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The Iceman

Brividi e vere inquietudini con il film di Ariel Vromen, fuori concorso a Venezia 69. Protagonista un ottimo (come sempre) Michael Shannon.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: The Iceman

Trama: La vera storia di Richard Kuklinski, marito amorevole, padre devoto e spietato killer al quale sono stati imputati oltre 250 omicidi tra il 1954 e il 1985.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: The Iceman
Regia: Ariel Vromen
Sceneggiatura: Morgan Land, Ariel Vromen
Fotografia: Bobby Bukowski
Montaggio Danny Rafic
Musica: Haim Mazar
Cast: Michael Shannon (Richard Kuklinski), Winona Ryder (Deborah Kuklinski), Ray Liotta (Roy Demeo), David Schwimmer (Josh Rosenthal), Chris Evans (Robert Pronge), Robert Davi (Leo Marks), James Franco (Marty), Stephen Dorff (Joey Kuklinski), Hector Hank (Earl), Erin Cummings (Ellen), Christa Campbell (Adele)
Anno: 2012
Durata: 98′
Origine: Stati Uniti
Genere: thriller
Produzione: Bleiberg Entertainment, Millennium Films, RabbitBandini Productions
Distribuzione:
Data di uscita:

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Recensionescritta da Massimiliano Schiavoni

Identificazione di un killer. Anzi, identificazione in un killer. Il tentativo non è nuovo e si allinea a una tendenza molto americana: spingere il pubblico all’immedesimazione emotiva con un personaggio psicotico, del tutto condannabile ma a suo modo umano e sorretto da un proprio codice etico. E, soprattutto, che si trova a muoversi in un universo spietato almeno quanto lui. La lista di autori e opere che si sono confrontati con una simile prova è lunghissima e The Iceman di Ariel Vromen, presentato fuori concorso a Venezia 69, si configura in prima battuta come una riproposizione di questa torsione emotiva. Il film prende le mosse dalla vicenda realmente accaduta di Richard Kuklinski, killer al soldo di varie mafie per più di trent’anni, che espresse una propria “vocazione professionale” fin dalla giovanissima età. Pur mantenendo un certo distacco rispetto al suo protagonista, Vromen ne assume il punto di vista, collocandolo in un universo schizoide e malato, di cui Kuklinski è solo un elemento, e apparentemente nemmeno il peggiore. Quantomeno ha qualche ragione personale, visto che fin da piccolo si ritrovò prigioniero della psicosi a seguito di violenze subite ripetutamente da parte di suo padre.

Chiamando Michael Shannon a incarnare il protagonista, Vromen ha compiuto una delle scelte più facili, ma infine anche delle più felici. Perché se è vero che a breve dovremo aprire una raccolta di firme per liberare Shannon dai ruoli di psicotico, è altrettanto vero che l’attore si produce in un’ennesima prova maiuscola. Colpisce più di tutto, sia nella prova di Shannon sia nella scrittura del film, l’evocazione di un universo disturbato, ben sottolineato da una ripetuta e mai stonata enfasi audiovisiva. Dalle inquadrature spesso sghembe e decentrate all’uso del commento sonoro, Vromen rappresenta in modo quasi mai scontato la scissione su cui si fonda l’esistenza di Kuklinski. Che da un lato è assassino di freddezza siderale, dall’altro è mosso da un inappagabile desiderio di normalità e banalità borghese. Pur muovendosi in un contesto cinematografico classico e non troppo inventivo, Vromen risulta comunque più violento e morboso della media. I pugni nello stomaco sono ripetuti, e man mano ci ritroviamo ad assumere come consueta realtà quotidiana un paesaggio di nefandezze inaudite. L’immedesimazione rovesciata, insomma, si compie perfettamente, e il film si mantiene avvincente anche grazie a un’eccellente aderenza al genere noir. Intorno a Michael Shannon, una girandola di ottimi attori e attrici, a partire dal ripescaggio di Winona Ryder, credibilissima moglie che non sa o non vuol sapere, allo spietato (come sempre) Ray Liotta. E poi David Schwimmer, Chris Evans, Stephen Dorff, e pure un cameo di James Franco. Tutti più o meno chiamati a fare una brutta fine. Perché ogni americano ha il proprio sogno, distorto o meno, parrebbe dire Vromen. Anche Kuklinski aveva elaborato il proprio. Uccidere per la mafia, per permettersi il lusso di essere amato.

MASSIMILIANO SCHIAVONI


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