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Falso specchio

Falso specchio – Finalmente documentario

(Rubrica a cura di Silvio Grasselli)

falso-specchio-interno.jpg05/05/09 – Ancora da Lisbona. A due giorni dalla chiusura del festival, con i premi gia consegnati, non resta che il tempo per alcuni appunti sparsi. Il primo riguarda il nuovo interesse e la nuova domanda nel pubblico e in certa critica internazionale per il documentario politico. Una delle due nuove sezioni dell`Indie Lisboa di quest`anno era per l`appunto tutta dedicata al docuemntario sociale, d`inchiesta e di reportage “politico”. E forse non è un caso che il più prestigioso festival dedicato al documentario, Vision du Reel (Nyon 23-29 aprile 2009), abbia tributato il suo maggior riconoscimento a “L`encerclement – La democratie dans les rets du neoliberisme” di Richard Brouillette, film canadese presentato anche qui, a Lisbona, in Pulasr do mundo, sezione patrocinata da Amnesty International e riservata al cinema documentario engage, e che alla fine anche qui il film si sia guadagnato una menzione speciale e il premio del pubblico per il miglior lungometraggio. Un film-pamphlet, un vero e proprio “trattato cinematografato” che mescolando testimonianze e interviste, immagini di repertorio e nuove documentazioni, monta un discorso ampio e cadenzato sull`economia mondiale e le conseguenze del neoliberismo. Uno spazio appena maggiore lo riserviamo invece alla riconferma di una delle piu grandi documentariste del cinema contemporaneo, Heddy Honigmann, che con “El olvido” (“Oblivion”, 2009) torna nella sua Lima a grande distanza di tempo dalle precedenti incursioni (tra le quali la piu celebre e celebrata e “Metal and melancholy” del 1994) non per approssimare un generico ritratto d`una città  o d`una nazione, quanto piuttosto per tentare una ricongnizione nel ricordo e nell`identità  d`un popolo attraverso lo sguardo lucido dei “servitori dei potenti”, dei cameriei, degli artigiani, dei saltimbanchi. Attraverso il dialogo (senza negare ai microfoni la presenza della propria voce) e l`osservazione Honigmann procede nella sua ricerca sulla memoria che i peruviani conservano dei passati dittatori, dei soprusi, delle ingiustizie patite; una ricerca sulla capacità  di agire e reagire, di sopravvivere.

Ultima piccola nota per due piccoli film, altrimenti persi nel mare magnum dei programmi dedicati ai cortometraggi. La prima segnalazione per il documentario tedesco “Cosmic Station”, di Bettina Timm. Un film di appena mezz`ora che nel racconto della vita sospesa e abbandonata d`un piccolo gruppo di scienziati rimasti da soli a condurre le proprie importanti ricerche in una base scientifica in rovina dopo la caduta dell`Unione Sovietica, mette la malinconica poesia dei monti armeni, dei giorni solitari di questi paradigmatici superstiti; la cronaca scientifica dei limiti estremi della fisica contemportanea e la riflessione filosofica di scienziati eremiti certi del naturale confine tra scienza e religione. Poi il danese “12 Notes down” di Andreas Koefoed, mostrato nella sezione Indie Junior dedicata ai piccoli. Si tratta di nuovo d`un film di mezz`ora, il breve ed emozionante racconto degli utlimi giorni di Jorgis – quattordicenne protagonista, nel pieno dello sviluppo adolescenziale – corista nell`ensemble delle voci bianche della scuola. Un inconsueto punto di vista sulla difficoltà  di crescere, sulla durezza di alcune scelte inevitabili, sul senso profondo, bello e terribile, della rinuncia. A martedi.

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