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Vorrei vederti ballare

Non convince l'esordio alla regia di Deorsola, nonostante l'ottima colonna sonora e l'omaggio cinefilo alla commedia e al melò anni ‘70. Le interviste agli attori: Giulio Forges Davanzati, Giuliana De Sio, Gianmarco Tognazzi e Alessandro Haber, allo sceneggiatore Giuseppe Fulcheri e al regista Nicola Deorsola.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Vorrei vederti ballare

Trama: Martino ha vent’anni ed è innamorato di Ilaria, una giovanissima paziente del padre psichiatra, con lievi problemi di disturbi alimentari. Spinto dal sentimento, Martino decide di sostituirsi al padre, intraprendendo un difficile e singolare percorso che condurrà i due giovani a innamorarsi e ad affrontare i conflitti con se stessi, con i genitori e con la vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: Vorrei vederti ballare
Regia: Nicola Deorsola
Sceneggiatura: Giuseppe Fulcheri
Fotografia: Daria D’Antonio
Montaggio Osvaldo Bargero
Musica: Giuseppe Fulcheri
Cast: Paola Barale (Giusy), Chiara Chiti (Ilaria), Giuliana De Sio (madre di Ilaria), Giulio Forges Davanzati (Martino), Alessandro Haber (padre di Martino), Gianmarco Tognazzi (Gastone), Luis Molteni (negoziante), Stefano Santospago (padre di Ilaria)
Anno: 2009
Durata: 83′
Origine: Italia
Genere: drammatico
Produzione: Falco Produzioni
Distribuzione: Microcinema
Data di uscita: 06 dicembre 2012

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Recensionescritta da Erminio Fischetti

Probabilmente il titolo trarrebbe in inganno chiunque, ma fortunatamente Vorrei vederti ballare non è l’ennesimo film sulla danza e sulle speranze che si ripongono in essa o perlomeno non è questo il perno principale di una pellicola che mette nel bene e nel male molta carne al fuoco all’interno di un guazzabuglio cinematografico di temi e omaggi. Opera prima di Nicola Deorsola, Vorrei vederti ballare è una di quelle pellicole italiane a bassissimo budget dalla vita difficile che, girata nel 2009, trova oggi finalmente distribuzione grazie a Microcinema. Il film si struttura come la classica storia di un ragazzo che incontra una ragazza e se ne innamora, ma l’amore per fiorire deve passare attraverso le solitudini e i drammi di entrambi. Lei, Ilaria, è una paziente del padre di lui, che è uno psicologo di fama, duro tanto verso se stesso quanto verso il figlio a cui vuole lasciare in eredità il prestigioso studio. Lui, Martino, però, appena ventenne e iscritto alla facoltà di psicologia forzatamente, non ne vuol sapere, la sua passione sono le tartarughe marine e i vecchi film che vede in cinema d’essai sempre vuoto e l’ultima cosa che vuole è emulare la figura paterna, sempre più anaffettiva con lui dalla morte della madre, avvenuta sette anni prima. Ilaria se vogliamo sta messa anche peggio: è anoressica e ha una madre soffocante che ha trasposto le sue mancate speranze di diventare una ballerina di successo alla figlia e finge che il suo matrimonio con un marito assente vada a gonfie vele. Martino vuole a tutti i costi conoscere i pensieri e le sensazioni di quella ragazza che vede tutti i giorni da lontano e con un escamotage finge di essere un collega del padre…

Sullo sfondo di una Cosenza fantasma e privata delle sue connotazioni regionalistiche, Deorsola, con lo sceneggiatore e amico Giuseppe Fulcheri (anche produttore e curatore della colonna sonora), costruisce un film che si aggrappa agli stilemi narrativi della commedia romantica e del melodramma tardo anni Sessanta e Settanta del cinema francese e americano. Fra il Claude Lelouch sull’onda di Un uomo, una donna e il Love Story di Arthur Hiller, capostipiti di un genere strappalacrime contestualizzato all’interno di un retaggio borghese dove il dramma privato viene stilizzato in una confezione sentimentale ricca di pathos, passando per i toni più leggeri de Il tempo delle mele, Vorrei vederti ballare si appropria perlomeno sulla carta di tutto quel filone e lo mette in pratica alquanto dignitosamente quando però non si perde in una visione approssimativa, che non si concentra troppo sulla cura dei dettagli. La scrittura si focalizza su temi universali come il disagio giovanile, il rapporto tra genitori e figli, l’amore costruito sulla purezza della giovinezza, ma resta in superficie nel coglierne i diversi aspetti. I personaggi creati da Fulcheri, che pure hanno tutti una solida base psicologica, non vanno al di là delle convenzioni (la ragazza arrabbiata col mondo, la madre frustrata, il padre inaridito dalla perdita dell’amore, l’attrice fallita sopra le righe, il giocatore d’azzardo compulsivo). Si allontana invece dalla facile caratterizzazione quello del protagonista, Martino, dotato di uno spessore estremamente compatto e credibile e arricchito dalla buona prova del giovane Giulio Forges Davanzati. La regia di Deorsola però si muove in maniera incerta fra i due generi passando da un eccesso all’altro così da non riuscire a bilanciare un equilibrio che sarebbe dovuto essere necessario per la convivenza di dramma e commedia. Così da un lato sembra di cadere sul pedale dell’acceleratore del patetismo (accentuato dall’uso di scene in montaggio alternato nel conflitto fra Martino e il padre e Ilaria e la madre), dall’altro nell’inverosimiglianza di macchiette fuori contesto. Quando poi ritorna in riga, Deorsola si vota totalmente all’omaggio filmico, palesato dall’amore del protagonista per i vecchi film, con la comparsa di locandine di classici prevalentemente francesi. Sulle quali campeggia quel Betty Blue di Jean-Jacques Beineix, di cui Fulcheri, per prima cosa musicista, cita anche nell’estetica musicale che fu in quel caso di Gabriel Yared. Ed è infatti la colonna sonora a dare compattezza al film grazie a influenze di Francis Lai (il compositore strappalacrime degli score di Un uomo, una donna e Love Story appunto) e di Georges Delerue, rigorosamente nella sua fase francese, che ha così tanto arricchito il cinema di Truffaut, di cui Giusy, la cassiera del cinema frequentato da Martino, nonché sua unica amica, cita le battute di Effetto notte, che conosce a memoria. Deorsola e Fulcheri dimostrano di essere cinefili raffinati, peccato, che pur con tutte le migliori intenzioni, non lo siano anche come autori.


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Interviste i protagonisti raccontano

Intervista all'attrice Giuliana De Sio
Intervista all'attore Gianmarco Tognazzi
Intervista all'attore Alessandro Haber
Intervista all'attore Giulio Forges Davanzati
Intervista al regista Nicola Deorsola e allo sceneggiatore Giuseppe Fulcheri
Audiorecensione

Intervista all'attrice Giuliana De Sio
Intervista all'attore Gianmarco Tognazzi
Intervista all'attore Alessandro Haber
Intervista all'attore Giulio Forges Davanzati
Intervista al regista Nicola Deorsola e allo sceneggiatore Giuseppe Fulcheri