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ParaNorman

Dai creatori di Coraline e la porta magica , una nuova commedia d'animazione in chiave horror.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM ParaNorman

Trama: Colpita da una maledizione secolare, una piccola cittadina viene assaltata dagli zombie. A chi chiedere aiuto? L’unico è Norman, l’incompreso ragazzo del posto capace di comunicare con i morti. Per salvare le sorti degli abitanti, Norman sarà costretto ad affrontare, oltre agli zombie, fantasmi, streghe, come se non bastasse, adulti ottusi. Ma il rischio è quello di spingere sé stesso e le sue capacità medianiche ben al di là dei confini terreni.

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale ParaNorman
Regia: Chris Butler, Sam Fell
Sceneggiatura: Chris Butler
Fotografia: Tristan Oliver
Montaggio Christopher Murrie
Musica: Jon Brion
Cast voci originali: Kodi Smit-McPhee (Norman Babcock), Tucker Albrizzi (Neil), Anna Kendrick (Courtney Babcock), Casey Affleck (Mitch), Christopher Mintz-Plasse (Alvin), Leslie Mann (Sandra Babcock), Jeff Garlin (Perry Babcock), Elaine Stritch (nonna), Alex Borstein (sig.ra Henscher), John Goodman (sig. Prenderghast)
Voci italiane:
Anno: 2012
Durata: 92′
Origine: Stati Uniti
Genere: animazione, commedia
Produzione: Laika Entertainment
Distribuzione: Universal Pictures
Data di uscita: 11 ottobre 2012

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Trailer originale
Recensionescritta da Silvio Grasselli

Il cinema si sta trasformando; la metamorfosi (che sarà forse anche una concreta trasmigrazione dalla sala tradizionale a chissà cosa) non avverrà in modo indolore. Non è solo il paludoso sistema cinema nostrano ad arrancare inchiodato al macro-pseudo-genere commedia: anche la non più grande Hollywood si barcamena tra fantascienza un po’ scema, lievi romantic comedy e il sempre verde filone demenziale. A tenere ancora alto il nome della grande industria – tolti i tre o quattro nomi di “autori” ancora in sella al toro sfiancato del box office – resta, quasi da solo, il cinema d’animazione.

Paranorman è proprio il frutto di questa ormai consolidata era produttiva. Il plot sfrutta con arguzia – come si conviene che faccia questo nuovo cinema non più per soli bambini, ma neppure mai solo per i loro genitori – gli elementi canonici della favola nera iniettandoci dentro una dose di horror adulto, riconducendo poi tutto dentro gli ormai classici dinamismi della parodia post-postmoderna. Norman (o ParaNorman come lo chiamano con scherno i compagni di scuola) è il freak del villaggio. Non di un villaggio qualsiasi però, perché la minuscola comunità di cui il piccolo fa parte è fondata su una leggenda lontana: nell’America ottusa e oscura della prima colonizzazione, un processo per stregoneria concluso con la condanna a morte dell’imputata, fu la causa di una maledizione che ancora aleggia sul piccolo cimitero del paese, dove giacciono sepolti i sette che presero parte all’uccisione della strega.

Paranorman gioca le sue carte migliori sul piano tecnico-estetico. Terzo film di stop motion girato in 3D nativo, è il secondo uscito dalla grande pancia della Laika, che al comando (leggi: regia) ha messo una coppia formata da due dei migliori talenti su piazza:  il britannico Sam Fell (già corresponsabile di un progetto Aardman – Giù per il tubo – e di un altro kolossal d’animazione d’origine europea, Le avventure del topolino Despereaux) e Chris Butler, disegnatore di rango (storyboard artist) che esordisce dietro la macchina con una storia scritta da lui nell’arco di un decennio. Sulla carta il film è un prodotto tutto statunitense, ma così non è, e si vede. Oltre ai nomi europei ufficialmente riportati nei titoli di coda, esiste una serie di altri contributi, più e meno consistenti, che hanno certamente deciso della notevole qualità delle scelte visive e di messa in scena. Compiendo un passo avanti rispetto al pur perfetto ma classico Coraline (altra creatura prodotta dalla Laika), ParaNorman sfoggia un impasto visivo brillantemente nuovo dentro il quale analogico e digitale, ripresa dal vero e postproduzione “virtuale” s’intrecciano quasi indistinguibili e legati in una riuscita “terza sostanza”. L’ideazione e l’orchestrazione delle scene puntano su uno spettacolo del dettaglio, della rifinitura, della finezza minuta invece che sull’effetto roboante, affrontando il rischio di non escludere elementi crudi o particolarmente macabri. Quel che però manca è una scrittura del tutto all’altezza del progetto. La struttura e lo sviluppo della storia sono ben calibrati e giocano con consapevole mestiere sulla sovrapposizione di citazioni, false piste e allusioni adulte; e anche se si accetta di pagare il pedaggio della “morale della favola” , il duo di registi mostra acume e mestiere nel raccontare la paura e, un po’ oltre, il dolore e la morte dal punto di vista dei bambini. Diversi dei personaggi però mancano di consistenza e solidità tridimensionale, di qui alcune delle azioni appaiono deboli, poco definite.

Nonostante questo Paranorman riesce a percorre la strada del main stream senza limitarsi ai facili trucchetti, alle battutacce, alla fascino del film gadget, e costruendosi invece per strati consistenti nei quali al gioco parodistico-citazionista si accosta organicamente il ritratto emotivo.

 

 

SILVIO GRASSELLI

 

 


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