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Stories We Tell

A metà tra l'indagine e il diario di famiglia, il terzo lungometraggio di Sarah Polley - alle Giornate degli autori - ha affascinato e divertito parlando di memoria e identità.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Stories We Tell

Trama: Esplorando i generi della narrazione, la sceneggiatrice e regista Sarah Polley, scopre che la verità dipende da chi la dice. Polley ha il ruolo di regista ma anche di investigatrice, poiché indaga tra i segreti di una famiglia di cantastorie. Scherzosamente interroga un cast di personaggi più o meno affidabili, provocando risposte schiette, ma perlopiù contraddittorie, alle medesime domande. Mentre ognuno riferisce la propria versione della mitologia familiare, i ricordi attuali si trasformano in fugaci apparizioni nostalgiche di un passato movimentato e divertente e delle ombre che si celano sotto la superficie. Polley svela i paradossi per mostrare l’essenza della famiglia: un intenso, caotico e amabile groviglio di contraddizioni.

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: Stories We Tell
Regia: Sarah Polley
Sceneggiatura: Sarah Polley
Fotografia: Iris Ng
Montaggio Michael Munn
Musica: Jonathan Goldsmith
Anno: 2012
Durata: 108′
Origine: Canada
Genere: documentario, drammatico
Produzione: The National Film Board of Canada
Distribuzione: I Wonder Pictures
Data di uscita: 26 giugno 2014

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Trailer originale
Recensionescritta da Giovanna Barreca

In una Mostra al femminile con tanti lungometraggi realizzati da cineaste, anche nelle Giornate degli autori non manca lo sguardo dolce, divertente e allo stesso tempo impietoso di una nuova e interessante autrice: Sarah Polley con Stories we tell, un lungometraggio/indagine sul passato della sua famiglia che diventa una narrazione umana di anime fragili che devono rielaborare un lutto e conoscere una verità negata per molto tempo (anche alla stessa Sarah). Il film inoltre ci conferma il talento di una cineasta che, opera dopo opera, sta affinando il suo stile. Stories we tell infatti arriva dopo le interpretazioni come attrice della Polley per Terry Gilliam (Le avventure del Barone di Munchausen), per Atom Egoyan nel capolavoro Il dolce domani e per Kathryn Bigelow che la volle per Il mistero dell’acqua: era lei infatti la giovane e algida assassina nella narrazione di due mondi temporalmente distanti.

Dal 2002 l’attrice canadese è passata alla regia, prima optando per la trasposizione del racconto dell’amica scrittrice Alice Munro in Away from her e poi scrivendo lei stessa la sceneggiatura di Take This Waltz del 2011 e di Stories we tell, che dalle Giornate attraverserà l’Oceano per essere presentato a Toronto e in altre kermesse, prima – ci auguriamo – di approdare in sala dove potrebbe coinvolgere un pubblico trasversale: chi ama le storie che portano con se il patrimonio di una memoria condivisa, chi ama il racconto del reale attraverso la forma del documentario, chi vuole affidarsi al cinema d’autore autentico che anche quando narra vicende personali sa mettere i giusti filtri tra la realtà diegetica rappresentata e lo spettatore. Anche se i suoi familiari, amici, amanti ipotetici della madre, vengono dall’inizio del film presentati come una sorta di personaggi pronti a giocare/recitare con la macchina cinema (tante le inquadrature del set che li circonda fatto di luci, cavi, pose, ecc.) sono loro i reali testimoni del passaggio in vita di una donna vitale, inquieta, debole, fragile e incapace di darsi per vinta che era la madre della Polley, attrice in gioventù insieme al futuro marito e padre di due dei suoi tre figli. Le forme della rappresentazione sono costruite in modo tale da non tradire la psicologia di nessuno di loro, non a caso vengono sempre intervistati in ambienti da loro ritenuti ‘sicuri’ e accoglienti: la casa, il giardino, lo studio. E tutte le loro descrizioni, sensazioni, racconti di vita completano il puzzle della memoria. Ma all’autrice canadese questo non bastava e, quasi rubando al cinema del regista armeno Iosseliani gli umori surreali e comico-grotteschi della vita, infarcisce tutta la narrazione di mistero: chi è il suo vero padre tra gli uomini intervistati? Chi arricchirà tra gli intervistati il diario che il padre della Polley legge e che è lo scheletro sul quale poggia l’intera narrazione? Un film dagli aspetti sorprendenti che sa commuovere e anche divertire e non a caso termina con un ipotetico amante della madre della Polley che dopo aver negato la loro relazione per tutto il film (i suoi sono passaggi rapidi che però si susseguono nel corso della narrazione), alla fine ammette di aver trascorso una notte con la donna.

GIOVANNA BARRECA


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