in questo momento su RadioCinema:

  • Traccia

  • Autore

  • Film

App iPhone | Podcast | Radiofrequenze

Flight

Alcune sequenze memorabili per ritmo e complessità, un grande ritratto psicologico e buone prove recitative segnano il ritorno al live action di Robert Zemeckis. Ma il tutto viene messo a tappeto dalla convenzione del finale.

Scheda film informazioni

SCHEDA FILM: Flight

Trama: Whip Whitaker è un esperto pilota di linea che, in seguito a una catastrofe ad alta quota, riesce miracolosamente a far atterrare il suo aereo, salvando così le vite di quasi tutti i passeggeri a bordo. Subito dopo l’atterraggio Whip viene considerato un eroe, ma con il passare del tempo sono più le domande che le risposte a sorgere riguardo chi fosse realmente responsabile dell’accaduto e cosa successe realmente su quell’aereo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale: Flight
Regia: Robert Zemeckis
Sceneggiatura: John Gatins
Fotografia: Don Burgess
Montaggio Jeremiah O’Driscoll
Musica: Alan Silvestri
Cast: Denzel Washington (Whip Whitaker), Melissa Leo (Ellen Block), Don Cheadle (Hugh Lang), John Goodman (Harling Mays), Nadine Velazquez (Katerina Marquez), Ravi Kapoor (dott. Kenan), E. Roger Mitchell (Craig Matson), Bruce Greenwood (Charlie Anderson), Boni Yanagisawa (Camelia Satou), Kelly Reilly (Nicole), Tamara Tunie (Margaret Thomason)
Anno: 2012
Durata: 134′
Origine: Stati Uniti
Genere: thriller
Produzione: ImageMovers, Paramount Pictures, Parkes/MacDonald Productions
Distribuzione: Universal Pictures
Data di uscita: 24 gennaio 2013

Commenti

commenti

Immagini galleria fotografica
Video trailer e filmati

Trailer italiano
Trailer originale
Recensionescritta da Erminio Fischetti

L’uomo solo contro l’impossibile possibile: Robert Zemeckis riprende uno dei suoi topoi più cari per il suo ritorno al live action dai tempi di Cast Away. E forse questo Flight è proprio con quel film che ha più punti di contatto. Se in quel caso il tema della sopravvivenza aveva una matrice di natura fisica, un uomo rimasto solo per anni su un’isola deserta, un Robinson Crusoe moderno, qui la sopravvivenza assume una connotazione di natura morale e interiore.
Whip Whitaker è un pilota di aerei di linea dedito all’alcol e alla cocaina. Un bel giorno in un volo interno da Orlando ad Atlanta, l’aereo che sta pilotando incappa in una serie di guasti meccanici che senza di lui avrebbero condotto alla morte certa di tutti i passeggeri se non fosse stato per la sua abilità di atterrare con una manovra ingegnosa procurando la morte di sole sei persone (e non di 108). Nessun altro – e gli esperimenti fatti in proposito lo dimostrano – avrebbe saputo o potuto fare di meglio. Ma dove finisce la responsabilità della compagnia aerea per la cattiva manutenzione dell’aereo e dove comincia quella umana di un uomo che in quel momento era ubriaco e drogato? La linea di demarcazione è molto sottile. Perché c’è da dire un’altra cosa: l’uomo è tanto geniale come pilota quanto incapace di smettere di bere e farsi di cocaina. Parte da qui il dubbio morale e la complessità del personaggio protagonista sul quale viene costruito l’intero film, che fra alti e bassi entrerà in contatto con i suoi demoni, sulle sue incapacità di essere umano e sui suoi limiti.

Zemeckis sfaccetta la regia attraverso un inizio scoppiettante che si recinta volontariamente nel cinema d’azione, di quello di classe, curato, nel quale il protagonista si dimena mostrando da perfetto gradasso tutto il suo eroismo di pilota (la lunga sequenza dell’atterraggio è spettacolare e ricca di pathos) per poi distaccarsene inesorabilmente e scivolare nel cinema intimista attraverso un ritratto sempre più dettagliato della figura di Whitaker: un eroe che non è affatto tale e dimostra la sua vera natura che prende forma nel voler evitare a tutti i costi il doversi fare carico delle sue responsabilità, con l’aiuto di un sindacalista e di un avvocato compiacenti. E in tutta una prima lenta, bella, parte del film composta da una spessa costruzione psicologica, il regista e lo sceneggiatore John Gatins sembrano compattare la materia narrativa e quella visiva in un compendio di cinema con tanto di scene da antologia, in particolare nella messa in scena del rapporto dell’uomo con una donna con non meno problemi di lui, esacerbata sin dal principio nella lunga scena del primo incontro fra le scale dell’ospedale nel quale sono ricoverati (lui per le ferite riportate a seguito del disastro aereo, lei per un’overdose quasi fatale); una scena costruita in maniera sottile attraverso un robusto impianto teatrale nel quale i due discutono della vita insieme a un giovane uomo, malato terminale di cancro.

Altrettanto lentamente, però, la complessità di questo assetto narrativo si trasforma in verbosità, la compattezza della regia si ripiega mollemente su se stessa fino ad implodere in un finale che tradisce di punto in bianco, verso la fine, nel climax dell’interrogatorio dell’inchiesta (in un notevole duetto fra Washington e Melissa Leo), l’umano anti-eroismo del protagonista, che pur fra rimorsi sottesi, resta fedele a se stesso nei suoi egoismi, nei suoi abusi, nella sua incapacità di padre, di compagno e di ex marito fino a virare in maniera spericolata in un finale melenso che è la quintessenza del classico happy end americano. E qui vengono a galla tutti i difetti – costanti – del cinema cosiddetto serio di Zemeckis, che lontano dalla sua cornice fantastica, nella quale invece si trova molto più a suo agio (se si escludono gli ultimi due esperimenti animati La leggenda di Beowulf e A Christmas Carol), fa sì che le buone idee di partenza vengano affossate dalle convenzioni più bieche. Il falso eroe così diventa eroe davvero trasformandosi in antieroe: troppo facile, troppo comodo. La saggezza del regista resta così quella di valorizzare al massimo gli interpreti: Denzel Washington, sempre fedele a se stesso, regala una performance asciutta e lineare, Kelly Reilly sembra concentrarsi sulla forma interiore del dolore, ma la sorpresa vera si rivelano le prove di James Badge Dale, il malato di cancro terminale, e Melissa Leo, la moderatrice dell’inchiesta, che con una sola posa riescono a costruire personaggi pieni di vita narrativa. Al contrario irrita John Goodman per il cliché dello spacciatore di cocaina sopra le righe.

ERMINIO FISCHETTI


Commenti

commenti

Commenti

commenti

Colonna Sonora info e playlist
Nessuna colonna sonora per questa scheda
Interviste i protagonisti raccontano

Audiorecensione