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The Pervert’s Guide to Ideology

Continua il viaggio divertente e a tratti illuminante di Slavoj Zizek e della regista Sophie Fiennes nel rapporto tra arte e ideologia cominciato nel 2006. In Festa mobile al Festival di Torino.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: The Pervert’s Guide to Ideology

Trama: Secondo il filosofo sloveno Slavoj Zizek, già autore della sceneggiatura di The Pervert’s Guide to Cinema, diretto nel 2006 dalla stessa Sophie Fiennes, nella nostra società l’individuo non è più obbligato a investire la sua vita, fino a sacrificarla, in una causa (sia essa ideologica o politica), in quanto il suo dovere è divenuto quello di «apprezzare», cioè di trarre godimento da ciò che gli viene offerto. E vista la mole di proposte da cui veniamo bombardati, la ricerca del piacere può essere infinita. A sostegno di questa tesi innovativa, mai così attuale, la regista e il filosofo montano in sequenza le immagini tratte da cult movie e capolavori della storia del cinema.

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: The Pervert’s Guide to Ideology
Regia: Sophie Fiennes
Sceneggiatura: Slavoj Zizek
Fotografia: Remko Schnorr
Montaggio Ethel Sheperd
Musica: Magnus Fiennes
Cast: Slavoj Zizek, Sophie Fiennes
Anno: 2012
Durata: 134′
Origine: Gran Bretagna
Genere: documentario
Produzione: P Guide Ltd, Blinder Films, Bord Scannán na héireann, Film4, British Institute Film Fund, Rooks Nest Entertainment
Distribuzione:
Data di uscita:

Presentato al Torino Film Festival 2012.

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Recensionescritta da Emanuele Rauco

Nel 2006, la regista Sophie Fiennes e la star della filosofia Slavoj Zizek realizzarano uno spassoso film in cui riflettevano sul cinema da una prospettiva teoretica, psicoanalitica e contemporanea, dal titolo The Pervert’s Guide to Cinema. Sei anni dopo, i due tornano allargando il discorso all’ideologia e ad altre forme di arte: The Pervert’s Guide to Ideology, un saggio cinematografico pregno dello stile Zizek, presentato nella sezione Festa mobile del Torino Film Festival.
Secondo Zizek, nella nostra società l’individuo non è più obbligato a investire la sua vita, fino a sacrificarla a una causa (sia essa ideologica o politica), in quanto il suo dovere è divenuto quello di “apprezzare”, cioè di trarre godimento da ciò che gli viene offerto. E vista la mole di proposte da cui veniamo bombardati, la ricerca del piacere può essere, oggi, infinita. A sostegno di questa tesi, mai così attuale, la regista e il filosofo montano in sequenza le immagini tratte da cult movie e capolavori della storia del cinema, ma anche da spot e brani musicali. Scritto, ovviamente dallo stesso Zizek come fosse la forma visiva di uno dei brillanti trattati, The Pervert’s Guide to Ideology è la decostruzione – ma anche in un certo senso l’affermazione, seppur critica – dei meccanismi che regolano la religione, il capitalismo, il consumismo e altri tipi di ideologie politiche e non attraverso lo spettacolo.

Dalle parti del “one man show”, con il filosofo dentro le scene famose di alcuni film (splendido quando è conciato da Stalin in un film di propaganda sovietica), il film della Fiennes parte appunto dai concetti di piacere e godimento che regolano le ideologie contemporanee e li racconta al pubblico mostrando i modi in cui essi agiscono (e hanno sempre agito, seppur sotterraneamente) nel cinema, nella musica, nella pubblicità e quindi nelle macro-strutture come religione, politica ed economia: da Essi vivono di Carpenter a Tutti insieme appassionatamente, dalla Coca Cola all’Inno alla gioia, Zizek mostra il consumismo all’opera nelle sue forme più ciniche, s’incarna in un ironico marxismo degli anni ’10 del XXI secolo e svela il paradosso per cui l’affermazione di ogni verità – sociale, politica, religiosa, economica – passa dal mantenimento consapevole di una bugia, incarnata nel mito psicoanalitico del Grande Altro, che il film cerca di smascherare.
The Pervert’s Guide to Ideology è uno squarcio a tratti illuminante sul pensiero e gli eventi del nostro tempo (bellissima l’analisi delle rivolte in Gran Bretagna del 2011), abile a ribaltare stereotipi e luoghi comuni, come dimostra la parte dedicata al cristianesimo, ma anche interessante lavoro di ricerca e ricostruzione filmica, che mostra film incredibili come La caduta di Berlino, summa dell’ideologia staliniana, e svela il lato vuoto di ogni ideologia, che però costituisce anche il suo segreto. Ma soprattutto, conferma Zizek come grande filo-star del nostro tempo, istrionico, dalla parlata e gestualità buffa, ma proprio per questo capace di ipnotizzare. Qualcuno storcerà il naso, ma anche solo come divulgatore, il suo lavoro resta molto prezioso.


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