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The Master

Le pulsioni di una mente pura e incorruttibile sono al centro del nuovo film di Paul Thomas Anderson, governato dai suoi eccellenti interpreti Joaquin Phoenix e Phillip Seymour Hoffman vincitori a Venezia della Coppa Volpi.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: The Master

Trama: Freddie Quell è un reduce della Seconda Guerra Mondiale senza particolari aspirazioni, la cui abilità principale è quella di saper distillare bevande alcoliche a partire da qualsiasi materia prima, purché altamente tossica. La sua mente, turbata dall’esperienza bellica e minata forse anche geneticamente dal seme della follia, pare dunque il terreno più fertile per lasciar sviluppare il germe di un nascente fondamentalismo religioso. A tentare la “conversione” sarà il seduttivo Lancaster Dodd, Maestro della “Causa”, una setta che crede nell’eternità e reincarnazione dell’anima e cerca di risalire alle sue passate vite tramite mesmeriche “procedure” simil-ipnotiche.

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: The Master
Regia:  Paul Thomas Anderson
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
Fotografia: Mihai Malaimare Jr.
Montaggio Leslie Jones, Peter McNulty
Musica: Jonny Greenwood
Cast: Philip Seymour Hoffman (Lancaster Dodd), Joaquin Phoenix (Freddie Quell), Amy Adams (Peggy Dodd), Laura Dern (Helen Sullivan), Kevin J. O’Connor (Bill William), Jesse Plemons (Val Dodd), Ambyr Childers (Elizabeth Dodd), Rami Malek (Clark)
Anno: 2012
Durata: 137′
Origine: Stati Uniti
Genere: drammatico
Produzione: Ghoulardi Film Company, Annapurna Pictures
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: 03 gennaio 2013

In concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2012.

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Recensionescritta da Daria Pomponio

Lungi dall’essere un film biopic sul fondatore di Scientology – la setta religiosa più amata dai divi hollywoodiani, Tom Cruise e John Travolta in testa – The Master di Paul Thomas Anderson è un viaggio erratico nelle pulsioni basilari dell’essere umano e un nuovo tassello nell’esplorazione da parte del regista statunitense sugli archetipi della propria cultura. Anche più de Il petroliere, che inscenava l’eterno conflitto tra capitalismo e religione, The Master risale ad elementi fondativi della cultura statunitense come quel misto di fascinazione e paura che caratterizza l’incontro con la natura selvaggia, riportando i dissidi del western in una dimensione quasi atemporale (pur essendo il film ambientato nel 1950), sospesa tra mito e realtà. Complesso e ambizioso, come dimostra anche la scelta del formato di ripresa, un maestoso 70mm, il film di Anderson porta sul grande schermo un personaggio classico della narrativa statunitense (si vedano L’urlo e il furore di Faulkner e Uomini e topi di Steinbeck): quello dell’idiota, spirito libero, puro, incontaminato e all’occorrenza irrazionalmente violento.

Nucleo pulsante di The Master è l’utopia della civilizzazione di una mente inconsapevolmente incivile, quella del protagonista del film, Freddie Quell (un eccellente e metamorfico Joaquin Phoenix), un reduce della Seconda Guerra Mondiale senza particolari aspirazioni, la cui abilità principale è quella di saper distillare bevande alcoliche inebrianti a partire da qualsiasi materia prima, purché altamente tossica, comprese le sostanze contenute in un missile. La sua mente, turbata dall’esperienza della guerra e minata forse anche geneticamente dal seme della follia proveniente dal ramo materno, pare dunque il terreno più fertile per lasciar sviluppare il germe di un nascente fondamentalismo religioso. A tentare la “conversione” sarà il seduttivo Lancaster Dodd (Phillip Seymour Hoffman), Maestro della “Causa”, una setta che crede nell’eternità e reincarnazione dell’anima e cerca di risalire alle sue passate vite tramite mesmeriche “procedure” simil-ipnotiche. Ripescato dalle acque come Noè e trasportato dal Maestro sul suo battello, che fa rotta evidentemente verso nuove terre da civilizzare (impossibile non leggervi una metafora del viaggio verso il nuovo Mondo dei padri pellegrini), Freddie inizierà una lunga e complessa relazione con Lancaster, in cui però i ruoli di discepolo e maestro, servo e padrone si ribalteranno continuamente. Freddie incarna infatti solo apparentemente il “discepolo” perfetto, il selvaggio da educare, egli è invece soprattutto oggetto di una profonda invidia da parte del Maestro, perché possiede quella purezza che lui, neanche sorbendo una delle sue venefiche pozioni, potrà mai (più) raggiungere.

Il film di Anderson procede dunque nell’analisi del rapporto tra i due protagonisti in maniera sottile e rinnegando programmaticamente qualsiasi evoluzione classica o di maniera, sia dal punto di vista narrativo che nello sviluppo dei personaggi. Ne deriva una sostanziale freddezza del racconto che, se da un lato tende a mantenere lo spettatore ai margini dell’identificazione con i personaggi, dall’altra rafforza via via il substrato simbolico del film, la sua portata a-storica e universale. A rinsaldare questa impressione è poi il fatto stesso che le cosiddette “procedure” messe in atto dalla setta non abbiano una visualizzazione, così come i processi mentali del protagonista. Tutto si svolge dunque nel regime del reale e proprio in questo negare il mentale, l’onirico e il soprannaturale, risiede la vera e cogente critica del film ai dettami di Scientology. La stessa imprevedibilità delle reazioni del protagonista rinforza poi l’idea che l’uomo nella sua natura più schietta e pura, selvaggia e violenta, non risponda a regola o teorizzazione alcuna e, tentare di plasmare la sua mente con dinamiche seduttive e reiterative, è solo un gioco di bambini, senza alcun valore scientifico.

DARIA POMPONIO


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