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Resident Evil: Retribution 3D

Milla Jovovich riveste i panni di Alice nel quinto episodio della saga tratta dai videogiochi Capcom. Dirige in 3D, Paul W. S. Anderson.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM Resident Evil: Retribution 3D

Trama: Il T-virus mortale della società farmaceutica Umbrella Corporation continua a devastare la Terra, trasformando la popolazione mondiale in legioni di zombie affamati di carne umana. Alice, l’unica e ultima speranza per la razza umana, si risveglia all’interno della struttura segreta della Umbrella e svolgendo indagini approfondite, scopre alcuni segreti del suo misterioso passato. Senza un rifugio sicuro, Alice continua a cercare i responsabili dell’epidemia; un inseguimento che la condurrà da Tokyo a New York, Washington D.C. e Mosca, un viaggio che culminerà con una sconcertante rivelazione che la costringerà a rimettere in discussione tutte le sue certezze. Con l’aiuto di nuovi alleati e vecchi amici, Alice dovrà combattere per sopravvivere abbastanza a lungo da sfuggire ad un mondo sull’orlo dell’oblio. Il conto alla rovescia è iniziato.

 

 

 

 

 

 

Titolo originale Resident Evil: Retribution
Regia: Paul W.S. Anderson
Sceneggiatura: Paul W.S. Anderson
Fotografia: Glen MacPherson
Montaggio Niven Howie
Musica: tomandandy
Cast: Milla Jovovich (Alice), Sienna Guillory (Jill Valentine), Michelle Rodriguez (Rain), Aryana Engineer (Becky), Bingbing Li (Ada Wong), Boris Kodjoe (Luther West), Johann Urb (Leon S. Kennedy), Kevin Durand (Barry Burton), Iain Glen (dott. Isaacs), Thomas Kretschmann (Maggiore Tom Cain), James Purefoy (Spence Parks)
Anno: 2012
Durata: 95′
Origine: Germania, Canada
Genere: fantascienza, horror
Produzione: Davis Films/Impact Pictures (RE5), Constantin Film International
Distribuzione: Sony Pictures
Data di uscita: 28 settembre 2012

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Video trailer e filmati

Trailer italiano
Trailer originale
Featurette "La piazza rossa"
Featurette "La storia di Alice"
Recensionescritta da Silvio Grasselli

E con questo siamo a cinque. Resident Evil – Retribution è il falso seguito di una falsa storia, nella quale in realtà non c’è evoluzione né tantomeno rivoluzione. All’origine – come in molti già sapranno – c’è un videogioco: non un videogioco qualunque, uno dei grandi classici di sempre, un survival horror che al momento della sua prima comparsa – sedici anni fa – cambiò il modo di raccontare e di giocare nel mondo dei videogames. La storia è semplice: una grande multinazionale – Umbrella Corporation – sintetizza un pericoloso virus del quale però perde il controllo. Di qui la peggiore pandemia immaginabile invade il pianeta con una moltitudine di zombie, di non-morti – poi anche mutanti – assetati di sangue umano e per giunta a loro volta contagiosi. Alice – originariamente a capo del servizio di sicurezza della stessa multinazionale – si ritrova a essere l’unica potenziale salvatrice del mondo: eroina dalle doti di combattente guerriera, ma anche geneticamente eletta per essere la sola dotata di un dna in grado di combinarsi con il virus senza soccombergli. Fin qui i primi quattro episodi si sono succeduti replicando sostanzialmente la medesima formula, seppure variata nel dosaggio e nella mescolanza degli ingredienti (più thrilling nel primo, più azione nel secondo, più fantascienza nel terzo, più spettacolo nel quarto). Questo quinto episodio è forse anche il più semplice, almeno sul piano della narrazione; tutto si centra intorno alla fortezza della Umbrella Corporation dentro la quale Alice si trova prigioniera: un manipolo di baldi eroi – tra i quali anche l’ex atleta Luther West, sopravvissuto in Resident Evil – Afterlife -, anticipato da un’altra agile bellezza, giunge tosto a liberarla, ma…

L’incipit spettacolare – seppure retoricamente insulso – alimenta timide speranze, promettendo un impiego del 3D per lo meno divertente, ma basta il primo scambio di battute a far precipitare ogni libido cinematografica, il primo duello, a far rimpiangere il costo del biglietto maggiorato. Si spinge sul pedale dello spettacolo prima ancora che su quello dell’azione, e al contempo si cerca più di sempre di mimare le strutture narrative e le dinamiche emotive del videogioco: nei tre set che la Umbrella Corp. usa per testare le sue armi biologiche (ricostruzioni realistiche di scorci celebri delle grandi metropoli Tokyo, New York, Mosca), le due protagoniste femminili avanzano proprio come se si trattasse di quadri in un videogioco, staccati e distinti uno dall’altro, livelli sempre più densamente popolati e più difficilmente superabili. Non solo le azioni non seguono nessuna regola di verosimiglianza – cosa prevista per statuto -, ma neppure sembra che nel moto perpetuo che anima i corpi – quelli vivi e quelli morti –  l’uno contro l’altro vi sia alcuna logica; neppure quella, magari irrazionale e distorta, di un racconto fanta-horror, di una saga distopica, di un gioco dell’orrore quale che sia. Su questa fragile impalcatura il regista e sceneggiatore Paul W.S. Anderson decide di poggiare un elemento inedito: alcuni dei personaggi morti o scomparsi nei film precedenti tornato in questo, reincarnandosi per lo più in ruoli differenti. Invece che sfruttare la trovata giocando con i fili sottili della sceneggiatura, Anderson dispone i suoi pezzi appena riguadagnati alla rinfusa sopra la scacchiera, senza preoccuparsi di bruciarne il potenziale in qualche fatua scena a sorpresa, in un duello a effetto, nell’insulso traguardo di un sentimento fuori luogo: in questo modo, invece che arricchire il racconto, i personaggi multipli resuscitati generano una piccola tempesta caotica, un colpo di vento che scompiglia per incidente il filo dritto e sottile del “racconto”. Un colpo di troppo a un film che non riesce mai ad alzarsi sulle proprie gambe e che solo nel finale – sfacciatamente, spietatamente, malamente aperto a un seguito ennesimo – trova un accomodamento, un senso, una direzione.

 

SILVIO GRASSELLI


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