in questo momento su RadioCinema:

  • Traccia

  • Autore

  • Film

App iPhone | Podcast | Radiofrequenze

Tutto parla di te

Alina Marazzi chiude la trilogia sulle donne con una vicenda sull’ambivalenza e la vulnerabilità dei sentimenti nella maternità, ma perde le parole per raccontare la sua storia. Con Charlotte Rampling in CinemaXXI.. La nostra intervista alla regista.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Tutto parla di te

Trama: Pauline torna a Torino – sua città natale – per la prima volta dopo molti anni e riprende contatto con Angela, conosciuta all’estero tempo prima, e che ora dirige un Centro per la maternità. Qui Pauline intraprende una ricerca sulle esperienze e i problemi delle mamme di oggi, a partire da testimonianze, video, fotografie raccolti da Angela. Tra le mamme che frequentano il Centro c’è Emma, una giovane danzatrice, bella e sfuggente, in crisi profonda: non sa come affrontare le responsabilità cui la maternità la costringe, vede la sua vita a un punto fermo, si sente sola e incapace. Tra le due donne si sviluppa un rapporto di complicità che in un gioco di rispecchiamento porterà Pauline a fare i conti con il proprio tragico passato e permetterà a Emma di ritrovare un senso di sé anche nella sua nuova identità di madre.

 

 

 

 

 

 

Titolo originale Tutto parla di te
Regia: Alina Marazzi
Sceneggiatura: Alina Marazzi, Dario Zonta
Fotografia: Mario Masini
Montaggio Ilaria Fraioli
Musica: Dominik Scherrer, Ronin
Cast: Charlotte Rampling (Pauline), Elena Radonicich (Emma), Valerio Binasco (Valerio), Maria Grazia Mandruzzato (Angela), Alice Torriani
Anno: 2012
Durata: 90′
Origine: Italia, Svizzera
Genere: drammatico
Produzione: Mir Cinematografica, Ventura Film
Distribuzione: Bim Distribuzione
Data di uscita: 11 aprile 2013

Presentato al Festival Internazionale del Film di Roma 2012.

Commenti

commenti

Immagini galleria fotografica
Video trailer e filmati

Trailer
Recensionescritta da Giovanna Barreca

Immagini del passato di una donna rimangono impresse nella memoria, tra le pareti della sua casa – riaperta dopo anni – come sequenze fotografiche sfocate perché riprese in movimento. Tutto parla di te di Alina Marazzi in CinemaXXI al Festival Internazionale del film di Roma introduce così il personaggio di Pauline (Charlotte Rampling), una donna matura che torna a Torino dopo anni e decide di collaborare come volontaria nel centro per la maternità aperto da un’amica. Si crea con Emma, una giovane ballerina madre da pochi mesi, un profondo legame per un riconoscersi delle reciproche solitudini e paure, anche perché Pauline – mai diventata mamma – porta con sé il peso di un orribile trauma infantile: sua madre uccise il fratellino. Tra l’amore e la celebrale e disperata ferocia del rifiuto dell’infante, generata dal bisogno di ritrovare la propria identità di donna, il controllo del corpo così importante nella professione svolta e così incontrollabile durante la gestazione, scopriamo tutta la fragilità di Emma. La ragazza per le strade della città con l’enorme carrozzina da spingere è un essere alla deriva: vive l’impossibilità di sentirsi all’altezza di un compito dato per scontato nella vita fisiologica di una donna e non si riconosce.

In Tutto su di me, Alina Marazzi aveva trovato un’interprete straordinaria in Charlotte Rampling, un’attrice che nel suo percorso professionale è sempre stata capace di portare in scena, “vivendo e non interpretando”- come ci tiene molto a precisare ogni volta che può – figure femminili che non aderiscono a immagini stereotipate. Aveva un’ottima storia da mettere in scena puntando sul rapporto esclusivo che si instaura tra Emma e Pauline, indagando le bestie nere che tormentano le loro vite: paure, incomprensioni, solitudini dell’anima. E su tale elemento poteva costruire un’ottima narrazione ma evidentemente non ci ha creduto fino in fondo finendo per rifugiarsi in quello che sa fare meglio: giocare con il documentario quale contraltare alla parte di finzione con interviste realizzate oggi dalla stessa regista nella fase iniziale del progetto a donne depresse; e poi inserti animati (con la messa in scena della pratica junghiana del sandplay, la terapia del gioco della sabbia), immagini d’archivio, decine di foto di madri con il bambino preso in braccio da poche ore.

Si tratta di materiale che chiaramente è alla base della scrittura della sceneggiatura, ma la finzione che si apre a tali piani narrativi diminuisce l’intensità, distanzia lo spettatore dalla vicenda. Chiaro che la regista voleva rendere questa storia più universale e rappresentare le conflittualità e le fragilità femminili: come le donne vivono i mesi successivi al parto tra amore e rifiuto di un essere che era in loro e che ora è qualcosa di indipendente e separato, ma poteva rappresentare tutte le sfaccettature inserendole – come ha fatto solo in minima parte – nel vissuto delle due donne. Giorgio Cugno con Vacuum, il film più riuscito – ad oggi – sull’argomento, aveva fatto proprio questo: prima un umile lavoro di ascolto di decine di drammi di donne d’oggi videoregistrate per mesi e poi la scrittura di una sceneggiatura che nella protagonista del suo film trovasse sfumature assolutamente peculiari. Vogliamo che Alina Marazzi ritrovi le parole per raccontare le sue storie, per ricreare l’armonia tra l’immaginare e l’essere (nella scelta di storie autobiografiche e legate al suo impegno sociale) che ci aveva regalato film amati come Un’ora sola ti vorrei e Vogliamo anche le rose perchè il cinema italiano ha bisogno di autenticità. E se l’autrice vuole lavorare sulla fiction, che ci creda fino in fondo.


Commenti

commenti

Commenti

commenti

Colonna Sonora info e playlist
Nessuna colonna sonora per questa scheda
Interviste i protagonisti raccontano

Intervista a Alina Marazzi, regista di Tutto parla di te
Intervista a Charlotte Rampling, interprete di Tutto parla di te
Audiorecensione

Intervista a Alina Marazzi, regista di Tutto parla di te
Intervista a Charlotte Rampling, interprete di Tutto parla di te