in questo momento su RadioCinema:

  • Traccia

  • Autore

  • Film

App iPhone | Podcast | Radiofrequenze

L’homme qui rit

Brutta chiusura a Venezia 69 con il film, fuori concorso, ispirato al romanzo di Victor Hugo. Con Gérard Depardieu ed Emmanuelle Seigner.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: L’homme qui rit

Trama: Gwynplaine ha una cicatrice che gli sfregia il viso dandogli una specie di sorriso permanente. Abbandonato dai Comprachicos, che l’avevano rapito e sfregiato qualche anno prima, viene raccolto da Ursus insieme a una bambina cieca, Déa. Si spostano insieme di villaggio in villaggio, dando uno spettacolo la cui vedette è Gwynplaine, ormai adulto. Dovunque, il suo sorriso suscita risate ed emozione nella folla che lo adula e tutti vogliono vedere il famoso “uomo che ride”. Tutto va avanti fino a quando si scopre che quest’uomo sfregiato è l’erede di una grande e nobile famiglia. Inebriato da questa improvvisa ricchezza e dall’amore carnale di una duchessa, si allontana delle due uniche persone che l’avevano amato per ciò che è, Déa e Ursus.

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: L’homme qui rit
Regia: Jean-Pierre Améris
Sceneggiatura: Jean-Pierre Améris, Guillaume Laurant
Fotografia: Gérard Simon
Montaggio Philippe Bourgueil
Cast: Marc-André Grondin (Gwynplaine), Christa Theret (Déa), Gérard Depardieu (Ursus), Emmanuelle Seigner, Swann Arlaud (Sylvain)
Anno: 2012
Durata: 95′
Origine: Francia, Repubblica Ceca
Genere: drammatico
Produzione: Europa Corp. in co-produzione con Okko Productions
Distribuzione:
Data di uscita:

Immagini galleria fotografica
Video trailer e filmati

Recensionescritta da Massimiliano Schiavoni

Venezia 69 chiude maluccio. Ultima pellicola in programma come consueto film di chiusura fuori concorso è infatti L’homme qui rit di Jean-Pierre Améris, che si era fatto notare la scorsa stagione per la deliziosa commedia Emotivi anonimi, e che adesso a conclusione della Mostra porta in laguna una trasposizione (pesa quasi dirlo…) da uno dei capisaldi della letteratura francese, “L’uomo che ride” di Victor Hugo, riletto in tutta fretta per uno spettatore di bocca assai buona. Portando sullo schermo le vicissitudini dello sfigurato Gwynplaine, salvato da un saltimbanco nella Gran Bretagna del ’700 e cresciuto alla scuola della vita degli spettacoli di piazza, Améris compie un’operazione ormai frequente nel cinema d’Oltralpe: il “neo-filmaccio” francese, rigorosamente in costume, riccamente prodotto per quanto attiene a scenografia, trucchi, parrucchi e mirabilie visive (uno fra i tanti, viene in mente Il patto dei lupi di Christophe Gans). Inevitabilmente, una scimmiottatura maldestra del lato già più deleterio di Hollywood.

Victor Hugo narrò le peripezie di uno dei suoi “romantici mostri”, di nobile ascendenza ma rapito da bambino e reso irreparabilmente sfigurato da un criminale, trasformato poi in un fenomeno da baraccone dal ghigno simile al Joker. Contrapponendo la purezza del popolo alla corruzione della corte, Gwynplaine rifiuterà di reintegrarsi in mezzo ai nobili, e lancerà anzi una sfida all’assonnato Parlamento che riecheggia rigurgiti prerivoluzionari. L’operazione di Améris è però molto discutibile. Chiudendo la durata del film nell’arco dei 90 minuti e poco più, l’autore compone una sorta di rapido riassunto, un Bignami per immagini, sorvolando di passo spedito sui personaggi e sugli stessi snodi narrativi. L’approccio è superficiale, i conflitti risibili, e non si sa nemmeno bene come accogliere il film. Pur ribadendo ostentatamente la nobile derivazione letteraria, non si avverte la minima devozione al testo. E, per contro, come spettacolo di largo consumo vale comunque poco, indeciso com’è tra il feuilleton storico (l’amore tra Gwynplaine e la cieca Dea ostacolato da una cinica duchessa), il fascino dell’eroe romantico di bella presenza ma reso inaccettabile dalla sua deformità fisica, e il film di pura peripezia e avventura. Come sempre in opere simili, è il profilmico a essere investito di un ruolo predominante, alla ricerca di una meraviglia visiva che tuttavia di film in film appare sempre uguale a se stessa, e che, in questo caso, assume pure contorni cheap. Gli attori fanno quello che possono, e se Gérard Depardieu, da grande istrione, se la cava col mestiere, il giovane simil-Johnny Depp chiamato nel ruolo del protagonista, Marc-André Grondin, ha un’unica espressione tutta racchiusa nel taglio che gli sfregia il sorriso. Mentre Emmanuelle Seigner è poco più di una comparsa. In ultima analisi, è pure difficile individuare un pubblico a cui L’homme qui rit può essere indirizzato, visto che il film si mantiene fedele a Hugo proprio laddove non ci aspetteremmo, e cioè nel finale tragico. E ci si chiede soprattutto se sia proprio necessario che il cinema francese si metta a saccheggiare basse pratiche d’oltreoceano. Se l’originale è brutto, la copia può essere solo pessima.

MASSIMILIANO SCHIAVONI

    Colonna Sonora info e playlist
    Nessuna colonna sonora per questa scheda
    Interviste i protagonisti raccontano

    Audiorecensione

    Segui @RadioCinemaIt