente, ma anche di questo andrà tenuto conto: delle forme sempre cangianti che il cinema di De Oliveira ha assunto nel corso degli anni e di cui O Gebo e a sombra rappresenta sì un episodio minore, ma tutt’altro che trascurabile.


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