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Witness: Libya

Cortocircuito tra cinema e tv attraverso l'interessantissimo documentario per la tv del regista libico Abdallah Omeish che testimonia il lavoro sul campo di fotografi borderline.

Parlando di Roberto Saviano e del suo impegno Michael Mann ha dichiarato in un’intervista a Mario Sesti: “Quando i personaggi sono spinti da conflitti interni o circostanze esterne ad adottare con le loro azioni una linea di condotta al di fuori della prassi comune, a volte c’è una liberazione, la vita è più intensa, la percezione è più nitida. Spesso mi sono interessato a personaggi che si sono trovati in zone borderline”. E questo aspetto devo aver portato il presidente della Giuria della 69esima Mostra del cinema di Venezia a produrre Witness: Libya, diretto da Abdallha Omeish, presentato Fuori concorso in Laguna. Il documentario è il primo di 4 prodotti pensati per la televisione (andranno in onda sul canale HBO americano) e testimonia – attraverso un ritratto non edulcorato e utilizzando immagini e scatti fotografici – il lavoro di alcuni reporter, le loro azioni sul campo, che spesso non si limitano a fotografare o riprendere ma vivere con passione il conflitto, schierandosi. Il protagonista è la guerra in Libia in tutta la sua drammaticità. La pagina dell’attacco violento a Misurata del 20 aprile 2011, dove persero la vita il fotografo americano Chris Hondros e l’inglese Tim Hetherington è la più drammatica e commovente e viene raccontata dal fotografo Michael Christopher Brown, presente quel giorno e vero e proprio traghettatore per gli spettatori verso gli inferi dell’inferno nel quale ha vissuto con i colleghi. L’aspetto però più interessante è che il regista libico Abdallah Omeish sa utilizzare al meglio il tanto materiale a disposizione e, attraverso il montaggio attento del materiale – preannunciando ogni scatto con il click dellala macchina – e con l’ausilio di alcune interviste alla popolazione, aiuta a far capire agli spettatori (soprattutto all’americano medio che crede ciecamente alla positività degli interventi dell’esercito USA) come la morte di Gheddafi sia stata purtroppo solo la prima tappa di un percorso difficile e lungo che il popolo dovrà compiere per trovare la sua libertà, non fatta di parole ma di azioni e cambiamenti reali.

Negli altri tre documentari seguiremo fotografi/reporter impegnati in zone di conflitto in Messico, in Brasile e in Sudan.

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