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Lettere italiene

Un libro Nuove lettere persiane e una web serie cinematografica Lettere italiene per guardare l’Italia attraverso le soggettive sincere e ironiche di giovani ragazzi e ragazze, tutti giornalisti e migranti di prima o di seconda generazione. Da ottobre in tour e da metà novembre in rete.

Intervista a Federico Micali, regista di Lettere italiene insieme a Yuri Parrettini

Protagonisti della rubrica di questa settimana sono un libro e una serie di short film ad esso ispirati. Materiale che ha il pregio di fornire uno sguardo fresco e diverso sul nostro paese visto attraverso gli occhi di nuovi italiani. Un viaggio che ci ha emozionato, divertito, fatto riflettere. Ma procediamo con ordine.
Il Cospe (ONG per la cooperazione e lo sviluppo dei Paesi emergenti), l’Occhio della luna e la rivista Internazionale hanno prodotto nel 2010 un volume dal titolo Nuove lettere persiane che, riprendendo lo spirito di quelle del 1721 scritte da Montesquieu – dove era presente il tema del viaggio “per inseguire faticosamente la saggezza” e dello sguardo sulla Francia dall’esterno – raccoglie le testimonianze di giovani nati in Italia da genitori stranieri e di giovani giunti nel nostro paese con la voglia di conoscere e integrarsi all’interno di una nuova realtà, conoscerla e diventare essi stessi strumenti preziosi per la comunità e per i loro connazionali. Infatti tutti gli scrittori presenti nel volume sono giornalisti per testate italiane e per i media multiculturali (i giornali, le trasmissioni radiofoniche e televisive e i siti prodotti dalle nuove minoranze generate dall’immigrazione e rivolti prevalentemente alle loro comunità) che mettono in luce attraverso piccoli racconti ironici fatti a un parente o un amico le paure e l’indifferenza che divorano il nostro Paese, la complessità sociale, l’ignoranza ingenua e a volte arrogante, la pigrizia mentale che come la definisce uno di loro, Alen Custovic, “passa attraverso le parole (e le idee) che categorizzano, senza soffermarsi troppo sul loro significato”. Tutte lettere che hanno il corpo di racconti (spesso autobiografici) di giovani che ci regalano delle fotografie dell’Italia vista attraverso i loro occhi, la loro voglia di scoprire dove vivono e che, come ricorda Gad Lerner nella prefazione, hanno uno spazio vitale diverso da quello di 50 anni fa quando la famiglia Lerner arrivò nell’Italia del boom economico e il fenomeno migratorio era visto come scontato (e ricordiamo, necessario come oggi).

E veniamo agli short film, la web serie Lettere italiene, diretta da Federico Micali e Yuri Parrettini, nata proprio per dare forma visiva al progetto Nuove lettere persiane. Nei tre episodi che abbiamo visionato e presentati al Festival del giornalismo di Ferrara, organizzato dalla rivista Internazionale dal 5 all’8 ottobre, si può notare come i due autori abbiano cercato, nella loro trasposizione di 3 delle 14 lettere, di rimanere il più fedeli possibili ai testi. Per farlo prima di tutto volevano che la soggettiva del racconto rimanesse dell’autore della corrispondenza epistolare (coinvolto anche nella scrittura della sceneggiatura) e quindi la macchina da presa il più delle volte si trasforma negli occhi del protagonista del racconto che guarda le vie, i locali, le case italiane e che scruta i volti degli italiani, si confronta con loro. Per sceneggiare i testi a volte è stata necessaria una piccola messa in scena, altre volte una voce over, altre volte nuove battute non presenti nelle lettere, altre volte ancora è stato divertente giocare con piccoli flash-back che entrassero in conflitto con la linearità invece data nel racconto come in L’importanza di sentirsi in armonia con l’universo tratto dal racconto Ladri di biciclette di Darien Levani dove un ragazzo albanese racconta al fratello gemello come abbia instaurato dei rapporti con i suoi vicini di casa basati soprattutto sull’accettazione di loro piccoli luoghi comuni nei confronti degli stranieri che poi il fratello in visita, meno pronto al compromesso, distrugge in pochi giorni. Help me brother come La vita oltre il velo giocano invece sui luoghi comuni che gli italiani hanno sulle comunità cinese dove, secondo loro (noi) non si seppelliscono i morti, si mangiano cani e gatti o sulle famiglie arabe dove lo hijab (velo) è considerata un’imposizione per tutte le donne e si crede che ogni uomo abbia 3-4 mogli. La messa in scena è semplice, arriva immediata allo spettatore che si ritrova davanti a piccole sit-com nelle quali è facile immedesimarsi e capire immediatamente le questioni e i temi affrontati qui con ironia ma che sempre più spesso – quando enfatizzati, purtroppo – sfociano in un’intolleranza ideologica verso lo straniero, anche se poi si tratta invece di connazionali che vivono in Italia ma hanno lineamenti somatici diversi.

La web serie inizierà a girare in tour per l’Italia in diversi capoluoghi di provincia e poi da metà novembre sarà possibile visionarla in rete. Inoltre gli autori vorrebbero ulteriormente sviluppare il progetto e così si sono affidati al portale Eppela per la raccolta fondi attraverso il crowdfunding. Se vorrete vedere i primi episodi girati e partecipare al progetto, potete consultare: www.lettereitaliene.cospe.org , www.locchioelaluna.it e http://www.eppela.com/ita/projects/266/lettere-italiene-la-web-serie.

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