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Cloud Atlas

Dai registi di Matrix Lana e Andy Wachowski, e da quello di Lola Corre Tom Tykwer, uno sci-fi epico tratto dall'omonimo romanzo di David Mitchell, che affascina a tratti, ma delude.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Cloud Atlas

Trama: Il film esplora il modo in cui le azioni e gli effetti delle vite degli individui impattano gli uni con le altre, attraverso il passato, il presente e il futuro. Azione, mistero e amore si intrecciano nelle pieghe della storia così come l’anima di un assassino si tramuta in quella di un eroe, e un unico atto di gentilezza si propaga attraverso i secoli per ispirare una rivoluzione in un lontano futuro.

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: Cloud Atlas
Regia: Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski
Sceneggiatura: Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski
Fotografia: Frank Griebe, John Toll
Montaggio Alexander Berner
Musica: Reinhold Heil, Johnny Klimek, Tom Tykwer
Cast: Tom Hanks (Dr. Henry Goose, Isaac Sachs, Dermot Hoggins, Zachry Bailey), Halle Berry (Jocasta Ayrs, Luisa Rey, Meronima), Jim Broadbent (Capitano Molyneux, Vyvyan Ayrs, Timothy Cavendish), Hugo Weaving (Haskell Moore, Tadeusz Kesselring, Bill Smoke, Nurse Noakes, Boardman Mephi), Jim Sturgess (Adam Ewing, Highlander, Hae-Joo Chang), James D’Arcy (Rufus Sixsmith), Susan Sarandon (Madame Horrox, Ursula, Yusouf Suleiman), Hugh Grant (Rev. Giles Horrox, Lloyd Hooks, Denholme Cavendish, Seer Rhee), Ben Whishaw (Robert Frobisher), Keith David (Kupaka, Joe Napier, An-kor Apis)
Anno: 2012
Durata: 172′
Origine: Germania, Stati Uniti, Hong Kong, Singapore
Genere: fantascienza
Produzione: Cloud Atlas Productions, X-Filme Creative Pool, Anarchos Pictures, Ascension Pictures, Five Drops, Media Asia Group
Distribuzione: Eagle Pictures
Data di uscita: 10 gennaio 2013

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Recensionescritta da Emanuele Rauco

L’ambizione, specie se smodata, al cinema è sempre un’arma a doppio taglio. Può portare a capolavori o delusioni, ma di solito porta a fallimenti talmente colossali da emanare fascino e interesse. Cloud Atlas, nuovo film dei fratelli Lana e Andy Wachowski assieme a Tom Tykwer, fa parte a pieno diritto di questa categoria, quella dei film sbagliati che però non lasciano indifferenti.
La pellicola esplora il modo in cui le azioni e gli effetti delle vite degli individui impattano gli uni con le altre, attraverso il passato, il presente e il futuro. Azione, mistero e amore si intrecciano nelle pieghe della storia così come l’anima di un assassino si tramuta in quella di un eroe, e un unico atto di gentilezza si propaga attraverso i secoli per ispirare una rivoluzione in un lontano futuro. Scritto dai 3 registi a partire da un romanzo di David Mitchell, Cloud Atlas racconta 5 storie, ambientate in 5 epoche storiche diverse, dal 1800 al 2300, e luoghi diversi ma con gli stessi personaggi a rincorrersi facendo da filo conduttore: il tutto per un “puzzle” cinematografico che spazia tra i generi per raccontare la lotta dell’uomo per la libertà e l’amore.

Tutto centrato attorno all’Atlante delle nuvole, un sestetto che fa da collante musicale al film, il film di Tykwer e Wachowski si costruisce più o meno come una sinfonia, aperto da una “ouverture” che presenta rapidamente i temi e i personaggi che poi si svilupperanno lungo le quasi 3 ore di visione e che cercano per tutta la pellicola di intrecciarsi grazie alla narrazione o al montaggio analogico di Alexander Berner: tema portante dell’intera operazione è la ricerca della libertà e la lotta contro le diverse forme di schiavitù, da quella razziale degli Stati Uniti a quella sessuale, da quella politica a quella religiosa, con un sottofondo mistico che culmine nell’atto creativo, ossia nel sestetto che dà il titolo al film.  Ma Cloud Atlas fa un’incredibile fatica a comunicare allo spettatore il suo filo conduttore, e tradendo l’impostazione a specchio del libro, che faceva di ogni storia il racconto di un personaggio di una storia successiva, si getta con enfasi in un calderone narrativo che frastorna.
Se Mitchell reinventava la lingua di pari passo col procedere del futuro, i Wachowski e Tykwer vedono il cinema come una raccolta di déja vu, di vite e film passati che ritornano come film storico, thriller politico, fantascienza distopica o fantasy messianico: una scelta precisa e in un certo senso coerente al tema dei cicli storici e umani di Cloud Atlas, ma che non toglie la sensazione di pretestuosità che emerge per almeno 2/3 di film. Come detto, il fascino non manca al film, soprattutto all’ambizione di fare un film mondo, alla voglia di gettare ogni resistenza per arrivare sul finale al melodramma più grandioso e universale, ma l’emotività non si addice ai Wachowski o al meccanico – seppure romantico – Tykwer, resta così la valutazione separata dei singoli film, anche interessanti, con la storia ambientata nella Seoul del futuro come racconto migliore, mentre il futuro simil-tribale meno interessante. Ma i personaggi e la messinscena non riescono a dare loro compattezza, coerenza e spessore e se si dice che “Le convenzioni sono un’illusione”, forse non vale per lo script, molto più tradizionale di quanto non appaia, con tutti i trucchetti e le scorciatoie dei film hollywoodiani. Resta così l’impressione di un film che seduce proprio per il suo coraggio nell’andare incontro al suo fallimento, ma anche di una sarabanda di attori che fanno a gara a mascherarsi, costringendo lo spettatore al gioco di riconoscerli: Halle Berry è quella che se la cava meglio, i più curiosi sono Tom Hanks come teppista cockney e Hugh Grant come capo di una tribù cannibale, Jim Broadbent è di un’altra pasta, ma i travestimenti di Hugo Weaving e i frequenti cambi di sesso tra attori e personaggi hanno grotteschi effetti indesiderati. E segnano la delusione per un film che giocando di accumulo e di rimescolamento non catalizza un generico piacere della visione con un concreto amore per il cinema.


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