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Sammy 2 – La grande fuga

Ritornano le avventure della tartaruga marina Sammy e del suo amico Ray: tanta banalità, finti sentimenti e un meschino messaggio di intolleranza.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Sammy 2 – La grande fuga

Trama: Sammy e Ray si stanno godendo l’acqua e la sabbia di un atollo, mentre guidano i neonati Ricky e Ella verso il mare. Improvvisamente, un bracconiere si avventa su di loro e, dopo averli catturati, li spedisce a Dubai dove dovranno far parte di uno spettacolare show acquatico per turisti. Il boss del posto, il cavalluccio marino Big D, vorrebbe organizzare con loro una grande fuga. Con i loro nuovi amici, Jimbo il pesce blob, Anabel la dolce piovra e una intera famiglia di pinguini, Sammy e Ray elaborano un piano di fuga tutto loro. Nel frattempo arrivano Ricky ed Ella, determinati a fare irruzione per salvare i loro amici. Dopo una serie di emozionanti avventure, i nostri eroi si dirigono verso sud per incontrare Shelly, il primo e mai dimenticato amore di Sammy.

 

 

 

 

 

 

Titolo originale Sammy’s avonturen 2
Regia: Ben Stassen
Sceneggiatura: Domonic Paris
Musica: Ramin Djawadi
Cast voci originali: Wesley Johnny (Sammy), Carlos McCullers II (Ray), Isabelle Fuhrman (Shelly)
Anno: 2012
Durata:
Origine: Belgio
Genere: animazione, avventura
Formato: 2D e 3D
Produzione: nWave Pictures, Illuminata Pictures, Motion Investment Group, BNP Paribas Fortis Film Fund, Le Tax Shelter du Gouvernement Fédéral de Belgique, uFilm
Distribuzione: Eagle Pictures
Data di uscita: 13 dicembre 2012

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Recensionescritta da Erminio Fischetti

Ormai siamo abituati a un cinema d’animazione teso ad accontentare i palati di tutti, grandi e piccini. È un tipo di racconto, questo, nato dalla lungimiranza della Pixar e dal genio di John Lasseter che con Toy Story, ormai del lontano 1995, ha aperto un mercato di scelte e di infinite possibilità narrative – oltre che di una qualità d’immagine tecnicamente e tecnologicamente più complessa e avanzata – tanto che il cinema d’animazione è sempre più legato a palati raffinati e ad un’estetica spesso malinconica e tenera (basterebbe riflettere inoltre anche sulla piega squisitamente autoriale che ha acqusito con opere raffinatissime ed eleganti come Appuntamento a Belleville di Sylvain Chomet, L’illusionista e Une vie de chat di Alain Gagnol e Jean-Loup Felicioli o The Secret of Kells di Tomm Moore e Nora Twomey).

Perciò, di fonte ad un’opera come Sammy 2 – La grande fuga sembra di tornare indietro di decenni per quanto riguarda la complessità narrativa e lo spessore dei personaggi di un film che può accontentare forse solo palati molto giovani, ma di quelli meno esigenti. Arriva così a due anni di distanza dal primo capitolo, inaspettato successo commerciale, la storia della tartaruga marina che dà il titolo alla pellicola e del suo amico Ray, che stavolta vengono catturati, insieme ai rispettivi nipotini neonati, da marinai senza scrupoli che li vendono a un parco acquatico. Un’animazione non proprio particolareggiata per una storiella esile e di buoni sentimenti di cui già conosciamo l’implicito finale. Sammy 2 – La grande fuga è diretto come il primo capitolo dal mediocre Ben Stassen. Sbavature e banalità però sono il meno per un film che vorrebbe rilasciare il solito messaggino buonista sull’ambiente e sull’amicizia ed alla fine rivela delle inconsapevoli (?) sottotracce razziste, con i cattivi incarnati da ricchi arabi che per il loro capriccio di un parco acquatico a tema assoldano marinai dalla pelle scura (altrettanto cattivi e che parlano con i toni tipici dei cliché vocali che generalmente vengono affibbiati ad un immigrato). Ma in tal senso non viene nemmeno risparmiato il mondo sottomarino, perché il capo branco dell’acquario è un cavalluccio marino che detta legge grazie alla violenza espletata da un paio di tirapiedi di grosse dimensioni, proprio come un boss mafioso, voce roca d’ordinanza compresa. Imbarazzante, fastidioso, molto poco educativo è poi il messaggio di tolleranza che il film in fin dei conti non rilascia come vorrebbe. Il resto poi sono solo vocette e sguardi melensi di tartarughine e polipetti che ormai probabilmente non convincono più nemmeno i bambini e in ogni caso questo tripudio di insensibilità grossolana nella caratterizzazione di buoni e di cattivi non dovrebbe essere oggetto dei loro occhi.


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