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Once upon a Time

Quando il mondo delle fiabe è imprigionato nel mondo reale e diventa serie tv.

Flussi seriali – Percorsi e influenze odierne e vintage delle serie americane a cura di Erminio Fischetti

flussi-serialiÈ una moda quasi saturata quella di rielaborare le fiabe classiche come Biancaneve, Cenerentola, La Bella e la Bestia al cinema e in televisione. Lo abbiamo visto recentemente sul grande schermo con il doppio adattamento di Biancaneve (la versione di Tarsem Singh e quella di Rupert Sanders), dove le matrigne cattive interpretate da Julia Roberts e Charlize Theron sono sicuramente più sensuali delle Biancaneve di Lily Collins e Kristen Stewart. Negli ultimi anni, si sono sviluppati, nella fruibilità degli adattamenti, nuovi registri per raccontare gli archetipi delle fiabe dove queste si mescolano in tante storyline. Fondamentale a tale proposito il lavoro della serie della ABC, Once upon a Time, inaspettato successo dello scorso anno, le cui prime puntate della seconda stagione  sono approdate da poche settimane negli Stati Uniti, mentre in Italia, sulla Rai è in corso, con ascolti deludenti, ancora la prima e dovremo aspettare gennaio per vedere la seconda su FOX col titolo C’era una volta. Alla base della serie ci sono crossover audaci dove Biancaneve è amica di Cappuccetto Rosso, che in realtà si scopre essere il lupo cattivo, la matrigna induce Hansel & Gretel a entrare nella casa di marzapane, Belle di La Bella e la Bestia si innamora del braccio destro della matrigna (un inedito Robert Carlyle).

Il meccanismo principale dell’operazione è, però, l’alternarsi narrativo dei personaggi fra il mondo delle fiabe e quello reale, dove tutti sono inconsapevolmente imprigionati a causa di un sortilegio della matrigna cattiva, che è Regina Mills, il sindaco della cittadina di Storybrooke, da cui nessuno può fuggire. Eppure il figlio adottivo del sindaco ci riesce e si reca a Boston per scovare la sua madre biologica, Emma Swan, la figlia abbandonata di Biancaneve e del Principe Azzurro, l’unica in grado di sconfiggere il maleficio. Ovviamente la scafata ragazza non sa di essere il frutto della passione della coppia più gettonata del mondo fiabesco e credendo che il bambino sia matto lo riaccompagna dalla madre. Ben presto, però, Emma comprende che Storybrooke non è una semplice cittadina di provincia e, complice l’affetto che comincia a nutrire per il bambino, resta. Gli autori della serie, Adam Horowitz e Edward Kitsis, mettono in atto un vero e proprio stravolgimento delle fiabe, ma solo in apparenza perché rigorosamente ne conservano l’essenza dello schema di Propp (il linguista e antropologo russo che individuò le trentuno funzioni che sanciscono la narrazione della fiaba, che comincia con l’allontanamento e termina con un matrimonio o un un’incoronazione), infarcendolo di qualche spruzzatina in stile soap opera, tipica delle produzioni targate ABC.

Ed è proprio questo il punto più interessante dell’intera operazione, ovvero il rigore con il quale conserva la struttura narrativa e al tempo stesso opera una rielaborazione attuale delle fiabe: Biancaneve è una maestrina innamorata di un uomo in coma, che si scopre essere sposato, Cappuccetto Rosso è una cameriera tutta piercing che vive con la nonna che detesta, la matrigna è una losca politicante che sta sempre lì a tramare e corrompere, Pinocchio, ormai cresciuto, è un uomo destinato a morire a causa di una malattia inguaribile e che torna a Storybrooke per trovare la pace dopo aver girovagato tutta la vita, Hansel & Gretel sono orfani di una ragazza madre, vivono soli e cercano il loro padre. Il rovescio della medaglia di questo rigore però si trasforma in una galleria di personaggi che mantengono integri gli eccessi caratteriali di quelli della fiaba; non sottolineando così quel chiaroscuro psicologico necessario ad una sua forma contemporanea: Biancaneve e il Principe Azzurro non sono poi così brillanti, la matrigna è cattiva fino all’esasperazione. Un’operazione per certi versi interessante, anche se limitata dalla fruizione di un canale generalista come la ABC , che sembra proprio voler fare un po’ di economia in materia di effetti digitali per la ricostruzione degli ambienti fiabeschi.

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